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22/11/2017 06:41
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Ufficio lavori pubblici: il Comune può riservare il concorso ai soli ingegneri

Ufficio lavori pubblici: il Comune può riservare il concorso ai soli ingegneri

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Con la sentenza n. 846/2015, la II Sezione del Tar Piemonte ha affermato che, secondo consolidato orientamento di giurisprudenza gli articoli 51 e 52 del Rd 2537/1925 (Consiglio di Stato, sez. IV, n. 2938/2000; Tar Palermo, sez. I, n. 2274/2002; Tar Catanzaro sez. II, n. 354/2008; Tar Veneto sez. I, n. 1153/2011; Consiglio di Stato, sez. VI, n. 1150/2013; Tar Lecce, sez. II, n. 1270/2013; TAR Lazio-Latina, sez. I, n. 608/2013), sono ancora in vigore e che pertanto ancora oggi costituiscono il punto di riferimento normativo per stabilire il discrimine tra le competenze degli architetti e quelle degli ingegneri, debbono essere interpretati nel senso che appartiene alla esclusiva competenza degli ingegneri non solo progettazione delle opere...

necessarie alla estrazione e lavorazione di materiali destinati alle costruzioni e la progettazione delle costruzioni industriali, ma anche la progettazione delle opere igienico-sanitarie e delle opere di urbanizzazione primaria, per tali dovendosi intendere le opere afferenti la viabilità, gli acquedotti, e depuratori, le condotte fognarie e gli impianti di illuminazione, salvo solo il caso che tali opere non siano di pertinenza di singoli edifici civili.

 

Tra le opere igienico-sanitarie la cui progettazione appartiene alla esclusiva competenza degli ingegneri, vanno incluse, tra le altre, anche gli impianti cimiteriali (Consiglio di Stato n. 2938/2000cit.). L’elenco delle opere la cui progettazione è di esclusiva competenza degli ingegneri include, come si vede, larga parte delle opere pubbliche di necessaria competenza dei Comuni, all’interno dei quali il Settore di riferimento è certamente quello che ha in carico, appunto, i lavori pubblici. E’ evidente che le opere pubbliche di che trattasi non esauriscono il panorama delle opere pubbliche che un comune può decidere di realizzare (scuole, centri sportivi; biblioteche e centri culturali; etc. etc.); tuttavia è importante rimarcare che non tutte le opere classificabili come “pubbliche”, come tali rientranti nella competenza istituzionale del settore “Lavori pubblici” di un Comune, sono di competenza concorrente degli ingegneri ed architetti, essendo che le opere di urbanizzazione primaria e quelle afferenti la sfera igienico-sanitaria appartengono alla sfera esclusiva di competenza degli ingegneri.

Valga inoltre la considerazione che la sfera di competenza esclusiva degli architetti finisce invece per interessare solo gli edifici civili con rilevante carattere artistico nonché quelli di cui alla L. 364/1909, - fermo restando che anche in tal caso sussiste una competenza concorrente tra architetti ed ingegneri per quanto riguarda la “parte tecnica” (art. 52 comma 2 Rd 2537/1925). -, e risulta pertanto di marginale importanza se riferita al settore “Lavori Pubblici” di un Comune: infatti, mentre ogni comune deve confrontarsi, prima o poi, con la necessità di dotarsi di opere di urbanizzazione primaria e di opere igienico-sanitarie, costituisce invece una mera evenienza il fatto che un Comune risulti proprietario di beni di particolare interesse artistico in relazione ai quali intenda effettuare interventi edilizi. In base a tali considerazioni, il Tar Piemonte ha ritenuto che la laurea in ingegneria e l’abilitazione alla professione di ingegnere costituiscono titoli aventi un collegamento diretto con l’attività del settore “Lavori Pubblici” di un qualsiasi Comune e che, pertanto, il bando di concorso indetto per la selezione del dirigente di un tale settore non deve contenere una specifica motivazione a giustificazione della scelta di indicare la laurea in ingegneria e l’abilitazione alla professione di ingegnere quali requisiti di ammissione alla selezione. Nella materia dei concorsi pubblici, ferma la definizione del titolo (laurea o altro titolo di studio), che è affidata alla legge, deve essere riconosciuto all’Amministrazione un potere discrezionale nella determinazione della tipologia del titolo di studio richiesto, che deve essere correlato alla professionalità ed alla preparazione culturale richieste per lo svolgimento delle mansioni proprie dei posti che si intendono ricoprire (Tar Puglia-Bari, sez. II, n. 1359/2013; Consiglio di Stato, sez. V, n. 5351/2012; Consiglio di Stato, sez. VI, n. 2994/2009; Tar Lazio sez. III, n. 253/2008).

E’ ben vero che, in considerazione della attività propria del settore “Lavori Pubblici” di un Comune, anche la laurea in architettura ed il titolo di architetto possono considerarsi pertinenti alle mansioni proprie del dirigente di tale settore. Tuttavia, in forza del principio dianzi richiamato non si può affermare che l’Amministrazione comunale abbia l’obbligo di indicare, tra i requisiti di partecipazione al concorso indetto per selezionare il dirigente di un tale settore, entrambi i titoli di studio e di abilitazione, né, correlativamente, che abbia l’obbligo di motivare in maniera specifica la scelta di circoscrivere ad una o all’altra categoria dei citati professionisti la possibilità di partecipare al concorso, scelta che essa Amministrazione effettuerà tenendo conto delle peculiarità della attività del proprio settore “lavori Pubblici” nonché delle proprie priorità.

Così, mentre una Amministrazione proprietaria di un ingente patrimonio immobiliare di rilevanza artistica potrà ritenere opportuno selezionare un architetto da preporre al proprio settore “Lavori Pubblici”, un’altra Amministrazione, che abbia tra le proprie priorità quella di procedere alla realizzazione di determinate opere che appartengano alla sfera di competenza esclusiva degli ingegneri, potrà invece legittimamente ritenere appropriato di affidare la dirigenza del settore competente ad un ingegnere, circoscrivendo ai soli ingegneri la partecipazione alla relativa selezione. Ciascuna di tali scelte non abbisogna di particolare e specifica motivazione non solo perché, come già precisato, le Amministrazioni dispongono di un potere discrezionale nella scelta del titolo di studio richiesto per accedere ad una determinata selezione, il quale potere è soggetto a limiti solo nella misura in cui si richiede che il titolo di studio richiesto sia coerente con le mansioni proprie del posto da ricoprire.

(Massimiliano Atelli, Il Sole 24 Ore, PubblicaAmministrazione24, 9 giugno 2015)

 

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