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18/11/2017 15:03
Home FOTO E RESOCONTI Roma, 12/11/2010 - I Congresso Nazionale - Relazione del Presidente

Roma, 12/11/2010 - I Congresso Nazionale - Relazione del Presidente

RELAZIONE CONGRESSO - 12 novembre 2010

Apro i lavori con un ringraziamento alle Autorità qui presenti che hanno accolto il nostro invito ai lavori odierni:

Un ringraziamento a tutti i relatori che  interverranno nelle due giornate e alla moderatrice della mattinata Dott.ssa Valeria UVA del sole 24 ore.

Premetto anche che questo importante evento, primo ed unico nel panorama italiano di “settore”, non avrebbe visto la luce senza la dedizione  di un partner prestigioso quale la Maggioli editore, della collaborazione  Mediagraphic,  della presenza di  sponsor d’eccezione: FAAC - STR - SPM Melfi - PROGECAD - PUBLISYS - D&S - Geo Network - COI factoring - CORDIVARI - Malvone Costruzioni.

Devo ringraziare la Camera dei Deputati, l’ANCE Nazionale, La Regione Lazio, la Provincia di Roma , l’Ordine degli Arch. della provincia di Roma, il SIAIS per il loro patrocinio.

Un ringraziamento particolare al Segretario nazionale UNITEL Arch. Paolo Discenza,alla nostra Segreteria Tecnica e a tutti i consiglieri Unitel per l’impegno profuso per l’organizzazione

UNITEL, in questi anni, ha investito nella attività di formazione ed informazione a sostegno dei professionisti tecnici interni della PA, e si è affermata a livello nazionale come realtà indipendente e di servizio e supporto per la collettività tecnica, anche di quella libero-professionale.

I successi e le attestazioni ricevute nel corso di questa faticosa azione, a stretto contatto con le maggiori istituzioni del Paese, che  ancora ringraziamo per la vicinanza, hanno necessariamente portato alla ineludibilità di un momento alto di riflessione,  che focalizzasse la nostra professione, la funzione che rivestiamo in questa nazione, il nostro rapporto, a volte controverso, ma sempre leale, con i  poteri a noi sovraordinati.

Abbiamo riassunto, certo ambiziosamente, nella triade ruolo, responsabilità e futuro il nucleo delle criticità, delle attese, e delle costanti che caratterizzano il nostro servizio: su questo vogliamo interrogarci in queste giornate congressuali, auspicabilmente non in un rapporto  gerarchico fra relatori e presenti, ma attraverso una sorta di osmosi che metta a confronto il dato esperienziale e del vissuto dei nostri colleghi con le esigenze di governo ed indirizzo di coloro che sono investiti da queste responsabilità.

Lo spessore dei presenti in questa sala, la tentazione di potere approfittare dei riflettori per esplicitare tutto ciò che abbiamo taciuto in anni, mi spingerebbe a trasformare questo intervento di apertura in un rapporto fiume, non per megalomania, ma per la consapevolezza che avere questo momento di comunicazione con la classe dirigente del paese è un fatto unico e nulla dovrebbe essere omesso!

Tranquilli tutti, non lo farò, non debbo farlo, e non basterebbero poche ore, Vi accontenterete degli atti congressuali con gli approfondimenti per le notti insonne!

Tuttavia è necessario che delinei una cornice nella quale inserire ipertestualmente gli elementi di criticità, come di eccellenza, che vorremmo emergessero nelle sessioni di questo congresso.

Debbo prioritariamente, per stare, come si dice, sulla notizia, esprimere alcune riflessioni riguardo al recentissimo ripristino dell’incentivo economico ai tecnici della p.a., impropriamente definito per la progettazione, dopo il  grande disagio che la nostra categoria ha vissuto per i provvedimenti legislativi adottati dal giugno 2008 in poi.
Questa Presidenza, il gruppo dirigente ed i soci tutti furono costretti ad avanzare un appello alle alte cariche dello Stato, Presidente della Repubblica, Presidente del Senato e Presidente della Camera dei Deputati, che colgo l’occasione per ringraziare nuovamente per la sensibilità  e la disponibilità dimostrata nell’ascoltare le nostre ragioni, unitamente ai Presidenti delle competenti Commissioni di Camera e Senato della Repubblica.

L’introduzione del modesto incentivo, sin dal 1994, ha contribuito, per quel che più interessa alla Collettività, non a depauperare le casse dello stato o ad arricchire alcuno, ma a responsabilizzare, coinvolgere e fare crescere in professionalità e saperi tantissimi colleghi, attraverso l’impegno che comporta la gestione di processi complessi quali un progetto esecutivo,  il management dell’opera pubblica, un atto di pianificazione.

Una crescita qualitativa costante, alimentata anche dal rapporto paritetico con i Colleghi libero-professionisti attraverso innumerevoli occasioni di progettazione congiunta, e che in questi due anni abbiamo seriamente rischiato di disperdere non a causa di specifiche volontà vessatorie, ma proprio per la mancanza della osmosi, sopra auspicata, fra le parti, che sostanzia la reciproca conoscenza e valutazione di necessità ed esigenze con compiutezza.

Dal punto di vista associativo non possiamo negare, con un certo orgoglio, di essere riusciti con le sole armi della ragionevolezza a portare avanti una battaglia civica, costruita con fermezza non corporativa e con la serenità propria della forza che si alimenta con la convinzione; prova ne sia che gli interlocutori che ci hanno ascoltato, molti dei quali oggi con noi, hanno rapidamente sposato le nostre tesi: i ringraziamenti già attestati sono ben dovuti!

E’ tempo che passi il messaggio che il tecnico pubblico dipendente è un prestatore d’opera atipico in quanto per l’attività che è chiamato a svolgere non può essere inquadrato fra gli impiegati d’ordine: egli ha contemporaneamente gli obblighi del lavoratore pubblico e tutti gli oneri professionali di qualsivoglia libero professionista, il mansionario è prestazionale, forse in questo siamo, ahinoi, i più avanti di tutti!

Sia che si tratti di Dirigente che di Funzionario, nell’espletamento delle funzioni di RUP (responsabile unico del procedimento), per la singola procedura e/o opera da realizzare è da ritenere il “dominus” con l’obbligo di raggiungere il risultato nel rispetto dei tempi, della spesa e delle regole su LL.PP. e sicurezza, cercando di evitare contenziosi  con liberi professionisti e imprese aggiudicatarie o affidatarie.

Come RUP è tra l’altro  il soggetto dell’amministrazione responsabile  nei confronti dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici sul quale pendono sanzioni pecuniarie in caso di mancato adempimento  alle specifiche richieste avanzate da parte della stessa Autorità.

Il Rup si rapporta con il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco per il rispetto delle norme su prevenzione e sicurezza (ad esempio per gli edifici pubblici, scuole comprese, deve integrare la sua attività con quella dei vari Dirigenti Scolastici).

In materia di sicurezza sul lavoro e’ il referente, quale Responsabile dei Lavori per la P.A., nei confronti dell’Ispettorato Provinciale del Lavoro e dei Servizi Ispettivi delle ASL., ed ogni seppur minima omissione è sanzionata penalmente, ad personam e senza scudo…visto che i termini sono in voga!

Oneri, senza onori, per uno dei ruoli forse più difficili nella pubblica amministrazione italiana, certo il più misconosciuto, talvolta con una immagine negativa nella collettività per misteriose ragioni indotte.

Non è facile, in assoluta solitudine, essere contemporaneamente degli ottimi progettisti e Direttori dei Lavori, ma anche eccellenti interpreti del diritto, compreso quello comunitario, esperti di ambiente e sicurezza, sempre aggiornati sulle ultime modifiche legislative, che oramai giornalmente apportano radicali rivoluzioni.

Una corretta  gestione delle opere pubbliche si ottiene qualora le citate attività vengano svolte in modo professionale e serio, poiché il rischio di errori professionali è reale ed incombente in un contesto normativo complicato e farraginoso, prova ne sia che gli amici dell’Ordine degli Architetti di Roma hanno sentito la necessità di dedicare un recentissimo convegno al tema della “Babele normativa”!

E’ una realtà che negli Enti Locali di piccole dimensioni una singola persona può ricoprire, senza alcun supporto legale ed amministrativo,  più attività tra quelle che la norma  prevede debbano, in via prioritaria, essere affidate internamente: i rischi delle responsabilità affidate si moltiplicano in modo esponenziale; senza essere giurista non escluderei profili di incostituzionalità e discriminazione  nelle norme che spesso ci vengono imposte ipocritamente e senza la preventiva verifica della relativa applicabilità e della disponibilità di mezzi e risorse.

La situazione non migliora se dalle opere pubbliche viriamo  sul tema dell’urbanistica,.. la tutela ambientale,.. la sicurezza!

Due significativi spunti riguardanti pianificazione territoriale  ed edilizia privata.

E’  in atto una metamorfosi da una  urbanistica dirigista, di ferrea iniziativa pubblica, con piani a cascata e governata dalle procedure espropriative, ad una  cosidetta pianificazione partecipata,  visto che tutti i piani attuativi di mano pubblica di fatto decadono per l’infruttuoso decorso dei tempi di attuazione per mancanza di fondi.

Auspicare il mutato rapporto tra pubblico e privato, funzionale alla riforma del governo degli enti locali, caratterizzato dalla stabilità e personalizzazione dell’azione politica, è quasi una tautologia rispetto ad una disciplina in parte ancora governata da leggi promulgate da un legislatore spesso distante ed assente.

Quel che preoccupa è la moltiplicazione dei centri decisionali (Regioni, Provincie, Soprintendenze, Città metropolitane, Comuni) mirata a garantire un coordinamento organico sulle strategie di intervento, e la contestuale “cedevolezza”  dei piani rispetto alla estemporaneità di miriadi di strumenti attuativi statali e regionali, spesso legati ad una fonte di finanziamento più che ad un programma, che possono, nei casi patologici, permettere strane rotte, per restare nel gergo velico, verso situazioni sovente non rispettose dei principi di buona navigazione.

[Non ci si può nascondere che, a dispetto di una volontà di programmazione olistica e sostenibile del territorio, concertata su livelli locali e di area vasta, singoli strumenti, anzi semplici procedure (non cito gli accordi di programma..), permettano addirittura di stravolgere indirizzi di sviluppo scientifici, con operazioni che per complessità, per le concertazioni legate a gruppi di potere agguerriti, per la necessità di sopravvivenza di certa politica, passano sopra la testa delle aree tecniche, che assumono solo un ruolo notarile e di presa d’atto.]

All’inizio del 2° millennio si coniò lo slogan “pianificar facendo”, sembrava la grande possibilità di gestione del territorio con capitali misti che in parte si è rivelata, sempre per citare il gergo del periodo, controproducente e moltiplicatrice dei fenomeni di mobbing all’interno della p.a., specie negli uffici tecnici!

Per passare al quotidiano di ogni cittadino, oramai anche la gestione, ad esempio,  della semplice manutenzione straordinaria di un immobile, è governata da combinazioni alchemiche, pur se pomposamente inserite nel corpus della semplificazione normativa.

Cito una nota di un Ordine Professionale : “La semplificazione ha moltiplicato i titoli edilizi e gli adempimenti dei privati: otto diversi titoli edilizi, che si declinano in 24 diverse procedure per la loro formazione. Il quadro normativo, oggi, è questo, nonostante i tre interventi legislativi degli ultimi mesi tutti con l'obiettivo dichiarato dello snellimento procedurale”.

In buona sostanza, per eliminare i 30 giorni di decorso per l’efficacia di una DIA, da sei mesi assistiamo a dubbi, interpretazioni autentiche di giuristi eccelsi, pronunciamenti ministeriali, maggiorazioni di costi per la configurazione degli elaborati, liti con il cittadino-utente, al quale il tecnico locale deve dare risposte in tempo reale assumendosi responsabilità pesantissime riguardo alla interpretazione della norma con occhio alle valutazioni  a posteriori!

Una riflessione, infine, sul nodo della sicurezza nei lavori, omettendo volutamente di parlare di problematiche ambientali, perché su questo, considerato lo stillicidio quotidiano dalla Campania, penso possano avere tutti idee abbastanza precise riguardo alla esplosività del problema per colui che lo viva in prima linea!

Dalla lettura del Codice per la sicurezza emerge manifesto lo spirito penalizzante  della norma nei confronti dei tecnici pubblici dipendenti.

Al di là delle grida d'allarme, delle dissertazioni tecnico-giuridiche e/o dell'opportunità di dibattiti e tavole rotonde, riteniamo quanto mai necessaria un’azione governativa mirata a promuovere una urgente revisione del sistema di verifica,controllo e sanzionatorio, nei confronti del Responsabile dei Lavori/RUP e delle Imprese, soprattutto tarandolo sulla realtà del lavoro e non sugli atti del fiorente mercato dei convegni specialistici e delle case editrici (mi perdoni Maggioli per il colpo basso…..ma non mi pare che nell’ultimo quindicennio gli infortuni siano diminuiti, anche se le carte aumentano a dismisura).

L’attuale impostazione della norma dovrebbe essere rivisitata per dotare di un ruolo fattivo e dignitoso  il Responsabile dei lavori, che allo stato attuale  è costretto a rincorrere le ditte per obbligare le stesse al rispetto minimo della legge, per non essere egli stesso passibile di sanzioni.

La normativa potrebbe, pertanto, essere riconsiderata per prevedere  che il RUP/Responsabile lavori, diventi soggetto attivo e propositivo per verifiche e controlli  (come pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni), unitamente agli altri preposti funzionari dello ISPEL e dell’Ispettorato del Lavoro, anch’essi pubblici ufficiali.

Per una concreta lotta agli infortuni sul lavoro quanto sopra dovrebbe essere propedeutico per la creazione di un Authority Regionale per la Sicurezza sul lavoro che rappresenti un organismo in primis di consulenza effettiva, quindi di concertazione e riconosciuto per la promozione di intese con le parti sociali, le associazioni di categoria e con le istituzioni competenti per la sicurezza, apportando le opportune modifiche all’art. 7 del dlgs nr. 6 del 2008

Al Governo, l'Unitel ha già chiesto l'istituzione di sanzioni per tutte quelle imprese che non rispettano le norme sulla sicurezza, soprattutto per quelle che sono recidive e per le quali si propone che vengano escluse dalle gare d'appalto per i lavori pubblici.

Sarebbe razionale prevedere per legge , per appalti superiori alla soglia (€ 150.000,00), l’obbligo di insediare, sino al collaudo delle opere, una commissione paritetica, composta  dal RUP e  da funzionari dello  ISPEL e dell’Ispettorato (anzi, del solo INAIL tenendo conto la attribuzione a questo istituto di tutte le funzioni in materia di prevenzione sui luoghi di lavoro effettuata dall’art. 7 del d.l. nr. 78 del 2010), che controlli l’operato delle imprese, anche, sia detto a  chiare lettere, per evitare un sindacato di giudizio e  sanzione in vitro a volte un po’ inquietante da parte di codesti colleghi che non seguono in tutte le fasi la complessità e le criticità di un iter realizzativo

L’attività di servizio di tutti i funzionari  che svolgono in materia di LL.PP. , Sicurezza ed Urbanistica il loro ruolo in qualità di  Pubblici Ufficiali,  mira a  un controllo concordato di legalità e di rispetto delle regole da parte di tutti i soggetti che intervengo nelle procedure, pertanto la figura del Dirigente e del RUP dovrebbe essere tutelata e garantita dalla norma e non perseguita ….!

Compito, d’altra parte, in parte compiuto con la modifica dell’art. 26 del citato dlgs nr. 81

Potremmo non finire mai, i colleghi in sala lo sanno, gli altri ospiti lo intuiscono:  viviamo quotidianamente un lavoro complesso che richiede competenza, professionalità, capacità di mantenere rapporti istituzionali cordiali e corretti con cittadini, amministratori, imprenditori; a volte sembra che ciò porti solo ruolo e responsabilità, mezzi neanche a parlarne, attestazioni poche; siamo pretenziosi: vorremmo anche un futuro!

Ringrazio per l’attenzione, sono sinceramente emozionato ma mi aspetto ardentemente un dibattito fattivo, fra parti che si stimano reciprocamente ed hanno a cuore solo l’interesse del Paese, e mi onoro di passare la parola alla Dott.  Valeria UVA.

 

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