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24/11/2017 12:21
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Dimissioni: le ferie non godute vanno pagate

Per la Corte di Giustizia Ue, il lavoratore che lascia il posto ha diritto a un’indennità per le ferie arretrate. Qualunque sia il motivo delle dimissioni.

Il lavoratore che dà le dimissioni ha diritto ad un’indennità per le ferie non godute in toto o in parte. Lo stabilisce una sentenza della Corte di Giustizia Europea, chiamata a pronunciarsi su un caso sollevato da un cittadino austriaco.

La Corte ricorda la direttiva [1] secondo cui ogni lavoratore deve beneficiare di ferie annuali retribuite di almeno quattro settimane.

Questo costituisce, secondo i magistrati, un principio “particolarmente importante del diritto sociale dell’Unione, riconosciuto ad ogni lavoratore, indipendentemente dal suo stato di salute”.

Quest’ultimo aspetto non è trascurabile. Perché se, al momento di andare in pensione, un lavoratore fa due conti e vede che non ha usufruito di tutte le ferie annuali a causa di una malattia, anche quei giorni di ferie devono essere retribuiti.

Le ferie arretrate, dunque, vanno pagate quando il dipendente lascia il suo posto di lavoro per qualsiasi motivo e qualunque sia il numero dei giorni di ferie ancora da godere. La Corte vuole, in questo modo, garantire che ad ogni cittadino venga riconosciuto il proprio diritto a quelle ferie: se non ha avuto modo di goderle, se le troverà nella liquidazione.

Per la Corte Europea, il diritto alle ferie ha una duplice finalità; quella di consentire al lavoratore di sospendere i suoi compiti e beneficiare di un periodo di relax e di svago.

Inoltre, viene rilevato dai magistrati che la direttiva non impedisce agli Stati membri dell’Unione di concedere ai dipendenti un periodo annuale di ferie retribuite superiore al minimo di quattro settimane. Ogni singola nazione può, pertanto, concedere al lavoratore l’indennità anche per quel periodo di ferie non goduto che eccede dal minimo di quattro settimane.

 

Il calcolo delle ferie non godute

I contratti di categoria prevedono mediamente 26 giorni di ferie l’anno. Quindi, il lavoratore ha diritto a circa 2,16 giorni o 17,33 ore di ferie al mese. Il lavoratore può goderne la metà in modo consecutivo (due settimane di fila, per intenderci). L’altra metà può essere frazionata durante l’anno. Azienda e dipendente possono mettersi d’accordo su come e quando fruire delle ferie arretrate in base alle esigenze delle due parti.

Il monte ore di ferie non godute viene segnalato sulla busta paga. Anche se la quantità di giorni ancora da fruire fosse notevole, le ferie residue non possono essere pagate durante il rapporto di lavoro, nemmeno con un accordo tra le parti [2].

Il calcolo dell’indennità per ferie non godute dipende dal numero di mesi lavorati e dal numero di giorni di ferie già goduti. Nel mese di conclusione del rapporto di lavoro, nella busta paga, deve esserci il pagamento delle ferie residue. Se così non fosse, bisogna rivendicare il pagamento tramite una lettera che interrompa il termine della prescrizione di 10 anni e, in un secondo momento, rivolgersi ad un avvocato per avviare un ricorso giudiziario. In tal caso spetteranno al lavoratore anche gli interessi legali e la rivalutazione monetaria maturata. In alcuni casi è possibile ottenere un decreto ingiuntivo per il pagamento.

L’indennità sostitutiva delle ferie non godute non deve essere assoggettata a Irpef. Secondo la Commissione Tributaria del Lazio [3] il compenso per le ferie non godute rappresenta un risarcimento del danno alla salute per mancata fruizione di riposi e ferie. Inoltre, il TUIR [4] stabilisce che sono imponibili le indennità conseguite a fronte di effettive perdite di reddito, cioè di lucro cessante. Ma non delle indennità mirate a riparare un danno senza effettivo incremento di reddito, cioè il danno emergente.

Allegati:
Sentenza 20 Luglio 2016[Dimissioni: le ferie non godute vanno pagate]
 

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