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21/11/2017 12:51
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Assolta la giunta dall′accusa di danno erariale

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Assolta la giunta dall′accusa di danno erariale
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Assolta la giunta dall′accusa di danno erariale
a cura di Sonia LAzzini
 

La Corte dei conti – Sezione giurisdizionale di appello per la Regione siciliana ribalta il giudizio di primo grado e assolve i componenti di una giunta provinciale, assieme al segretario generale dall’accusa di aver provocato un danno erariale a seguito di sottoscrizione, con premio a carico dell’Ente pubblico, di una copertura per la responsabilità amministrativa in quanto nel 1999 il quadro normativo – in quanto appariva nebuloso e poco chiaro (di per sé, e anche nell’ottica della distinzione fra amministratori e dirigenti) – era certamente idoneo a ingenerare confusione nella fase interpretativa e applicativa, e – derivatamene – inidoneo ad integrare i presupposti della colpa grave



In effetti, il Collegio, richiamandosi alla linea ragionativa della sentenza n.207/2007 di questa Sezione (e condividendola pienamente), non può non rilevare che – partendo dal disposto dell’art.23 della legge 27 dicembre 1985, n.816, a mente del quale “i comuni e le province possono assicurare i propri amministratori ed i propri rappresentanti contro i rischi conseguenti all’espletamento del loro mandato” – la normativa contrattuale (generale e decentrata) si è adeguata a tale meccanismo (si veda l’art.8 del C.C.N.L. del 31 marzo 1999 del comparto regioni-autonomie locali e l’art.43 del C.C.N.L. del 14 settembre 2000 dello stesso comparto, secondo cui le amministrazioni interessate devono assumere “le iniziative necessarie per la copertura assicurativa della responsabilità civile dei dirigenti, ivi compreso il patrocinio legale, salvo le ipotesi di dolo o di colpa grave”; nonché l’art.19 del Contratto decentrato per la Dirigenza, il quale disponeva che la Provincia di Catania provvedesse a stipulare adeguati contratti di assicurazione per la copertura dei rischi connessi all’attività dei dirigenti), con la conseguenza che il quadro normativo – in quanto appariva nebuloso e poco chiaro (di per sé, e anche nell’ottica della distinzione fra amministratori e dirigenti) – era certamente idoneo a ingenerare confusione nella fase interpretativa e applicativa, e – derivatamene – inidoneo ad integrare i presupposti della colpa grave, così come individuata dal Collegio nelle note che precedono (con riferimento – ovviamente – al periodo in cui venne adottata la delibera che ha dato origine il presente giudizio: 1999)._ Tutto ciò premesso (e tenuto conto delle conseguenze derivanti dalle valutazioni appena fatte in ordine alla mancanza di colpa grave nel comportamento dei convenuti), la Sezione ritiene comunque utile e pertinente il richiamo dell’art.3, comma 59, della legge 24 dicembre 2007, n.244 (legge finanziaria 2008), secondo cui “è nullo il contratto di assicurazione con il quale un ente pubblico assicuri propri amministratori per i rischi derivanti dall’espletamento dei compiti istituzionali connessi con la carica e riguardanti la responsabilità per danni cagionati allo Stato o ad enti pubblici e la responsabilità contabile. I contratti di assicurazione in corso alla data di entrata in vigore alla presente legge cessano di avere efficacia alla data del 30 giugno 2008”. Infatti, tale norma – partendo chiaramente dalla consapevolezza dei dubbi e delle incertezze derivanti dalla normativa precedente (leggi e contratti) – ha voluto evidentemente porre un momento chiarificatore, peraltro sostanzialmente prorogando di sei mesi i contratti di assicurazione in corso al 1° gennaio 2008 (il che rafforza ulteriormente la consapevolezza, maturata dal legislatore, che – in concreto – le pubbliche amministrazioni, nel corso degli anni ’90, avevano massicciamente ricorso alla tutela assicurativa proprio per la convinzione che la stipulazione dei contratti di assicurazione fosse del tutto legittima), rinviando al 1° luglio 2008 l’operatività del meccanismo “sanzionatorio” per i soggetti che violano la norma stessa (danno erariale da determinare in misura pari a dieci volte l’ammontare dei premi complessivamente stabilita nel contratto: ultimo periodo del citato comma 59).

Merita di essere segnalata la sentenza numero 262 del 17 luglio 2008 emessa dalla Corte dei conti – Sezione giurisdizionale di appello per la Regione siciliana

" La nozione di colpa grave viene (giustamente) correlata, dalla giurisprudenza pressoché unanime, non ad una mera violazione di legge, o ad una qualsiasi manifestazione di negligenza, imprudenza e imperizia, ma ad un comportamento che denoti dispregio delle elementari, o comunque più comuni, regole di prudenza, tale, cioè, da integrare, in condizioni normali, un alto tasso di probabilità rispetto alla verificazione dell’evento dannoso. Pertanto, affinchè si realizzi una fattispecie di colpa grave occorre che l’azione (o l’omissione) dimostri chiaramente l’assenza di un grado minimo di diligenza (straordinaria ed inescusabile imprudenza), di modo che l’azione (o l’omissione) risulti collegata all’evento da un grado talmente ampio di probabilità e di prevedibilità da consentire di ipotizzare l’effettiva “previsione” dell’e- vento dannoso, pur se di tale previsione non è poi necessario fornire una prova specifica e puntuale, anche per la mancanza, nella struttura del processo contabile, dei meccanismi istruttori e dibattimentali tipici del processo penale, con la conseguenza che alla (effettiva) previsione dell’evento dannoso, che è tipica della figura penalistica della “colpa cosciente”, si deve sostituire l’ampio grado di probabilità e di prevedibilità di cui si è detto (cioè, come se l’evento fosse stato previsto).

Ciò premesso, gli appelli sono fondati (si tenga conto, fra l’altro, che – come correttamente ha affermato il giudice di primo grado – “in realtà, i convenuti non sembra contestino la sostanziale illiceità della copertura assicurativa del danno erariale conseguente a responsabilità amministrativo-contabile, considerato che la difesa è essenzialmente e principalmente incentrata sull’affermazione della esclusione della copertura alle ipotesi di colpa grave, come si evincerebbe in sede di interpretazione del contratto stipulato con la Società Reale Mutua Assicurazione”).

In effetti, il Collegio, richiamandosi alla linea ragionativa della sentenza n.207/2007 di questa Sezione (e condividendola pienamente), non può non rilevare che – partendo dal disposto dell’art.23 della legge 27 dicembre 1985, n.816, a mente del quale “i comuni e le province possono assicurare i propri amministratori ed i propri rappresentanti contro i rischi conseguenti all’espletamento del loro mandato” – la normativa contrattuale (generale e decentrata) si è adeguata a tale meccanismo (si veda l’art.8 del C.C.N.L. del 31 marzo 1999 del comparto regioni-autonomie locali e l’art.43 del C.C.N.L. del 14 settembre 2000 dello stesso comparto, secondo cui le amministrazioni interessate devono assumere “le iniziative necessarie per la copertura assicurativa della responsabilità civile dei dirigenti, ivi compreso il patrocinio legale, salvo le ipotesi di dolo o di colpa grave”; nonché l’art.19 del Contratto decentrato per la Dirigenza, il quale disponeva che la Provincia di Catania provvedesse a stipulare adeguati contratti di assicurazione per la copertura dei rischi connessi all’attività dei dirigenti), con la conseguenza che il quadro normativo – in quanto appariva nebuloso e poco chiaro (di per sé, e anche nell’ottica della distinzione fra amministratori e dirigenti) – era certamente idoneo a ingenerare confusione nella fase interpretativa e applicativa, e – derivatamene – inidoneo ad integrare i presupposti della colpa grave, così come individuata dal Collegio nelle note che precedono (con riferimento – ovviamente – al periodo in cui venne adottata la delibera che ha dato origine il presente giudizio: 1999).

Tutto ciò premesso (e tenuto conto delle conseguenze derivanti dalle valutazioni appena fatte in ordine alla mancanza di colpa grave nel comportamento dei convenuti), la Sezione ritiene comunque utile e pertinente il richiamo dell’art.3, comma 59, della legge 24 dicembre 2007, n.244 (legge finanziaria 2008), secondo cui “è nullo il contratto di assicurazione con il quale un ente pubblico assicuri propri amministratori per i rischi derivanti dall’espletamento dei compiti istituzionali connessi con la carica e riguardanti la responsabilità per danni cagionati allo Stato o ad enti pubblici e la responsabilità contabile. I contratti di assicurazione in corso alla data di entrata in vigore alla presente legge cessano di avere efficacia alla data del 30 giugno 2008”. Infatti, tale norma – partendo chiaramente dalla consapevolezza dei dubbi e delle incertezze derivanti dalla normativa precedente (leggi e contratti) – ha voluto evidentemente porre un momento chiarificatore, peraltro sostanzialmente prorogando di sei mesi i contratti di assicurazione in corso al 1° gennaio 2008 (il che rafforza ulteriormente la consapevolezza, maturata dal legislatore, che – in concreto – le pubbliche amministrazioni, nel corso degli anni ’90, avevano massicciamente ricorso alla tutela assicurativa proprio per la convinzione che la stipulazione dei contratti di assicurazione fosse del tutto legittima), rinviando al 1° luglio 2008 l’operatività del meccanismo “sanzionatorio” per i soggetti che violano la norma stessa (danno erariale da determinare in misura pari a dieci volte l’ammontare dei premi complessivamente stabilita nel contratto: ultimo periodo del citato comma 59).

In base alle considerazioni che precedono, gli atti di appello vengono accolti, con conseguente assoluzione dei convenuti.

Ai sensi dell’art.10-bis, comma 10, del decreto-legge 30 settembre 2005, n.203, introdotto con la legge (di conversione) 2 dicembre 2005, n.248 (di interpretazione autentica dell’art.3, comma 2-bis, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n.543, introdotto con la legge di conversione 20 dicembre 1996, n.639), viene liquidata (a carico della Provincia regionale di Catania) la somma di € 1.000,00 pro-capite in favore *++ e la somma di € 1.500,00 in favore del sig. Michelangelo I:i."

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 262 del 17 luglio 2008 emessa dalla Corte dei conti – Sezione giurisdizionale di appello per la Regione siciliana
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte dei conti – Sezione giurisdizionale di appello per la Regione siciliana – composta dai magistrati:
dott. Antonino SANCETTA - Presidente
dott. Salvatore CILIA - Consigliere-relatore
dott. Giuseppe COZZO - Consigliere
dott. Luciana SAVAGNONE - Consigliere
dott. Mariano GRILLO - Consigliere
ha pronunciato la seguente



 

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