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21/11/2017 18:20
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Baratto amministrativo e apertura dei giudici contabili sui crediti extratributari a residui

Baratto amministrativo e apertura dei giudici contabili sui crediti extratributari a residui

di Vincenzo Giannotti
direttore di www.bilancioecontabilita.it


Sulla questione, le regole, i limiti e le possibilità di una proficua utilizzazione del baratto amministrativo, interviene un nuovo parere della magistratura contabile.

Si tratta della Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, con la deliberazione n.172, depositata in data 24/6/2016, a testimonianza dell’interesse sulla citata materia.

 

Rilevano, infatti, i magistrati contabili lombardi come la facoltà di rinunciare parzialmente o di definire in modo agevolato la riscossione delle entrate è tema che investe, nell’attualità, numerose amministrazioni locali, che da un lato incontrano notevoli ostacoli nel riscuotere le entrate presso talune fasce della cittadinanza e, dall’altro, intendono adottare sistemi solidaristici per attenuare il disagio sociale causato dalle precarie condizioni economiche, senza ridurre l’erogazione generalizzata dei servizi.

I punti fermi dei magistrati contabili sui crediti tributari
In merito alle agevolazioni tributarie, anche il Collegio contabile lombardo concorda con quanto sulla questione evidenziato da altra magistratura contabile (Sezione Emilia Romagna Deliberazione n. 27/2016/PAR del 23 marzo 2016), ampliandone i contenuti a fronte del nuovo intervento legislativo sul Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 50/2016), nel quale l’area di intervento in materia di contratti pubblici di partenariato sociale, riguarda anche i servizi strumentali, le iniziative culturali e il recupero di beni pubblici con i quali l’utilità retrocessa dall’amministrazione per la prestazione eseguita non preveda lucro, bensì riduzione o esenzione di tributi corrispondenti all’attività svolta dal privato o dall’associazione, in funzione dell’utilità che ne deriva alla pubblica amministrazione locale. Precisata la obbligatoria regolamentazione sulle modalità applicative da parte dell’ente locale, resta ferma l’impossibilità da parte dell’amministrazione di estendere le citate agevolazioni ai debiti tributari pregressi confluiti nei residui attivi dell’ente.

Possibile apertura sui crediti extratributari
Diverso è invece il discorso in presenza di crediti vantati dal Comune di natura extratributaria, ossia connessi con l’erogazione di servizi pubblici o di prestazioni a domanda individuale, in quanto si è in presenza di crediti disponibili essendo gli stessi collegati alla capacità generale dell’ente locale. A conforto della piena capacità di diritto privato dell’ente locale, vi è il principio normativo inciso nell’art.1 comma 1-bis della legge 7 agosto 1990 n.241, secondo cui “la pubblica amministrazione, nell’adozione di atti di natura non autoritativa, agisce secondo le norme del diritto privato, salvo che la legge non disponga altrimenti”. L’assunto trova omologa copertura costituzionale nel disposto dell’art. 118 Cost. che ha introdotto i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza nell’attribuzione delle funzioni amministrative alle autonomie locali. Va precisato, tuttavia, come non rientrino in tale novero i crediti iscritti a bilancio dell’ente locale che, pur configurandosi extra tributari, siano qualificati indisponibili dalla legge o siano destinati, in tutto o in parte, ad altro ente pubblico o allo Stato. Pertanto, l’ente locale al pari di ogni soggetto di diritto comune, gode dell’autonomia privata ai sensi dell’art.1321 c.c., intesa come capacità di costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici di tipo patrimoniale, ovvero di porre in essere atti negoziali atipici (art.1322 c.c.), purché con causa lecita e meritevole di tutela.
In tale contesto, evidenzia il Collegio contabile, non esiste alcuna norma specifica di divieto, unitamente alla carenza di una previsione legislativa speculare all’art. 190 del d.lgs. 50/2016, con possibile applicazione, alla tematica in esame, del principio generale previsto dall’art. 1 comma 1 bis della legge 241/1990, laddove il credito dell’ente locale rivesta natura extra tributaria, salva la qualificazione dell’entrata extra tributaria come indisponibile e salva la previsione legale della sua destinazione, in tutto o in parte, ad altro ente pubblico o allo Stato. Tuttavia, la libera disponibilità da parte dell’amministrazione locale, è pur sempre soggetta alle regole di contabilità pubblica (r.d. n.2440/1923 e r.d. n. 827/1924), alle norme in tema di enti locali (art. 204 T.U.E.L.), ai principi dell’evidenza pubblica nella formazione dei contratti e alle discipline comunitaria e nazionale in materia di appalti pubblici (d.lgs. 50/2016), particolarmente rispettose dei profili della procedura selettiva nella scelta dei soggetti ammessi alle agevolazioni, della parità di trattamento di medesime situazioni soggettive, della trasparenza dell’azione amministrativa, della forma scritta ad substantiam di ogni contratto stipulato dalla pubblica amministrazione, della non discriminazione.
Precisato quanto sopra, continua il Collegio contabile, la gestione delle entrate extra tributarie soggiace, al pari delle altre entrate, ai principi in tema di equilibri e di vincoli di bilancio, affinché sia scongiurato il rischio di diminuzione di entrate derivante da politiche espansive sul baratto amministrativo, il quale deve essere concepito quale strumento sussidiario e complementare per assicurare forme di partenariato sociale, nel rispetto della salvaguardia dei vincoli e degli equilibri finanziari dell’ente locale. In questo caso la disciplina del baratto amministrativo, riguardante la compensazioni con le proprie entrate extratributarie, potrà avvenire nel rispetto dei seguenti principi:
Preventiva definizione degli ambiti di applicazione tipizzati;
forme compensative per l’adempimento di debiti extra tributari, basate sulla sostituzione della prestazione personale in luogo del pagamento dell’originaria obbligazione pecuniaria;
attività personale sostitutiva su base volontaria al servizio della collettività di riferimento;
quantificazione in termini monetari della prestazione sostitutiva dovrà essere predeterminata e congruamente correlata alla natura dell’attività da svolgere, secondo criteri obiettivi riferibili alla durata della prestazione (oraria o giornaliera) o al risultato da raggiungere, con previsione degli oneri riflessi, anche di tipo assicurativo e antinfortunistico;
attivazione di strumenti di controllo necessari ad assicurare che la prestazione sostitutiva sia effettivamente eseguita e/o che il risultato prefissato sia completamente raggiunto, prima di procedere alla contabilizzazione dell’utilitas a sgravio, compensazione o riduzione del credito extra tributario;
predisposizione di appositi bandi pubblici che, sotto il profilo soggettivo, individuino aprioristicamente i beneficiari ammessi alle prestazioni sostitutive secondo criteri neutrali, idonei a graduare le situazioni di disagio sociale (ad es. mediante certificazione ISEE) o di difficoltà economica derivante da eventi non colposi (ad es. morosità incolpevole per perdita di attività lavorativa); e che, sotto il profilo oggettivo, delimitino gli ambiti, i tempi e i modi di resa dell’attività socialmente utile o del servizio.
Se vengono seguiti i sopra indicati principi, gli enti locali potranno utilizzare legittimi strumenti di riscossione agevolata mediante riduzione e, in ultima analisi, esenzione dal pagamento del credito extra tributario anche pregresso, inibito quest’ultimo nel caso di crediti di natura tributaria.

 

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