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24/11/2017 12:22
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Imu: deluse le aspettative dei comuni

La legge di stabilità per l'anno 2013 (Legge n. 228 del 24 dicembre 2012) ha apportato delle nuove modifiche alla disciplina della travagliata imposta municipale propria (Imu) che, pur avendo visto la luce solo da poco più di anno, è già stata oggetto di numerosi interventi normativi ed interpretativi. Il comma 380 dell'articolo unico della citata norma ha soppresso la quota statale del tributo, prevista dall'art. 13, comma 11, del Dl n. 201/2011, devolvendola ai comuni. La stessa norma ha però istituito contestualmente una nuova quota del tributo spettante allo Stato, pari al gettito derivante dagli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, calcolato ad aliquota standard dello 0,76%.

All'operazione sopra descritta si accompagna inoltre la definitiva eliminazione del fondo sperimentale di riequilibrio e, per i comuni delle regioni Sicilia e Sardegna, dei trasferimenti erariali. Non prima però di aver operato sui medesimi le riduzioni previste dall'art. 16, comma 6, del Dl n. 95/2012 (fissata in complessivi 2.250 mln di euro per i comuni nel 2013 dal comma 119 della legge n. 228/2012, contro 500 mln di euro dell'anno 2012), dall'art. 14, comma 13-bis, del Dl n. 201/2011 (riduzione per l'applicazione della maggiorazione alla Tares, stimata in complessivi 1.000 mln di euro) e dall'art. 7, co. 31-sexies, del Dl n. 78/2010 (soppressione della quota di diritti di segreteria da devolvere all'ex Agenzia dei Segretari comunali). In sostanza, i comuni si troveranno a beneficiare dell'intero gettito del tributo derivante da tutti gli immobili imponibili, fatta eccezione per quelli appena sopra indicati, ma perderanno le residue erogazioni statali (salvo alcune limitate fattispecie).

Tuttavia, allo scopo di ridurre comunque la sperequazione delle risorse disponibili nei diversi territori, presente a causa della diversificata distribuzione delle basi imponibili del tributo, il citato comma 380 ha istituito uno speciale fondo di solidarietà comunale. Il fondo viene alimentato da una quota dell'imposta municipale propria spettante ai comuni e da una quota a carico del bilancio statale (890,5 mln di euro per il 2013, oltre ad 150 mln di euro per il medesimo anno a tale scopo destinati una tantum dal comma 120 dell'art. 1 della legge n. 228/2012, e ad 318,5 mln di euro per il 2014).

La ripartizione del fondo, definita da uno specifico Dpcm da emanare entro il 30 aprile 2013, non avverrà però tenendo conto solo degli effetti finanziari dell'operazione sopra descritta, in termini di maggiori/minori risorse disponibili per l'Imu 2013 rispetto alle risorse ottenute nell'anno 2012 dall'Imu comunale (ad aliquote di base) e dalle contribuzioni statali soppresse, ma sarà eseguita anche sulla base di ben altri sei parametri, che includono la definizione dei fabbisogni standard, la dimensione demografica e territoriale degli enti, la dimensione del gettito Imu comunale ad aliquota di base, l'incidenza del soppresso fondo sperimentale di riequilibrio sulle risorse complessive per l'anno 2012, le riduzioni disposte dal decreto sulla spending review (Dl n. 95/2012) e l'esigenza di limitare le variazioni delle risorse disponibili ad aliquota di base. La natura del fondo di solidarietà comunale fa si che non tutti i comuni otterranno un trasferimento positivo, ma ve ne saranno alcuni, probabilmente quelli beneficianti di un significativo incremento di risorse dalla nuova Imu 2013, che subiranno una decurtazione dell'Imu loro spettante a vantaggio del Fondo stesso.

La devoluzione allo Stato del gettito dell'Imu derivante dagli immobili produttivi, oltre a comportare alcune attente riflessioni per individuare i cespiti sui quali deve calcolarsi, avrebbe potuto mettere a rischio il gettito disponibile per quei comuni che nel 2012 si erano avvalsi della facoltà di incrementare l'aliquota del tributo applicata ai predetti immobili, rispetto a quella di base. Per evitare ciò il comma 380 dell'art. 1 della legge n. 228/2012 ha concesso ai comuni la facoltà di aumentare l'aliquota relativa agli immobili produttivi di categoria D fino a 0,3 punti percentuali. In tal modo un ente che, ad esempio, nel 2012 aveva applicato l'aliquota dello 0,96% ai sopra citati immobili, potrebbe continuare a beneficiare anche nel 2013 del gettito derivante dall'aliquota eccedente quella statale (vale a dire lo 0,2%). Opzione che probabilmente sarà necessaria per gli enti che versano nella condizione sopra indicata, pena una rilevante perdita di gettito che non troverebbe alcuna compensazione.

Sotto un profilo più strettamente tributario, la presenza della nuova quota statale modifica le facoltà concesse ai comuni in tema di aliquote del tributo dall'art. 13 del Dl n. 201/2011. In primo luogo, non sarà più possibile ridurre fino allo 0,4% l'aliquota per gli immobili produttivi di categoria D locati o non produttivi di reddito fondiario o appartenenti a soggetti Ires (art. 13, comma 9, Dl n. 201/2011), rappresentando lo 0,76% spettante allo Stato un limite invalicabile al ribasso. In secondo luogo, occorre comprendere come debbano trattarsi gli immobili appartenenti alla categoria catastale D10 (fabbricati strumentali all'attività agricola). Dando per scontata l'ipotesi, tutta da verificare, che possano definirsi “immobili produttivi”, si pone un contrasto con la norma dell'art. 13, comma 8, del Dl n. 201/2011, la quale stabilisce che agli stessi debba applicarsi l'aliquota dello 0,2% (riducibile dal comune fino allo 0,1%), poiché appartenendo alla categoria catastale D sarebbero soggetti alla nuova quota di riserva statale, da calcolarsi però con l'aliquota dello 0,76%. Quindi, o si ritiene che gli stessi non rientrino nella riserva statale, oppure si assiste ad un aumento del prelievo applicato ai fabbricati rurali ad uso strumentale (ferma restando l'esenzione per quelli ubicati in comuni montani o parzialmente montani, contenuta nell'art. 9, comma 8, del Dlgs n. 23/2011).

In definitiva, al di la delle questioni tecniche che, comunque richiedono specifici chiarimenti, appare evidente che la nuova impostazione dell'Imu non porterà nuove risorse ai comuni e renderà difficile, salvo il reperimento di altre risorse, un alleggerimento delle aliquote già applicate, suggerendo quindi una particolare prudenza nell'impostazione delle politiche tributarie in materia di Imu nel 2013.


(Stefano Baldoni, Il Sole 24 ORE - Diritto e Pratica Amministrativa, febbraio 2013, n. 2)

 

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