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20/11/2017 18:11
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Riforma Delrio, legittimi anche i tagli automatici agli organici

Riforma Delrio, legittimi anche i tagli automatici agli organici

di Paola Rossi

La Corte costituzionale - con la sentenza n. 159/16, depositata ieri- fa salva la Stabilità 2015 dove, in attuazione della riforma Delrio, stabilisce i tagli di personale delle Province e delle Città metropolitane attraverso la previsione di misure fisse, delle regole della loro riallocazione e della possibilità di avvalimento da parte di Regioni e Comuni. La pronuncia prende spunto dai ricorsi di quattro Regioni: Campania, Lombardia, Puglia e Veneto, che ritengono che sulla materia il Legislatore statale abbia invaso la competenza legislativa a esse riservata dalla Costituzione.

Il centro della contestazione


Fondamentalmente nei ricorsi si sostiene che la legge di stabilità 190/2014 avrebbe fissato una normativa che rientrerebbe nella materia «organizzazione amministrativa degli enti locali», che è invece affidata alla competenza legislativa residuale delle Regioni: in quanto esula dalla competenza esclusiva, affidata allo Stato dalla lettera p) del secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione, sull'individuazione delle funzioni fondamentali di Città metropolitane, Province e Comuni.

Secondo i ricorrenti anche a voler ricondurre la Stabilità 2015 nell'alveo legittimo del «coordinamento della finanza pubblica», travalicherebbe comunque i propri limiti «essendo priva del carattere della transitorietà e comprendendo precetti di dettaglio, con violazione del terzo comma dell'art. 117 Cost.».

Il ragionamento della Consulta

La Corte costituzionale ha ritenuto non fondate o inammissibili le questioni sollevate, con un'interpretazione normativa sostenuta anche da argomenti che danno rilevanza alla situazione di fatto, cioè le difficoltà del passaggio a un nuovo assetto per raggiungere la piena entrata a regime della riforma. Un rilievo fattuale che richiama alle proprie responsabilità anche le stesse Regioni. Infatti, in molte non hanno rispettato il termine di adozione dei provvedimenti che dovevano individuare le funzioni non fondamentali attribuite alle Province. E, inoltre le varie leggi regionali adottate in tempi diversi hanno solo in alcuni casi provveduto a definire il quadro di riordino delle funzioni mentre in altri ne hanno addirittura demandato la conclusione a successivi provvedimenti. Afferma quindi la Consulta che di fronte a tale situazione il Legislatore nazionale ha ritenuto necessario intervenire con le disposizioni contestate proprio per imprimere «una spinta acceleratoria» al compimento della riforma e per assicurare l'«uniformità dei nuovi assetti istituzionali». La Consulta arriva a ricordare alle Regioni che, anzi, il Legislatore statale ha scelto di non avvalersi del potere sostitutivo (previsto dal comma 95 dell'articolo 1 della legge Delrio 56/2014) limitandosi a porre solo dei "paletti" sulla nuova aggregazione delle funzioni. Ammette però la Corte che ciò ha «indubbiamente» comportato la riduzione della sfera decisionale delle Regioni assegnata dalla stessa legge 56/2014 e poi dal Dpcm 26 settembre 2014 (anche se quest'ultima, tra l'altro, non è disciplina vincolante per le Regioni come ritenuto nei ricorsi).

Lo scenario

Conclude poi la Corte ricordando che il potere di intervento delle Regioni, sull'individuazione delle funzioni non fondamentali e relativa allocazione, è comunque assicurato proprio dal comma 427 dell'articolo 1 della Stabilità 2015 posta all'indice. La norma, infatti, prevede che a conclusione del processo di ridistribuzione del personale, le stesse Regioni potranno affidare le funzioni non fondamentali alle Città metropolitane, alle Province e agli altri enti locali tramite apposite deleghe e convenzioni, disponendo contestualmente l'assegnazione del relativo personale. Non viene perciò incisa la possibilità per le Regioni di scegliere quali funzioni assegnare alla sede istituzionale che ritengano più opportuna nonostante dovranno assumersene l'onere finanziario per il costo del personale necessario al loro esercizio.

 

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