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21/11/2017 01:52
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Per le ristrutturazioni niente vincoli di sagoma

Per le ristrutturazioni niente vincoli di sagoma

Ristrutturazioni e ricostruzioni libere dalla sagoma preesistente: lungo questa linea l'articolo 20 del decreto legge 69 modifica una serie di norme del Testo unico edilizia 380/2001 e, a cascata, opera sulle Regioni (Corte costituzionale 309/2011).

Per sagoma si intende l'insieme dei punti che definiscono il perimetro esterno dell'edificio, con la conseguenza che le ristrutturazioni che dovevano rispettare l' identità di sagoma lasciavano pochi spazi a innovazioni.

 

Per esempio, non era possibile, dovendo rispettare la sagoma, spostare volumi o concentrare più piani su una diversa superficie.

La sagoma, insieme al concetto di volume e a quello di destinazione d'uso, caratterizza ogni intervento edilizio: poiché il volume è traslabile (anche a seguito della legge 70/2011, che ne consente la cessione) e la destinazione d'uso opera per categorie, era rimasta solo la sagoma a limitare le ristrutturazioni di più ampia portata. Ora che si può ristrutturare e ricostruire senza rispettare la sagoma precedente, si è definitivamente elasticizzato il concetto di "fedeltà" che caratterizzava gli interventi di edilizia sostitutiva.

La «Dia»

La dichiarazione di inizio attività (Dia "pesante" o super Dia, articolo 22 del Testo unico 380/2001) può quindi generare edifici diversi, conformi alle previsioni urbanistiche vigenti al momento della ristrutturazione, senza le rigidità conseguenti al formale rispetto della sagoma precedente. Non è più sanzionabile come difformità essenziale lo scostamento dal profilo autorizzato, abuso che poteva determinare anche una riduzione in pristino perché la ristrutturazione era considerata una nuova costruzione.
Questa conseguenza sembra anche applicabile agli abusi antecedenti il decreto del fare: le attuali difformità di sagoma, non essendo più sintomo di variazione essenziale, possono essere oggetto di una ridotta sanzione pecuniaria.
L'innovazione non si applica agli immobili sottoposti a vincoli in base al Codice dei beni culturali (decreto legislativo 42/2004): da una prima lettura sembra che i vincoli che non ammettono ristrutturazioni con diversa sagoma siano quelli su specifici immobili (storico-artistici) e non quelli su edifici posizionati in zone sottoposte a vincolo (e non singolarmente vincolati, come le zone vicine ai corsi d'acqua).
Ciò anche perché, nelle zone vincolate, l'intervento di ristrutturazione, oggi liberato dalla sagoma preesistente, è comunque soggetto a uno specifico titolo abilitativo (permesso di costruire) e quindi deve essere sottoposto al vaglio dell'autorità preposta alla tutela del vincolo (articolo 22, comma 6 del Testo unico 380/2001).
Quindi, chi tentasse di ristrutturare in zona vincolata con una Dia e senza rispettare la sagoma, incorrerebbe in un abuso anche ambientale con l'unica, leggera, tolleranza prevista dal Dpr 139/2010, ad esempio, per le falde del tetto.

Cambiano i termini

01|DA UNO A TRE ANNI

Più diluiti i termini per iniziare e ultimare le costruzioni, che passano da un anno (per l'inizio) e tre anni (per la fine lavori) a tre anni (per l'inizio lavori) e cinque (per l'ultimazione). Così si prende atto del rallentamento dell'attività edilizia e della rigidità del mercato, che ha maggiori tempi di assorbimento. In precedenza, allo scadere dei termini, poteva ottenersi una proroga, ma solo con specifico provvedimento

02|NUOVE PIANIFICAZIONI

Ora che i termini sono prorogati, i costruttori non dovranno nemmeno temere il sopravvenire di nuove pianificazioni urbanistiche, perché è ampliata la norma che fa salve le costruzioni iniziate prima dell'entrata in vigore di nuovi piani. Quindi l'intervento edilizio può possa completarsi nel più ampio termine di cinque anni (invece di tre) senza rischi di contestazioni per contrasto con i piani sopravvenuti

(Guglielmo Saporito, Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi, Focus Il Decreto del Fare, 26 giugno 2013)

 

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