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18/11/2017 10:59
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Il posto auto realizzato con materiali pesanti e ancorato al suolo non è «gazebo» e necessita la Scia

Il posto auto realizzato con materiali pesanti e ancorato al suolo non è «gazebo» e necessita la Scia

Tar Emilia Romagna, sez. II, con la sentenza n. 612 del 21 giugno 2016

La struttura che sia stata realizzata dal privato con materiali pesanti, quali il ferro ed il legno, che non sia facilmente amovibile e per fornire ombra all'auto, non può essere considerata né un gazebo né un pergolato, bensì quale opera che, al pari di un piccolo box auto, determina un incremento dei volumi. In quanto tale non può fruire del regime dell’attività edilizia libera, ma necessita di una segnalazione certificata di inizio attività (Scia) ai sensi del combinato disposto dagli articoli 22, commi 1 e 2, e 37 comma 1 del Dpr n. 380/2001, “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”.

 

Secondo l’articolo 22, commi 1 e 2, del Dpr 380, in materia edilizia sono realizzabili mediante Scia: - gli interventi non subordinati a permesso di costruire elencati dall’articolo 10 dello stesso Testo unico e quelli che godono del regime dell’attività edilizia libera così come tassativamente previsti dall’articolo 6 dello stesso TU, a patto che ambedue le tipologie di opere siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia (comma 1);

- le varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell'edificio sottoposto a vincolo e non violano le eventuali prescrizioni contenute nel suddetto titolo abilitativo (comma 2).

La ratiodella norma è quella di far sì che il permesso di costruire sia necessario in tutte le ipotesi in cui il singolo intervento cagioni un'incidenza sull'assetto complessivo del territorio, di entità e impatto tali da produrre un apprezzabile trasformazione urbanistica o edilizia. Qualora gli interventi edilizi realizzabili con il regime agevolato appena descritto siano effettuati in assenza di Scia od in difformità della stessa, l'articolo 37, comma 1, del Dpr n.380/2001, prevede che il trasgressore sia sottoposto alla sanzione pecuniaria pari al doppio del valore venale dell'opera conseguente alla realizzazione degli interventi stessi e comunque in misura non inferiore a 516,00 euro. Ai sensi poi del comma 4 del medesimo articolo 37 si ha, in via residuale, che “ove l'intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dell'intervento, sia al momento della presentazione della domanda, il responsabile dell'abuso o il proprietario dell'immobile possono ottenere la sanatoria dell'intervento versando la somma, non superiore a 5.164,00 euro e non inferiore a 516,00 euro, stabilita dal responsabile del procedimento in relazione all'aumento del valore dell'immobile valutato dall'agenzia del territorio”. È questo il principio della cosiddetta doppia conformità. Non è invece prevista la rimozione o la demolizione dell'opera prevista dall'articolo 31 del Dpr n. 380/2001, fatta eccezione per l'ipotesi di insistenza della stessa su area vincolata. Occorre sottolineare come, in linea generale, il gazebo e il pergolato costituiscono una struttura aperta sia nei lati esterni sia nella parte superiore e sono destinati a creare ombra, mentre la tettoia può essere utilizzata anche come riparo e aumenta l'abitabilità dell'immobile. La costante giurisprudenza precisa poi che ai fini edilizi si intende per pergolato un manufatto avente natura ornamentale realizzato in struttura leggere di minimo peso, facilmente amovibile in quanto privo di fondamenta, che funge da sostegno per piante rampicanti, attraverso le quali realizzare riparo e/o ombreggiatura di superfici di modeste dimensioni (Tar Puglia, Bari, sez. III, sentenza n. 803 del 22 maggio 2013). Viceversa, le tettoie sono strutture che vengono apposte a parti di edifici preesistenti come strutture accessorie di protezione e/o di riparo di spazi liberi in quanto non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito ed ordinariamente sottratte al regime del permesso di costruire allorché la loro conformazione e le loro dimensioni ridotte rendono evidente la loro finalità di arredo o di riparo e protezione della struttura fissa cui accedono. Queste stesse strutture abbisognano invece del permesso di costruire allorquando le loro dimensioni sono di entità tale da arrecare una visibile alterazione dell'edificio o alle parti dello stesso su cui vengono inserite (Tar Campania, Napoli, sez. IV, 10 febbraio 2016, n. 754).

Il discrimine per l’individuazione della ricorrenza dell’una (gazebo) piuttosto che dell’altra (tettoia) struttura e la conseguente sottoposizione al diverso regime giuridico abilitativo è incentrato sui seguenti elementi:

- dimensioni ornamentali e modeste piuttosto che di copertura del veicolo e significative;

- leggerezza piuttosto che pesantezza della struttura realizzata;

- amovibilità anziché non rimovibilità della struttura in esame;

- susseguente aumento dei volumi di contro all'immodificabilità degli stessi.

L’argomento proposto dal ricorrente non è stato accolto dal Tar che ha pertanto respinto il ricorso, osservando che la struttura oggetto di controversia non ha natura precaria, è ancorata al suolo ed è destinata alla stabile permanenza nel tempo, poiché costituisce una nicchia con elementi anche in muratura e, quindi, avendo il ricorrente realizzato una superficie utile con funzione permanente di posto auto avrebbe dovuto presentare la Scia, a cui non ha mai provveduto come correttamente rilevato dal provvedimento impugnato e, ancor prima, dal verbale della Polizia municipale che ha accertato l’abuso edilizio.

Ciò, sulla base del diffuso orientamento giurisprudenziale, secondo il quale “(…) può considerarsi un semplice pergolato (…) solo quel manufatto realizzato in struttura leggera di legno che funge da sostegno per piante rampicanti o per teli, idonea a realizzare in tal modo una ombreggiatura di modeste dimensioni, distinte da un uso del tutto momentaneo (…) laddove - al contrario - va qualificata come un intervento i nuova costruzione la realizzazione di una struttura di importanti dimensioni, ancorché contraddistinta da materiali leggeri quali legno e ferro, che rendono la stessa solida e robusta e che fanno desumere una permanenza prolungata nel tempo del manufatto stesso” (Tar Campania, Napoli, sez. IV, 14 maggio 2012, n. 2204).

 

 

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