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21/11/2017 09:11
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Rifiuti pericolosi, gli enti locali possono opporsi alla spedizione transfrontaliera

Risultati immagini per rifiuti pericolosi

Gli enti locali, in base al criterio del miglior risultato ambientale complessivo, possono e devono dare prevalenza alle ragioni di protezione dell'ambiente nell’esercizio delle proprie competenze in tema di autorizzazione alle spedizioni transfrontaliere di rifiuti pericolosi, rispetto alle ragioni di tutela della libera circolazione delle merci e della concorrenza nell’Unione europea, in ossequio altresì al principio di prossimità, pur senza esprimere una preferenza generalizzata e indifferenziata per gli impianti situati nel proprio territorio.

 

La sentenza

La sesta sezione del Consiglio di Stato, con la pronuncia n. 2748 del 4 giugno 2015, ha pertanto ritenuto legittime le obiezioni della Regione all’autorizzazione al trasporto transfrontaliero di lunga distanza di olii esausti non trattati, quindi rifiuti pericolosi, destinati alla rigenerazione, motivata dall’obbligo di scegliere la gestione dei rifiuti più idonea per raggiungere il miglior risultato ambientale complessivo, nel rispetto dell’ordine dei criteri di priorità nella gestione dei rifiuti e dei principi generali comunitari in materia di protezione dell’ambiente, di precauzione, di sostenibilità e di riduzione degli impatti complessivi sociali, economici, sanitari e ambientali. Nel caso deciso, il provvedimento regionale impugnato sollevava obiezioni, ai sensi dell’articolo 12, comma 1, del Regolamento 1013/2006/Ce relativo alla spedizione dei rifiuti, alla procedura di notifica avviata da una società attiva nel recupero degli oli usati, per la spedizione transfrontaliera dell’olio usato verso i propri stabilimenti di rigenerazione situati in Germania, in ragione del principio di minima movimentazione dei rifiuti pericolosi.

Il Regolamento

Il Regolamento europeo 1013/2006, nell’ambito del sistema di sorveglianza e di controllo di ogni movimento di rifiuti, all’interno dei propri confini e con i paesi dell'Associazione europea di libero scambio (Efta-European Free Trade Association), dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e con i paesi terzi che sono parti contraenti della convenzione di Basilea, mira a rafforzare, semplificare e precisare le procedure di controllo delle spedizioni di rifiuti al fine di migliorare la protezione dell'ambiente, per ridurre il rischio di spedizioni di rifiuti non controllate. Esso impone a tutti i soggetti coinvolti nella spedizione l’adozione di ogni misura necessaria per assicurare la gestione dei rifiuti con metodi ecologicamente corretti durante l’intero iter della spedizione e al momento del loro smaltimento o del loro recupero. La procedura di notifica impone alle autorità competenti dei paesi interessati dalla spedizione di rilasciare un’apposita autorizzazione prima che abbia luogo qualsiasi spedizione.

La circolare del Mattm

In risposta a un quesito posto dalla commissione Ambiente ed energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha emanato l’apposita circolare n. 23876 del 26 marzo 2013, fornendo «Indicazioni concernenti le modalità di rispetto degli obblighi di gestione degli oli usati di cui all’articolo 183, co. 1, lett. c) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152», che sono state fatte proprie dalla Regione Lombardia e dai giudici amministrativi nel decidere il caso concreto. In particolare, il ministero ha sottolineato come il nostro paese abbia istituito il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, perno del sistema nazionale di gestione obbligatoria degli oli usati, ispirato al rispetto dei principi di libera concorrenza, ma anche dei principi di efficacia, efficienza, economicità e di garanzia della tutela della salute e dell’ambiente da ogni inquinamento dell’aria, delle acque, del suolo, della flora e della fauna, soprattutto alla luce dei criteri di priorità nella gestione dei rifiuti stabiliti dall’articolo 179, comma 1, del Dlgs 152/2006, che prevede la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia e per ultimo lo smaltimento.

Ai sensi dell’articolo 216-bis del medesimo Codice dell’ambiente, infatti, l’avvio alla rigenerazione, come operazione di riciclaggio, degli oli usati rappresenta la soluzione prioritaria, costituendo la migliore opzione ambientale, ai sensi del comma 2 del medesimo articolo 179 del Codice. L’obiettivo primario, degli operatori, ma anche delle autorità chiamate a vigilare, deve quindi essere quello di ridurre e minimizzare gli impatti derivanti dalla gestione dei rifiuti, compresa la fase del trasporto e della movimentazione, specie se pericolosi, ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lett. n), del Dlgs 152/2006, nel rispetto dei principi di precauzione, di prevenzione, di riduzione alla fonte dell’inquinamento e di minimizzazione degli effetti derivanti dalla gestione dei rifiuti.

Il trasporto transfrontaliero

Individuata nella rigenerazione la soluzione di gestione, raccolta e trasporto prioritaria, proseguono i giudici di Palazzo Spada, ai sensi del citato articolo 216-bis del Dlgs 152/2006, ribadendo il rispetto del principio di prossimità, il sistema impone alle autorità locali competenti di valutare e nel caso, obiettare, alle condizioni previste dal Regolamento n. 1013/2006/Ce, secondo cui «le spedizioni di rifiuti pericolosi devono essere ridotte al minimo compatibile con una gestione efficiente ed ecologicamente corretta di tali rifiuti», non soltanto per le spedizioni transfrontaliere di oli usati dal territorio italiano verso impianti di incenerimento e co-incenerimento, collocati al di fuori del territorio nazionale, ma anche nel caso di notifica di una spedizione di oli usati verso un impianto di rigenerazione estero a grande distanza, potendo in questo caso non rappresentare più la «migliore opzione ambientale rispetto ad altre forme di gestione degli oli usati». Pertanto è corretta, ad avviso dei giudici amministrativi, la valutazione complessiva operata dalla Regione ai sensi dell’articolo 12 del Regolamento 1013/2006 che, in caso di notifica riguardante una spedizione prevista di rifiuti destinati al recupero, consente di sollevare obiezioni quando l’operazione «non è conforme alla legislazione nazionale relativa alla protezione dell’ambiente, all’ordine pubblico, alla sicurezza pubblica o alla tutela della salute pubblica per quanto riguarda le azioni nel paese che solleva obiezioni».

La tutela dell’ambiente

Invero, il provvedimento impugnato, conclude la sentenza, tenendo conto della natura e della pericolosità dei rifiuti, del luogo di raccolta e deposito, della distanza della spedizione, delle migliori tecnologie impiegate nell’impianto di destinazione, compresa la comparazione con i risultati di rigenerazione ottenibili da analoghi trattamenti in impianti di maggiore prossimità, ha correttamente verificato quale fosse la più idonea opzione complessiva per la migliore tutela dell’ambiente, principio con valenza di preminente interesse comunitario che, alla luce della costante giurisprudenza della Corte di giustizia e della Corte costituzionale, giustifica pienamente anche il sacrificio dei principi della libertà di circolazione delle merci e della concorrenza comunitaria.

(Mauro Calabrese, Il Sole 24Ore – Tecnici24, 8 luglio 2015)

 

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