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25/11/2017 00:58
Home Articoli L'ESPERTO RISPONDE Mancato adeguamento degli oneri di urbanizzazione

Mancato adeguamento degli oneri di urbanizzazione

QUESITO:

Fino a che punto si estende la responsabilità del tecnico comunale, nella specie di dirigente edilizia privata, nel caso di mancato adeguamento degli oneri di urbanizzazione?

RISPOSTA:

Fin dal 1942 il legislatore ha affermato la necessità di contribuzione del richiedente un permesso di costruire in relazione al maggior carico urbanistico susseguente ad una nuova costruzione. La materia è stata disciplinata compiutamente per la prima volta con la legge nr. 10 del 1977 e infine nel dlgs 380 del 2001.

L’art. 16 dell’articolato normativo prevede l’obbligo di adeguamento quinquennale degli importi sulla base di una legge regionale.

E’ indubbio che la competenza nello stabilire l’onere degli importi, le modifiche e gli adeguamenti spetti al consiglio comunale, trattandosi di atti di competenza del supremo organo di indirizzo politico dell’ente.

E’ controverso, viceversa, stabilire il soggetto cui spetti l’onere di informare il consiglio della necessità di adeguamento.

Al riguardo, si può sostenere, con le cautele del caso, che detto onere non graviti sul responsabile dell’UTC, bensì sul responsabile dell’ufficio tributi e dell’ufficio finanziario. In materia di costo di costruzione e di oneri concessori, il fatto che la controversia relativa non sia devoluta alle Commissioni tributarie, ma al TAR, non è dirimente per escluderne la natura tributaria.

Innanzitutto perché la devoluzione al TAR è espressione della “giurisdizione esclusiva” in determinate materie conosciuta al nostro ordinamento.

In secondo luogo perché il costo di costruzione non è una controprestazione che la parte fa alla amministrazione, ma una somma che si versa per ottenere dei servizi nella zona di destinazione. Se queste è vero, allora, la determinazione dell’importo e la modifica non spetta al tecnico comunale, ma al responsabile dell’ufficio tributi in prima battuta, e al responsabile del servizio finanziario (i cui compiti sono elencati, tra l’altro, nell’art. 153 del TUEL) in sede di elaborazione dei bilanci preventivi dell’ente.

Che si tratta di materia di carattere economico finanziario e non tecnico è comprovato anche dalla necessità di relativo controllo da parte dei revisori dell’ente, come testimoniato dall’art. 239, comma 2, lett. c) del TUEL, in base al quale spetta ai revisori:

c) la vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione relativamente all'acquisizione delle entrate, all'effettuazione delle spese, all'attività contrattuale, all'amministrazione dei beni, alla completezza della documentazione, agli adempimenti fiscali ed alla tenuta della contabilità; l'organo di revisione svolge tali funzioni anche con tecniche motivate di campionamento;

Come emerge dal tenore della norma, il controllo dei revisori è, per così dire, “a 360 gradi”, investendo tutte le entrate dell’ente, tributarie ed extra.

 

 

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