UNITEL

Dimensione Testo
  • Aumenta
  • Dimensione originale
  • Diminuisci
    
18/11/2017 02:07
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Permessi e Dia, la tagliola-decadenza

Permessi e Dia, la tagliola-decadenza

Il permesso di costruire decade allo scadere dei tre anni dall'inizio dei lavori e ogni lavoro successivo è realizzato senza titolo.

La giurisprudenza su questo è uniforme: da ultimo il Consiglio di Stato e i giudici di primo grado (sezione IV, sentenze n. 6151/2013 e n. 974/2012 e Tar Sicilia- Palermo, n. 1481/2013 Tar Abruzzo-Pescara, n. 61/2013) hanno ribadito che la pronuncia di decadenza del permesso di costruire per inosservanza del termine annuale di inizio dei lavori e di quello triennale per il loro completamento, costituisce espressione di un potere strettamente vincolato e ha natura meramente ricognitiva dei presupposti previsti dalla legge, al verificarsi dei quali la decadenza opera di diritto.

La finalità della decadenza è sia quella di garantire l'effettiva realizzazione dell'intervento edificatorio in tempi prestabiliti, sia quella di non vincolare per un periodo indefinito le successive scelte pianificatorie dei Comuni, che potrebbero mutare le originarie previsioni urbanistiche.

Infatti, il quarto comma dell'articolo 15 del Tu edilizia (Dpr 380/2001), stabilisce che il permesso di costruire decada con l'entrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche, a meno che le opere siano già state avviate e vengano completate entro il termine di tre anni dalla data di inizio. L'arco temporale di validità del titolo abilitativo è indicato dagli articoli 15, comma 2 e 23, comma 2 del Testo unico, rispettivamente, per il permesso di costruire e per la Dia/Scia.

Nel primo caso le opere vanno iniziate entro un anno dall'effettivo rilascio del titolo - che secondo la giurisprudenza coincide con la sua materiale consegna all'interessato e non con la semplice emanazione dell'atto (Tar Sicilia-Palermo, 181/2011; Tar Liguria, 322/2011; Tar Sicilia-Catania 678/2009) - e devono essere completate entro il successivo triennio. Il termine finale di tre anni è previsto anche per gli interventi eseguibili con denuncia o segnalazione certificata di inizio attività.

Per gli interventi con permesso di costruire i termini, iniziale e finale, devono essere espressamente indicati nell'atto, costituiscono condizione di efficacia e validità della concessione ed operano automaticamente, indipendentemente da un'apposita dichiarazione amministrativa (Tar Sicilia- Palermo, 1481/2013).

Da ciò consegue che, salva una loro eventuale proroga, dopo la scadenza dei termini le opere eventualmente eseguite saranno considerate prive di titolo abilitativo anche in assenza di un espresso provvedimento di decadenza, con conseguente configurabilità del reato previsto dall'articolo 44, lett. b) del testo unico (Cassazione penale, sezione III, 17971/2010). Per favorire il rilancio economico collegato all'edilizia, l'articolo 30, comma 3 del cosiddetto "decreto del fare" (Dl 69/2012, modificato dalla legge di conversione 98/2013 e poi dal successivo decreto 91/2013, convertito in legge 112/2013) ha disposto una proroga biennale dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui all'articolo 15 del testo unico, così come indicati nei titoli rilasciati o comunque formatisi prima dell'entrata in vigore del decreto.

La previsione, in forza del successivo comma 4, trova applicazione anche alle denunce di inizio attività ed alle segnalazioni certificate di inizio attività presentate entro lo stesso termine. In entrambi i casi la proroga non opera automaticamente, sia perché l'interessato deve comunicare all'amministrazione la volontà di avvalersene, sia perché, al momento della comunicazione, deve sussistere una duplice condizione:

- i titoli abilitativi non devono essere in contrasto con nuovi strumenti urbanistici approvati o adottati;

- i termini devono essere già trascorsi, non essendo certo possibile prorogare un termine già scaduto.

A questo fine la «comunicazione dell'interessato», poiché atto recettizio ex articolo 1334 del Codice civile, spiegherà effetti solo con la ricezione da parte dell'ente destinatario.

La norma proroga di tre anni anche il termine delle autorizzazioni paesaggistiche in corso di efficacia alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto; e ciò al fine di consentire che il maggiore arco temporale concesso per l'esecuzione degli interventi renda gli stessi compatibili anche con la disciplina in tema di tutela del paesaggio, oltreché con quella urbanistico-edilizia.

Il comma 3-bis del "decreto del fare" dispone una proroga triennale anche del termine di validità delle convenzioni di lottizzazione disciplinate dall'articolo28 della legge urbanistica n. 1150/1942, ovvero degli accordi similari comunque denominati dalla legislazione regionale, nonché dei termini di inizio e fine lavori delle opere eseguite in attuazione dei medesimi accordi, purché stipulati entro il 31 dicembre 2012.

Proroga su richiesta per opere complesse

Tra eccezioni e proroghe, la decadenza dei titoli abilitativi può, in realtà, anche essere fermata. L'articolo 15, comma 2 del testo unico dell'edilizia (Dpr 380/2001) ammette, ad esempio, la possibilità che i termini di inizio e fine lavori per interventi realizzati da privati possano essere prorogati con provvedimento motivato dell'amministrazione; ma ciò esclusivamente in considerazione della mole dell'opera da realizzare o di sue particolari caratteristiche costruttive.

In assenza di proroga - perché non richiesta oppure non concessa - il titolo abilitativo decade automaticamente per effetto di previsione legislativa, perdendo efficacia per la parte di opere non eseguite.
Casi particolari La previsione di carattere generale è però suscettibile di eccezioni, come statuito in due recenti pronunce, riferite una al termine iniziale e l'altra a quello finale, laddove il ritardo nell'avvio o nella conclusione degli interventi assentiti, sia dipeso da fattori preesistenti o sopravvenuti e non conosciuti dal titolare del permesso di costruire e quindi estranei alla sua volontà.

Il Tar Lazio-Roma (sentenza n. 7256/2013), confermando precedenti orientamenti giurisprudenziali (Consiglio di Stato, sezione III, n. 1870/2013, Sez. V, n. 4498/2008), ha sancito che la semplice scadenza del termine apposto per l'avvio dei lavori non determina automaticamente la cessazione di effetti del provvedimento, ma costituisce soltanto il presupposto per l'accertamento della eventuale decadenza.Quindi è stato ritenuto illegittimo il provvedimento di decadenza del titolo abilitativo per mancato inizio dei lavori nel termine annuale poiché, dopo appositi accertamenti, era risultato che il ritardo era stato determinato da una causa di forza maggiore preesistente al rilascio dell'atto di assenso edificatorio, sconosciuta al titolare del permesso di costruire. Nella fattispecie si era verificato che, durante l'esecuzione delle opere di sbancamento, era stata riscontrata dagli operai del cantiere la presenza di condutture interrate per il passaggio del metano e di una conduttura elettrica, che andavano necessariamente spostate prima di eseguire l'intervento edilizio.

Con riferimento al termine finale, il Tar Calabria-Catanzaro (sentenza n. 1008/2013) ha affermato che l'amministrazione non può adottare un provvedimento di decadenza del permesso di costruire ogni qualvolta essa sia a conoscenza di eventi che hanno impedito al titolare di eseguire i lavori.

In questa eventualità dovrà trovare applicazione, anche senza richiesta dell'interessato, la proroga del termine per fatti estranei alla volontà del concessionario, sopravvenuti a rallentare i lavori. Nel caso di specie, il ritardo era dovuto all'adozione del provvedimento con cui lo stesso Comune aveva negato l'autorizzazione alla vendita di prodotti non alimentari relativa al chiosco per cui era stato chiesto il permesso di costruire; diniego poi annullato in sede giurisdizionale. È stata quindi ritenuta illegittima anche la dichiarazione di decadenza del titolo abilitativo, in quanto la proroga del termine per la ultimazione dei lavori era stata richiesta per un evento sopravvenuto, estraneo alla volontà del concessionario, e ben conosciuto dalla amministrazione.

Pur essendo atto a contenuto vincolato, la dichiarazione di decadenza dovrà comunque essere preceduta dall'avviso di avvio del relativo procedimento, la cui mancanza determina l'illegittimità del provvedimento finale, come recentemente affermato dal Tar Toscana con la sentenza n. 1714 del 12 dicembre 2013, pur segnalandosi pronunce di segno opposto (Tar Campania-Salerno, sentenza n. 1690/2013).

(Donato Antonucci, Ilò Sole 24 ORE – Norme e Tributi, 20 gennaio 2014)

 

Partners

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

In questo sito web utilizziamo cookie e tecnologie simili per migliorare i nostri servizi. Informazioni

Dichiaro di accettare i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information