UNITEL

Dimensione Testo
  • Aumenta
  • Dimensione originale
  • Diminuisci
    
20/11/2017 22:20
Home Articoli PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Si apre una fase di sperimentazione per l'indennizzo da ritardo della PA

Si apre una fase di sperimentazione per l'indennizzo da ritardo della PA

La disciplina relativa all’indennizzo da ritardo è legge: l’articolo 28 del Dl 69/2013 ha passato il vaglio del Parlamento, applicandosi, a partire dal 21 agosto 2013, ai procedimenti amministrativi relativi all’avvio e all’esercizio dell’attività di impresa avviati a istanza di parte dopo la detta data di entrata in vigore.

Indennizzo da ritardo nella conclusione del procedimento

 

Va solo in questa sede ricordato che la disciplina prevista in tema di indennizzo da ritardo rimane una sorta di sperimentazione, che durerà 18 mesi a partire dall’entrata in vigore della legge di conversione.

Decorso il detto termine, sulla scorta dei dati che emergeranno dal monitoraggio dell’applicazione della nuova disciplina, potrà essere decisa con regolamento la conferma, la rimodulazione, anche con riguardo ai procedimenti amministrativi esclusi, la cessazione delle disposizioni di cui all’articolo 28 in esame, nonché, infine, eventualmente il termine a decorrere dal quale la disciplina in tema di indennizzo potrà essere applicata, anche gradualmente, ai procedimenti amministrativi diversi da quelli individuati dall’attuale disciplina.

Oltre a individuare i procedimenti cui si applica, in via sperimentale, la disciplina in tema di indennizzo da ritardo, il legislatore ha anche provveduto a individuare i procedimenti che restano comunque esclusi dall’applicazione della richiamata disciplina in tema di indennizzo e che sono quelli per i quali è previsto per legge che allo spirare del termine assegnato, si realizzi una ipotesi di silenzio significativo (silenzio-assenso e silenzio diniego) e quelli concernenti concorsi pubblici.

Il costo giornaliero dell’inerzia mantenuta dall’amministrazione è quello già prospettato con il decreto legge: una somma pari a 30 euro per ogni giorno di ritardo, con decorrenza dalla data di scadenza del termine di conclusione del procedimento e comunque complessivamente non superiore a 2.000 euro, i cui oneri graveranno sul bilancio di ciascuna amministrazione interessata.

Ambito soggettivo.

Il primo intervento operato in sede di conversione ha riguardato la specificazione dei soggetti tenuti a corrispondere l’indennizzo da ritardo quando nell’ambito di un procedimento intervengono più amministrazioni. Può, infatti, accadere che ci si trovi di fronte a un procedimento complesso nell’ambito del quale diversi sono i soggetti pubblici chiamati a intervenire, ponendosi quindi il problema di individuare l’amministrazione che con la sua inerzia ha provocato il ritardo.

Nel caso in cui sono coinvolte più amministrazioni, il soggetto che intende proporre l’istanza con cui aziona l’esercizio del potere sostitutivo deve inoltrare la stessa all’amministrazione procedente, che a sua volta la trasmetterà tempestivamente al titolare del potere sostitutivo dell’amministrazione responsabile del ritardo. Ciò per fare in modo che sia l’amministrazione effettivamente responsabile del ritardo registrato a sopportare il peso economico dello stesso.

Altri ritocchi hanno riguardato il comma 3 dell’articolo 28 in esame, innanzitutto operandosi per fissare il termine assegnato al titolare del potere sostitutivo un diretto richiamo all’articolo 2, comma 9-ter, della legge 241/1990, che appunto assegna al detto fine un termine dimezzato rispetto a quello ordinario proprio di quel procedimento. È stato inoltre chiarito che l’eventuale liquidazione dell’indennizzo a opera del titolare del potere sostitutivo deve concernere l’indennizzo per come maturato alla data della liquidazione medesima.

Nel caso in cui il cittadino non abbia ottenuto il provvedimento richiesto o l’indennizzo maturato e, quindi, solo dopo aver percorso la via amministrativa, lo stesso potrà imboccare la strada processuale attivando, a tal fine, il rito speciale previsto per avversare il silenzio serbato dalla pubblica amministrazione, di cui all’articolo 117 del Cpa ovvero il procedimento per ingiunzione di cui all’articolo 118 del Cpa.
In base al comma 4 dell’articolo 28 in esame, nel caso in cui si attivi la tutela contro l’inerzia della Pa, il ricorrente potrà proporre congiuntamente anche la domanda per ottenere l’indennizzo e, contrariamente a quanto previsto dal codice del processo per la domanda risarcitoria proposta contestualmente a quella avverso il silenzio, il giudice non la tratterà con rito ordinario ma secondo il rito camerale e la deciderà con sentenza in forma semplificata.

Contributo unico.

Ancora in sede di conversione la previsione per cui il contributo unificato è ridotto della metà per i giudizi di cui al comma 3 dell’articolo 28 (quelli, cioè, relativi all’indennizzo da ritardo) è espressamente estesa ai giudizi di opposizione e a quelli in appello.

Resta invece ferma, senza subire alcun intervento di modifica, la disciplina introdotta dal Dl 69/2013 tesa a prevenire qualsiasi possibilità di lucrare in danno dell’amministrazione, approfittando di eventuali disfunzioni organizzative che inevitabilmente portano le amministrazioni a pronunciarsi tardivamente.

È passata indenne, quindi, la previsione della particolare condanna cui va incontro il ricorrente in caso di ricorso dichiarato inammissibile, ovvero respinto in relazione all’inammissibilità o alla manifesta infondatezza dell’istanza che ha dato avvio al procedimento amministrativo.

Il giudice, infatti, con pronuncia immediatamente esecutiva, condanna il ricorrente in dette ipotesi a pagare in favore della parte resistente una somma da due a quattro volte il contributo unificato (che, a sua volta, per questi ricorsi nonché nei giudizi di opposizione e in quelli di appello è ridotto alla metà).

In caso di richiesta di indennizzo, quindi, al giudice spetterà il compito di andare a valutare la «serietà» ovvero la «pretestuosità» dell’istanza presentata all’amministrazione e in caso di eventuale riscontro nel senso appunto dell’inammissibilità ovvero manifesta infondatezza dell’istanza potrà emettere una condanna a carattere sostanzialmente sanzionatorio, per aver comunque adito il giudice a fronte di una istanza inammissibile o manifestamente infondata.

L’indennizzo riconosciuto viene considerato come anticipo sul futuro risarcimento del danno (ex articolo 2-bis della legge 241/1990) che dovesse essere riconosciuto al ricorrente per i danni prodotti dal ritardo amministrativo.

Responsabilità.

Per quanto concerne i profili di responsabilità dei dipendenti pubblici, va segnalato che il comma 7 dell’articolo 28 prevede che la pronuncia di condanna a pagare l’indennizzo nei confronti dell’amministrazione dovrà essere comunicata, a cura della Segreteria del giudice che l’ha pronunciata, alla Corte dei conti al fine del controllo di gestione sulla pubblica amministrazione, al procuratore regionale della Corte dei conti per le valutazioni di competenza, nonché al titolare dell’azione disciplinare verso i dipendenti pubblici interessati dal procedimento amministrativo.

Resta immutata, infine anche la disciplina riguardante la comunicazione di avvio, inviata al richiedente, che dovrà fare riferimento al diritto all’indennizzo nonché alle modalità e ai termini per conseguirlo, indicando nella stessa il soggetto cui è attribuito il potere sostitutivo nonché i termini assegnati allo stesso per concludere il procedimento. Le stesse informazioni devono essere pubblicate sui siti istituzionali dell’amministrazione ai sensi dell’articolo 35 del Dlgs 33/2013.

Data unica di efficacia degli obblighi.

Quanto all’articolo 29 del decreto legge del fare, in tema di data unica di efficacia degli obblighi, la prescrizione per cui gli atti normativi del Governo fissano necessariamente la data di decorrenza dell’efficacia degli obblighi amministrativi posti a cittadini e imprese al 1° luglio e al 1° gennaio successivi alla loro entrata in vigore è stata modificata in sede di conversione, ampliandosene l’ambito di applicazione agli atti amministrativi a carattere generale delle amministrazioni dello Stato, degli enti pubblici nazionali e delle agenzie previste dal decreto legislativo 300/1999, in primis le Agenzie fiscali.

Si registra quindi un ampliamento significativo perché si passa dagli atti normativi, in sostanza, i regolamenti, del solo Governo agli atti amministrativi generali, categoria concettualmente distinta e in un certo qual senso sotto ordinata. Si tratta, infatti, di atti amministrativi la cui caratteristica è di essere rivolta a un numero indeterminato (all’atto dell’adozione) di destinatari.

Non solo, ma il riferimento è ora (quanto ai detti atti amministrativi generali) a tutte le amministrazioni statali, enti pubblici nazionali e le più rilevanti agenzie istituite e disciplinate dal decreto legislativo 300/1999 che riformò l’organizzazione stessa del Governo.

Anna Corrado, Il Sole 24 ORE – Guida Normativa, 18 settembre 2013

 

Partners

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

In questo sito web utilizziamo cookie e tecnologie simili per migliorare i nostri servizi. Informazioni

Dichiaro di accettare i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information