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24/11/2017 04:48
Home Articoli ECONOMIA E FISCO Prorogati i bonus volumetrici - Anche nel 2014 in molte Regioni sarà possibile ampliare superfici e volumi del 20-30% con regole semplificate

Prorogati i bonus volumetrici - Anche nel 2014 in molte Regioni sarà possibile ampliare superfici e volumi del 20-30% con regole semplificate

In una fase di stagnazione del mercato immobiliare gli italiani hanno scelto il «fai-da-te» per trovare una soluzione (magari temporanea) al proprio fabbisogno abitativo. Famiglie che si allargano, figli e nipoti che crescono, magari il posto per una badante o una baby sitter.

E hanno utilizzato la vecchia idea di Silvio Berlusconi del «piano casa» per farsi una stanza in più. Impossibile dire quanti siano questi italiani, sicuramente alcune centinaia di migliaia: comunque non pochi se tutte le Regioni, con l'eccezione dell'Emilia-Romagna, hanno via via prorogato, ampliato le opportunità tipologiche e semplificato le procedure per consentire maggiore accesso al «premio di volumetria».

Il paradosso è che quando l'allora premier annunciò, il 6 marzo 2009, il decreto legge con cui avrebbe consentito agli italiani di allargare volumi e superfici di un 20%, scatenò la resistenza delle Regioni che di fatto svuotarono il provvedimento, ottenendo che fossero le legislazioni regionali a definire se e come consentire le deroghe alle regole generali. Solo successivamente, le Regioni si convinsero che questa forma di liberalizzazione avrebbe funzionato. C'è chi l'ha immessa dentro una cultura urbanistica di pianificazione, come Toscana o Umbria, e chi invece ha puntato proprio sulla liberalizzazione, come il Veneto e la Sardegna, che ha prorogato nuovamente nei giorni scorsi.

Ma la corsia preferenziale con cui liberarsi dei vincoli rigidi è piaciuta quasi a tutti. Picchi di concentrazione degli interventi sicuramente in Veneto, Sardegna, Val d'Aosta e Campania, con qualche incognita sulla Lombardia (che per altro non ha ancora prorogato al 2014).

Anche l'ondata di proroghe arrivate nel 2013 (si veda alle pagine successive la mappa regione per regione) dimostra che - depurata dagli eccessi berlusconiani della prima ora - l'intuizione del «piano casa» come veicolo speciale per la semplificazione degli interventi in casa era tutt'altro che sbagliata. Non si sono visti i 60 miliardi di investimenti che non solo Berlusconi, ma pure autorevoli istituti di ricerca avevano previsto a quei tempi per i successivi 12-18 mesi. Eppure, le Regioni considerano tuttora quello strumento utile, al punto che qualcuno lo immagina stabilizzato per sempre (e qualcuno, come la Val d'Aosta l'ha già fatto).

Ma la lezione, anche pratica, che si trae dalla vicenda è un'altra. Liberato da alcuni strappi ideologici e di alcune punte di liberismo, soprattutto nelle aree vincolate e nel rapporto con gli strumenti urbanistici comunali, i governatori di ogni colore politico hanno dovuto riconoscere (magari senza dirlo) che il piano casa berlusconiano coglieva il cuore del problema italiano: l'eccesso di vincoli, di burocrazia, di procedure può uccidere l'attività economica anche più micro. Perché vietare, controllare, frenare se sono rispettati alcuni principi-chiave?

Le Regioni hanno interpretato con grande discrezionalità l'idea-chiave dei bonus volumetrici. In molte si sono attenute alla formula base di un aumento del 20% della superficie esistente per unità immobiliare. Ma non è mancato chi si è spinto oltre arrivando fino al 35% previsto dal Friuli. Per intendersi, si stratta di percentuali che hanno comunque quasi sempre indicato un tetto massimo, a prescindere dalla dote di partenza: dai 40 mq della Basilicata, fino ai 300 mc del Molise.

Si tratta peraltro di premi di cubatura spesso suscettibili di aumento. Una "leva" usata dalle Regioni per disincentivare interventi di basso profilo e spingere sull'innovazione, offrendo bonus volumetrici (dal 5 al 10% e oltre) in cambio di riqualificazioni che includano misure antisismiche, riduzione dei consumi energetici (non solo attraverso l'adozione di impianti rinnovabili), la riscoperta di materiali e tecniche costruttive tradizionali, l'attenzione alla qualità architettonica delle nuove costruzioni, fino addirittura a promuovere i concorsi tra progettisti da parte dei privati, come ha fatto il Lazio. E poi c'è la l'impulso delle semplificazioni. Anche al fine di recuperare alla collettività aree "teoricamente" tutelate. In Sardegna l'incentivo viene garantito a chi demolisce un edificio lungo la costa per ricostruirlo altrove.

In Calabria e in altre regioni il bonus riguarda anche gli interventi ancora in corso (un modo per tamponare il fenomeno degli scheletri di cemento tanto diffusi al Sud). Ma tra le deroghe non sono mancati i vincoli. Con un lungo elenco di variabili che include l'insanabilità degli immobili abusivi, l'ampliamento di edifici di pregio o situati in centro storico e in aree tutelate. Casistica ampia che riproduce plasticamente tutte le gradazioni possibili tra massima tutela e spinte al liberismo edilizio all'italiana.

(Giorgio Santilli, Mauro Salerno, Il Sole 24 ORE – Casa 24 plus, 5 dicembre 2013)

 

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