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18/11/2017 02:07
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Attività edilizia libera (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380)

Attività edilizia libera (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380)

Rassegna di Franco Giuseppe Nappi

D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia.

Art. 6 - Attività edilizia libera

comma 2. Nel rispetto dei medesimi presupposti di cui al comma 1, previa comunicazione, anche per via telematica, dell’inizio dei lavori da parte dell’interessato all’amministrazione comunale, possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo i seguenti interventi:

omissis…..

lettera b): le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni.

 

«La precarietà dell’opera, che esonera dall’obbligo del possesso del permesso di costruire, postula un uso specifico e temporalmente limitato del bene (nella specie, chiosco bar prefabbricato) e non la sua stagionalità, la quale non esclude la destinazione del manufatto al soddisfacimento di esigenze non eccezionali e contingenti, ma permanenti nel tempo» (C. Stato, sez. IV, 22 dicembre 2007, n. 6615).

Il connotato della precarietà dell’opera non dipende, quindi, dalla natura dei materiali adoperati e dalla facilità della rimozione, ma dalla provvisorietà oggettiva dei bisogni che essa è destinata a soddisfare (concreta destinazione – desunta non dalla mera intenzione del costruttore, ma dalle caratteristiche strutturali e funzionali del manufatto – a sopperire ad una specifica necessità, contingente e temporanea, e ad essere poi prontamente rimosso).

Non possono considerarsi precarie le opere stagionali, poiché esse non sono destinate al soddisfacimento di esigenze eccezionali e contingenti, avendo invece una funzione permanente nel tempo.

Rilevante, altresì, pronunciamento del Consiglio di Stato in materia di posizionamento di “case mobili” e altre strutture precarie.

Cons. Stato, sez. III, 12 settembre 2012, n. 4850 ha, infatti, statuito che è necessario valutare l’aspetto della permanenza nel tempo, anche in assenza del requisito dell’immobilizzazione al suolo e della presenza di collegamenti a eventuali sottoservizi (fognature, energia elettrica, gas, ecc.). Secondo la giurisprudenza prevalente, anche i posizionamenti di “case mobili” sono considerati interventi di “nuova costruzione”, qualora “non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee” (art. 3, comma 1°, lettera e.5, del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.), soprattutto se allacciati alle reti di urbanizzazione (fognature, elettricità, gas, ecc.) e sono soggetti in via generale al preventivo rilascio del permesso di costruire (art. 10 L del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.).

 

 

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