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21/11/2017 11:07
Home Articoli ECONOMIA E FISCO Fondo di solidarietà, i Comuni virtuosi restano penalizzati

Fondo di solidarietà, i Comuni virtuosi restano penalizzati

di Luca Antonini e Ettore Jorio

Il principio "vedo, pago, voto", che aveva animato la riforma del federalismo fiscale, è ormai un lontano ricordo. Dal governo Monti in poi, con l'invenzione della compartecipazione dello Stato all'Imu, l'autonomia finanziaria dei Comuni è sempre più scivolata su un piano inclinato: il legislatore assomiglia a un apprendista stregone che, dopo continui e incessanti interventi di modifica (superano ormai la ventina), ha perso il controllo del sistema.

Lo dimostra la crescente complessità della disciplina normativa del Fondo di solidarietà comunale (Fsc), in relazione al quale sono stati recentemente pubblicati il decreto di riparto del Fsc 2016 (10 giugno) e la nota metodologica sulle capacità fiscali (13 maggio). Entrambi sono inquinati da una normativa troppo complessa e ingarbugliata, ma anche da una grossolana iniquità che penalizza i Comuni virtuosi. In particolare, la nota metodologica assume – per la determinazione delle relative capacità fiscali – il gettito standard dell'Imu sulla base dei dati catastali aggiornati all'anno 2013.

Lo scostamento dei dati catastali

È fatto noto, tuttavia, che in moltissimi Comuni i dati catastali sono distanti dai veri valori di mercato, per cui i contribuenti con un'alta capacità contributiva reale sono tassati su una base imponibile sottostimata. In alcuni Comuni invece, grazie a un processo continuo di rivalutazione dei valori catastali, questi sono ormai prossimi ai valori di mercato, a tutto vantaggio dell'equità fiscale.

Dal Rapporto Omi 2014 si evince, ad esempio, che le quotazioni medie di mercato degli immobili di Padova sono inferiori a quelle degli immobili di Verona. Eppure le rendite catastali di Verona, dove non sono stati aggiornati i valori catastali riclassificando come abitazioni civili quelle economiche, sono inferiori a quelle di Padova (perché qui, invece, molti immobili sono stati spostati nella classe A/2). La nota metodologica considera solo il tax gap derivante dall'evasione fiscale, ma non quello del gap tra valori Omi e rendite catastali. In questo modo attribuisce al Comune di Padova una capacità fiscale pro capite (848,43 euro) nettamente superiore a quella attribuita al Comune di Verona (747,24 euro).

Capacità fiscali e fabbisogni standard

Siccome per l'esercizio in corso il 30% del Fondo di solidarietà comunale è distribuito in base alle capacità fiscali e ai fabbisogni standard (peraltro quest'anno non approvati con decreto e quindi non pubblicati in Gazzetta Ufficiale, come invece richiede l'articolo 6 del Dlgs 216/2010), un Comune nel quale sia stato attuato un processo virtuoso di aggiornamento dei valori catastali viene assurdamente penalizzato e dunque costretto a perequare – dato il carattere orizzontale del Fsc – a favore di Comuni, potenzialmente "ricchi" in termini analoghi o maggiori, ma risultanti "poveri", solo perché in essi tale processo non è stato attuato. Tale effetto distorsivo era stato segnalato dall'onorevole Simonetta Rubinato (Pd) nell'ambito dei lavori della commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale (il 7 aprile scorso), suggerendo di eliminare «la penalizzazione ai danni dei Comuni che hanno comunque proceduto ad un aggiornamento delle rendite». Ma il suggerimento è rimasto lettera morta.

Ciò a riprova che l'ordinamento incentiva i Comuni a non promuovere aggiornamenti catastali e a mantenere l'iniquità fiscale nei territori di riferimento.

 

 

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