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21/11/2017 18:23
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Ancora uno stop al divieto dei Comuni sulle antenne di telefonia mobile

Ancora uno stop al divieto dei Comuni sulle antenne di telefonia mobile

di Mauro Calabrese

Gli strumenti di pianificazione urbanistica dei Comuni, attraverso la disciplina localizzativa e il procedimento autorizzatorio, non possono arrivare a vietare indiscriminatamente l’installazione di impianti di telefonia mobile sull’intero territorio comunale, dovendo tenere conto, oltre ai limiti di legge statale all’esposizione della popolazione alle emissioni elettromagnetiche, anche della necessità di assicurare i livelli essenziali delle prestazioni del servizio pubblico, garantiti su tutto il territorio nazionale.

La sentenza

Nel caso deciso dal Consiglio di Stato, Sezione III, sentenza n. 5260 del 17 novembre 2015, il Collegio, confermando la decisione di primo grado emessa dal Tar Puglia a favore di una primaria multinazionale della telefonia, ha respinto il ricorso presentato dalla Amministrazione comunale avverso l’annullamento del piano regolatore e del conseguente regolamento comunale, disciplinanti l’installazione e l’esercizio dei sistemi di apparecchiature generatrici di campi elettromagnetici non ionizzanti.

 

Per i Giudici amministrativi sono illegittimi i provvedimenti comunali di pianificazione urbanistica che, incidendo sull’iter autorizzativo e sulla localizzazione degli impianti, attraverso l’introduzione di divieti o limitazioni generalizzate, non tengono conto delle esigenze tecniche dei gestori del servizio di telefonia mobile affinché sia sempre garantita, sull’intero territorio comunale, l’integrale copertura del servizio, limitandone il posizionamento in delimitate e specifiche aree.

Il regolamento comunale

Come nel caso deciso, invero, il Comune ha in definitiva introdotto una regolamentazione di carattere generale, attraverso l’indicazione della distanza minima degli impianti da realizzare rispetto ad alcune tipologie di immobili, senza, al tempo stesso, individuarli specificamente, prevedendo l’esclusione dalla localizzazione di qualunque antenna di telefonia mobile all’interno delle aree del centro storico ad elevata densità edilizia ed abitativa, di quelle residenziali e di completamento, nonché di quelle destinate ad attrezzature e servizi d’interesse generale ed insediamenti produttivi e, inoltre, delle aree destinate ad uso prevalentemente residenziale caratterizzate da significativa densità edilizia ed abitativa.

Come chiaramente desumibile da tale generica elencazione, priva di specifica tipizzazione come di una indicazione della relativa estensione, ai fini della declaratoria di illegittimità del regolamento, risultano del tutto incerti e immotivati i criteri di localizzazione degli impianti selezionati dall’Amministrazione comunale, col risultato di confinarne l’installazione alle aree destinate ad insediamenti produttivi e terziari, superando i limiti delle proprie competenze locali, come imposti dalla Costituzione e dalla legislazione statale d’interesse nazionale.

La Costituzione

Ricordano i Giudici amministrativi che, in materia di inquinamento elettromagnetico, data la natura trasversale e costituzionalmente protetta della materia della tutela dell’ambiente, secondo l’insegnamento della Corte costituzionale, non si verte solamente in materia riservata alla competenza esclusiva dello Stato, ai sensi dell’articolo 117, comma 2, lett. s, Cost., in materia di “tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali”, legittimando l’intervento concorrente o residuale delle Regioni.

All’interno del perimetro della competenza dello Stato a definire standard di protezione ambientale uniformi e operativi su tutto il territorio nazionale, spetta alle Regioni, e non agli Enti locali, la competenza normativa nelle materie di cui all’articolo 117, commi 3 e 4, Cost., anche con finalità di tutela ambientale, in particolare in materia di tutela della salute dall’inquinamento elettromagnetico, in materia di ordinamento della comunicazione e, infine, in materia di governo del territorio, per quanto riguarda la localizzazione e la autorizzazione degli impianti.

I limiti di legge

Pertanto, la potestà legislativa concorrente delle Regioni può esprimersi anche influendo sui criteri di localizzazione degli impianti, ma sempre nel rispetto degli principi e criteri fondamentali previsti ai sensi della legge 22 febbraio 2001, n. 36, “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” e del decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259, c.d. “Codice delle comunicazioni elettroniche”.

In sostanza, la competenza dei Comuni in tema di pianificazione dell’installazione ed esercizio dei sistemi di apparecchiature generatrici di campi elettromagnetici nonché di rilascio delle autorizzazioni urbanistiche, deve esplicarsi nel rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità nonché dei criteri e delle modalità fissati dallo Stato ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 36/2001 e nel perimetro della normativa di dettaglio regionale, vista la superiore esigenza di garantire il livello essenziale del servizio.

Siti alternativi

Per operare nel solco della legittimità, i Comuni, non potendo introdurre, nei piani regolatori e nel regolamento comunale per gli impianti, i descritti divieti e vincoli di carattere generale, laddove stabiliscono puntuali limitazioni, purché adeguatamente motivate tenendo conto della minimizzazione dell’esposizione complessiva della popolazione ai campi elettromagnetici, devono sempre prevedere localizzazioni alternative, così da assicurare agli operatori la copertura del servizio di telefonia in tutto il territorio comunale, senza pregiudicare la necessaria funzionalità della rete (in tal senso, si è espressa la recente Tar Toscana, sezione I, sentenza n. 780 del 25 novembre 2015).

Rassegna stampa a cura del

Responsabile dell’Ufficio Tecnico 4° Servizio del Comune di Comiziano (NA)

Ing. Franco Giuseppe Nappi

 

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