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22/11/2017 21:16
Home Articoli ECONOMIA E FISCO Leciti i finanziamenti a fondo perduto del Comune se sono utili alla collettività

Leciti i finanziamenti a fondo perduto del Comune se sono utili alla collettività

di Michele Nico

La delibera della Corte dei conti Piemonte n. 77/2016/PAR

Nulla vieta al Comune di effettuare attribuzioni patrimoniali a soggetti terzi, ove queste siano necessarie per conseguire i fini istituzionali dell'ente locale: così rammentano i giudici della Corte dei conti, sezione di controllo per il Piemonte con la delibera n. 77/2016/PAR del 30 giugno scorso (vedi anche il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 13 luglio).

 


Quando infatti l'erogazione di risorse pubbliche si realizza con tali modalità, il relativo finanziamento, anche se a fondo perduto, non depaupera affatto il patrimonio comunale, in considerazione dell'utilità che l'ente o la collettività ricavano dallo svolgimento del servizio di interesse pubblico effettuato dal soggetto che riceve il contributo.

Ne deriva che se l'azione amministrativa è intrapresa per soddisfare le esigenze della collettività in coerenza con la mission istituzionale dell'ente, in tale frangente si prefigura un interesse generale che autorizza il Comune all'impiego di fondi in favore di soggetti terzi, pubblici o privati che siano.

Le spese per sponsorizzazioni

La sezione Piemonte si esprime in questi termini per fornire riscontro al quesito posto da un sindaco che, nell'ambito della programmazione culturale dell'ente, intenderebbe promuovere una mostra organizzata da una fondazione, non solo concedendo il patrocinio all'iniziativa, ma anche mettendo a disposizione gli spazi comunali ed erogando un contributo, a parziale copertura delle spese di allestimento.

Al collegio viene chiesto un parere sulla legittimità di un siffatto intervento comunale, anche in rapporto all'articolo 6, comma 9, del Dl n. 78/2010, convertito in legge 122/2010, che fa divieto alle amministrazioni pubbliche di effettuare spese per sponsorizzazioni.

A margine di quest'ultimo richiamo, è inutile dirlo, sta il sottile rilievo secondo cui, da un certo punto di vista, l'erogazione di un contributo pubblico a favore di un terzo per organizzare un'iniziativa sul territorio potrebbe configurarsi come un'attività di sponsor per promuovere l'immagine dell'ente, e ricadere così nel divieto posto dal Dl 78/2010.

La giurisprudenza contabile ha però da tempo messo in chiaro alcuni punti fermi per orientare l'azione amministrativa nell'ambito di una materia che, oggettivamente, non si presta a una facile gestione da parte dell'ente locale.

Su questo punto giudici piemontesi richiamano un parere della sezione Lombardia (delibera n. 248/2014/PAR) per ribadire un'interpretazione restrittiva del suddetto divieto, che ricorre soltanto nei casi in cui si intenda promuovere apertamente l'immagine dell'ente pubblico, ma non anche allorquando la Pa sostenga con aiuti finanziari le iniziative di soggetti terzi, riconducibili ai fini istituzionali dell'ente.

La coerenza con le finalità della Pa è sempre un aspetto importante e dirimente, come del resto insegna una massima storica della Corte dei conti – lontana nel tempo, ma tuttora valida – a mente della quale «le competenze generali del Comune trovano un limite nelle esigenze di carattere locale e, in particolare, la capacità di intervento sul territorio dell'ente locale non può estendersi alle materie di competenza di altro Ente pubblico o dello Stato e, ove ciò si verifichi, si realizza un nocumento per l'Ente stesso in quanto l'utilizzo di risorse destinate per bilancio a determinate finalità, in materia difforme dalle previsioni, impedisce il perseguimento dei fini previsti ovvero la realizzazione di economie di esercizio» (Corte dei conti, sezione I, n. 300/1991).

Il vantaggio economico

Con riferimento poi alla concessione degli spazi comunali per realizzare la mostra in programma, è poi il caso di rammentare che la concessione in uso gratuito di un bene immobile, facente parte del patrimonio disponibile, va qualificata in termini di attribuzione di un "vantaggio economico" a favore di un terzo, ancorché la disciplina codicistica del contratto di comodato ponga a carico del comodatario le spese per l'utilizzo del bene, con l'effetto che tale concessione è sempre soggetta alle procedure amministrative di cui all'articolo 12 della legge 241/1990, in materia di provvedimenti attributivi di vantaggi economici.

Il parere dei giudici Inquadrata la fattispecie nell'ambito di tali principi, la magistratura contabile ha rilevato in più occasioni che non esiste una norma che ponga un divieto di concessione in uso gratuito di beni del patrimonio disponibile dell'ente (ex multis: sezione Lombardia, delibera n. 349/2011/PAR. Ovviamente resta a carico dell'ente l'onere di evidenziare, nell'esercizio della sua valutazione discrezionale, le finalità pubblicistiche da perseguire con l'erogazione di vantaggi economici di qualsiasi natura a favore dei terzi. Ferma restando la necessità di rispettare le debite avvertenze, il parere è comunque confortante e rasserena gli animi in ordine alla possibilità di impiegare risorse pubbliche a favore dei terzi che organizzino eventi a beneficio del territorio, nonché coerenti con la mission della pubblica amministrazione.

 

 

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