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20/11/2017 16:19
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Sarà più indipendente il certificatore energetico

Requisiti stringenti per chi redige l'Attestato: formazione di 64 ore e «nessuna parentela» - Il tecnico che firma l'atto ha la responsabilità diretta, ai sensi dell'articolo 481 del codice penale

Il business della certificazione energetica diventa adulto, si qualifica e dice stop agli attestati pubblicizzati su internet a pochi euro. Il Consiglio dei ministri di venerdì scorso ha finalmente varato il regolamento che definisce i requisiti per i certificatori energetici degli edifici.

A spingere, quasi d'urgenza, l'approvazione di questo regolamento a una settimana dal voto elettorale è stata la procedura d'infrazione pervenuta il 19 luglio 2012 alla Corte di giustizia europea (causa C-345/12): nel ricorso è stato contestato all'Italia il mancato rispetto dell'obbligo di certificare le condizioni energetiche degli edifici attraverso esperti indipendenti. Innanzitutto, con il decreto ministeriale del 22 novembre 2012 pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 290, il ministero dello Sviluppo Economico ha eliminato la possibilità di autocertificare il proprio immobile (prassi diffusa per gli edifici meno efficienti, in classe G) e ha poi deciso di adempiere al Dlgs 192/2005, definendo i criteri di riconoscimento per assicurare la qualificazione e l'indipendenza degli esperti e degli organismi cui affidare la certificazione energetica (in attuazione della direttiva 2002/91/CE).
i requisiti professionali

Nel dettaglio il regolamento approvato definisce i requisiti professionali e i criteri di accreditamento degli esperti e degli organismi incaricati di effettuare la certificazione energetica. Tra questi gli enti locali, gli organismi pubblici operanti nel settore energetico, i tecnici abilitati, gli organismi di ispezione nel settore delle costruzioni edili e dell'impiantistica connessa e, infine, le società di servizi energia (le cosiddette Esco).

Per quanto riguarda i «tecnici abilitati», questi possono essere: laureati in specifiche classi, oppure diplomati in istruzione tecnica nel settore tecnologico, iscritti all'ordine di competenza (architetti, ingegneri, geometri o periti industriali), ma devono operare solamente «all'interno delle proprie competenze»; oppure laureati in altre classi (definite dal Dpr) o diplomati, ma in possesso dell'attestato di frequenza a un corso di formazione per la certificazione energetica degli edifici (della durata minima di 64 ore), tra quelli autorizzati dal ministero dello Sviluppo economico insieme con l'Ambiente e le Infrastrutture. Qualora siano assenti competenze specifiche, il certificatore è tenuto a farsi affiancare da un altro tecnico abilitato.

I corsi saranno tenuti a livello nazionale da università, enti di ricerca, ordini e collegi professionali; a livello regionale dalle Regioni e Province autonome e da altri soggetti autorizzati dalle Regioni (in base ai contenuti minimi, definiti nell'allegato 1 del regolamento).

L'imparzialità del certificatore
I certificatori dovranno dichiarare l'assenza di conflitto di interessi con i progettisti, i costruttori e i produttori di materiali coinvolti nella costruzione o ristrutturazione dell'edificio in esame (nel dettaglio l'assenza di qualsiasi «coinvolgimento diretto o indiretto»). Inoltre, per assicurare la piena indipendenza e imparzialità di giudizio dei certificatori energetici, il tecnico abilitato «non deve essere né il coniuge né un parente fino al quarto grado» degli attori coinvolti - dalla progettazione alla produzione dei materiali - nel cantiere.
Il decreto, infine, sottolinea e ribadisce l'importanza dell'Attestato di certificazione energetica (Ace): ha valenza di atto pubblico, con la responsabilità diretta del tecnico che lo firma, ai sensi dell'articolo 481 del Codice penale («Falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità»).

Le finalità nazionali
Il ministero, con l'approvazione di questo regolamento, si prefigge un duplice obiettivo: promuovere l'efficienza energetica e dare un nuovo impulso alle imprese del settore. Nella nota illustrativa allegata, sottolinea l'importanza di definire anche gli standard professionali uniformi, oltre ai criteri di accreditamento dei certificatori. «Si evidenzia – si legge nella nota – la necessità di un indirizzo e di responsabilità chiare, nonché di un attento monitoraggio del processo».

Il ministero conosce bene le «differenti posizioni manifestate a più riprese dalle Regioni» sul tema dell'efficienza energetica, ma ricorda «la necessità di fornire un servizio reale ai cittadini» che contribuisca al «raggiungimento di obiettivi nazionali»: l'importanza di ricondurre le indicazioni delle Regioni all'interno di «uno schema comune» passa attraverso «la definizione di metodi di calcolo comuni ai più alti livelli di garanzia tecnica (Cen e Uni)» e «l'adozione di strumenti di riferimento (casi di studio, fogli di calcolo eccetera) predisposti dal Comitato termotecnico italiano con l'obiettivo di fornire percorsi guidati all'utilizzo delle metodologie», anche per «ridurre - conclude la nota illustrativa - la dispersione dei risultati in relazione alla formazione, all'esperienza e all'interpretazione dei diversi illustratori».

Il ruolo delle regioni
Il nuovo regolamento si applicherà nelle Regioni e Province autonome che non hanno una propria disciplina in materia di qualificazione dei certificatori energetici, e comunque fino all'entrata in vigore delle norme regionali. Le Regioni e Province autonome che invece hanno già legiferato su questo tema devono adeguare la propria normativa, per renderla coerente con quella nazionale.

Potranno comunque: adottare un sistema di riconoscimento dei soggetti abilitati (ad esempio l'albo); promuovere iniziative di informazione e attività di formazione e aggiornamento; monitorare l'impatto del sistema di certificazione degli edifici; predisporre un sistema di accertamento della correttezza e qualità dei servizi di certificazione; promuovere accordi volontari o altri strumenti per assicurare agli utenti prezzi equi di accesso al servizio.

Alle Regioni e Province autonome spettano anche le procedure di controllo, prioritarie per le classi energetiche più efficienti, per accertare la documentazione, valutare la congruità e la coerenza dei dati di progetto o di diagnosi con la metodologia di calcolo. A loro il compito, infine, di effettuare delle ispezioni delle opere o dell'edificio interessato.

(Michela Finizio, Il Sole 24 Ore Casa24, 21 febbraio 2013)

 

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