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24/11/2017 02:55
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Il decreto «del fare» è legge, le novità per l'edilizia

Il decreto «del fare» è legge, le novità per l'edilizia

A cura dell'Ing. Franco Giuseppe Nappi

Responsabile del IV Servizio del Comune di Comiziano (NA)

Approvata definitivamente e in attesa di pubblicazione sulla G.U. la legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia (c.d. "decreto del fare ... e del disfare")

Le novità per l'edilizia privata sono molte e riguardano la Scia, il Permesso di costruire, il Certificato di agibilità e le distanze tra fabbricati.

Ecco le novità in materia di:

edilizia privata contenute nell'art.30 della legge;

autorizzazione paesaggistica contenute nell'art.39 della legge).

Silenzio rifiuto nel permesso di costruire

Qualche novità riguarda il silenzio-rifiuto per gli immobili sottoposti a vincolo. In caso di diniego dell'atto di assenso, sia che la tutela competa al comune o ad altra amministrazione, trascorsi nel silenzio i 30 giorni per l'adozione del provvedimento conclusivo, l'istanza si intende respinta (i 30 giorni scattano dal rilascio dell'atto da parte dell'amministrazione cui compete la tutela del vincolo).

Quindi, trascorsi i 30 giorni, il rifiuto in definitiva rimane, ma il responsabile del procedimento è obbligato a trasmettere al richiedente il provvedimento di diniego entro 5 giorni dalla data in cui questo è acquisito agli atti. La comunicazione deve dare indicazione del termine e dell'autorità cui è possibile ricorrere. Un provvedimento che comunque dà una certezza sui tempi di risposta. La legge prescrive anche che il procedimento sia sempre concluso con un atto espresso, ribadendo quanto già stabilito dalla legge 241/1990.

Conferenza di servizi non obbligatoria

Per il permesso di costruire, niente obbligo di indizione di una conferenza di servizi se il vincolo compete ad un'amministrazione che non è quella comunale. L'atto di assenso - secondo il nuovo comma 9 dell'art. 20 del TUE, modificato dalla legge «del fare» - può essere «eventualmente acquisito in conferenza di servizi». Lo scopo è evitare inutili allungamenti di tempo, nei casi non sporadici di indizione di una conferenza di servizi che coinvolge una sola amministrazione, oltre naturalmente al comune procedente.

Acquisizione degli atti di assenso allo Sportello unico per Scia (Segnalazione Certificata Inizio Attività ) e Cil (comunicazione di inizio lavori )

Per gli interventi edilizi soggetti a Scia e alla Cil, l'interessato può richiedere allo sportello unico di acquisire gli atti di assenso necessari per l'intervento edilizio, prima della presentazione della segnalazione o della comunicazione. I lavori, però, possono essere avviati solo dopo la comunicazione, da parte dello sportello unico, dell'avvenuta acquisizione degli atti o dell'esito positivo della conferenza di servizi. L'amministrazione deve dare comunicazione dell'avvenuta acquisizione entro 60 giorni dalla richiesta.

Variazioni di sagoma

Gli interventi edilizi che portano ad una modifica della sagoma ma non del volume sono soggetti a Scia e non più al Permesso di costruire. Nessun cambiamento per gli interventi su immobili sottoposti a vincolo dal Dlgs 42/2004 che comportano modifiche della sagoma e del volume: questi continuano ad essere autorizzati attraverso PdC.

Centri storici

Nelle zone omogenee "A" del piano regolatore, saranno i Comuni a decidere dove potrà essere presentata una Scia in caso di interventi che comportino una modifica della sagoma (ma non del volume). Entro il 30 giugno 2014 i Comuni dovranno adottare una deliberazione con la quale individuare le aree nelle quali non è applicabile la Scia per interventi di demolizione e ricostruzione, o per varianti a permessi di costruire, comportanti modifiche della sagoma. Per i Comuni inadempienti è previsto l'intervento di un commissario del ministero delle Infrastrutture, che adotta la deliberazione, sempre che nel frattempo non vi sia un «intervento sostitutivo della regione ai sensi della normativa vigente».(Analizzando tale modifica, non si capisce la normativa vigente cui fa riferimento la norma relativamente ai termini per l'intervento sostitutivo della regione).

Nelle restanti aree delle zone "A", al di fuori di quelle individuate dai Comuni, gli interventi autorizzabili con Scia, non possono in ogni caso avere inizio prima che siano decorsi trenta giorni dalla data di presentazione della segnalazione. Inoltre viene stabilito un periodo transitorio: finché i Comuni non adottano le deliberazioni richieste, in tutte le zone omogenee "A" non potrà essere impiegata la Scia, ma bisognerà ricorrere al PdC.

Autorizzazione paesaggistica

Modificato il termine di efficacia dell'autorizzazione paesaggistica. Nel caso di lavori iniziati nel quinquennio decorrente dalla data di rilascio dell'autorizzazione, l'efficacia quinquennale del nulla osta paesaggistico viene estesa a tutta la durata dei medesimi lavori.

Il decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 (il c.d. Decreto del Fare), Approvato definitivamente e in attesa di pubblicazione sulla G.U. modifica sostanzialmente gli interventi di ristrutturazione edilizia, di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 Testo Unico per l’edilizia.

La nuova definizione di ristrutturazione edilizia semplifica le procedure di rilascio del titolo abilitativo edilizio, poiché consente di effettuare i lavori con la segnalazione certificata inizio attività anche nei casi in cui la ristrutturazione edilizia modifica la sagoma dell’edificio preesistente, purché l’intervento non sia sottoposto a vincolo dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni.

Negli interventi di ristrutturazione edilizia, quindi, il legislatore pone particolare attenzione sulla consistenza volumetrica o superficie dell’edificio demolito e consente invece la sua ricostruzione con sagoma diversa dalla precedente.

Pertanto, la modifica della sagoma non è più rilevante ai fini della individuazione del permesso di costruire come titolo abilitativo necessario per l’intervento di ristrutturazione edilizia, con la sola eccezione degli immobili sottoposti a vincolo dei beni culturali e del paesaggio.

 

Gli interventi di ristrutturazione edilizia possono essere realizzati con i seguenti titoli abilitativi edilizi:

A) permesso di costruire, di cui all’articolo 10, comma 1, lettera c), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, nei seguenti casi:

- interventi che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, dei prospetti o delle superfici;

- limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, interventi che comportino mutamenti della destinazione d’uso;

- interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni.

B) segnalazione certificata inizio attività, di cui all’articolo 22, comma 2, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, nei seguenti casi:

- interventi di ristrutturazione edilizia che comportino modificazioni della sagoma di immobili non sottoposti a vincoli, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni;

- varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione d’uso e la categoria edilizia che non alterano la sagoma dell’edificio qualora sottoposto a vincolo ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni e non violano le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire.

C) super DIA, di cui all’articolo 22, comma 3, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, nei seguenti casi: -  interventi che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, dei prospetti o delle superfici; - interventi che comportino mutamenti della destinazione d’uso, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A;

- interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni

 

Ulteriore semplificazioni per l’ edilizia

Cade l’obbligo di presentare il Durc (documento unico di regolarità contributiva) nel caso di lavori fatti in proprio. Il Durc, d’ora in avanti, varrà per 120 giorni. Nei lavori pubblici diventa obbligatoria l’anticipazione del 10% per gli appalti.

Agibilità parziale

Il certificato di agibilità può essere chiesto anche per singoli edifici o porzioni della costruzione e per singole unità immobiliari, purché le opere strutturali connesse siano terminate e collaudate, siano stati collaudati gli impianti delle parti comuni e le relative opere di urbanizzazione primaria.

Proroga dei termini di inizio e fine lavori nei titoli abilitativi e nelle convenzioni di lottizzazione

Salva diversa disciplina regionale e previa comunicazione del soggetto interessato, viene stabilità la possibilità di proroga di due anni dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori dei permessi di costruire, delle segnalazioni certificate d'inizio attività e delle super-dia.

La proroga riguarda i termini, così come indicati nei titoli abilitativi rilasciati o comunque formatisi antecedentemente all'entrata in vigore del decreto legge, purché non siano già decorsi al momento della comunicazione da parte dell'interessato. Altra condizione fondamentale: al momento della comunicazione dell'interessato i titoli abilitativi non devono essere in contrasto con gli eventuali nuovi strumenti urbanistici adottati o approvati.

Prorogati di 3 anni anche i termini di validità e di inizio e fine dei lavori delle convenzioni di lottizzazione (legge 1150/42) stipulate entro il 31 dicembre 2012.

Deroghe delle distanze tra fabbricati

Le regioni e le province autonome possono prevedere deroghe rispetto al DM 1444/68, che, all'articolo 9, fissa i limiti di distanza tra fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee. In fase di revisione o di definizione di strumenti urbanistici, ed in deroga al decreto, esse possono dettare disposizioni su spazi da destinare al verde, ai parcheggi, agli insediamenti residenziali e produttivi. La norma precisa che le regioni e le province autonome potranno esercitare i poteri derogatori ferma restando la competenza statale in materia di ordinamento civile con riferimento al diritto di proprietà e alle connesse norme del codice civile.

Il decreto del fare è stato redatto da molte mani, con l’intervento di numerosi ministri( si parla di 19), accade così che per spingere a semplificare in materia edilizia, si è pervenuto, con enorme rischio, per ogni cittadino, di riaprire la strada all’edilizia di bassa qualità e alla messa in discussione del diritto minimo di godere di una quota di verde e di servizi pubblici( asili nido, scuole materne, scuole dell’obbligo, attrezzature religiose, culturali, sociali, assistenziali, sportive e persino parcheggi) nel quartiere ove risiede, con la deroga dei “ limiti che il decreto n. 1444 del 02/04/1968 definiva inderogabili per densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati nonché per i rapporti tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive”- i cosidetti standard urbanistici.

Con il suindicato “ decreto del fare ..” i limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati nonché per i rapporti tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive, diventano derogabili con legge o addirittura con un semplice regolamento.

La Regione Campania ha già legiferato in materia, nel 1982, ma in senso favorevole all’offerta di servizi, innalzando i 18 metri quadrati per abitante previsto nell’area a 20 metri quadrati. Ora si apre la possibilità di deroghe al ribasso, con il rischio tuttavia che si metta in discussione il diritto minimo di ogni cittadino di godere di una quota di verde e di servizi pubblici nel quartiere ove risiede.

Speriamo fortemente che la Regione Campania non provveda ad alcuna rivisitazione, in ribasso, della norma vigente in materia ed inerente “i limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza tra i fabbricati nonché per i rapporti tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive”.

Sicuro di aver dato una particolare utilità alla presente recensione, e nell’attesa di una mia prossima recensione, anche sulla reiterazione di vincoli urbanistici, perequazione urbanistica ,etc, invito i tecnici, addetti ai lavori, ad un confronto su tali argomentazioni.

 

Comiziano, lì 17 agosto 2013


Il Responsabile del IV Servizio

del Comune di Comiziano (NA)

Ing. Franco Giuseppe Nappi

 

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