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20/11/2017 16:09
Home Articoli Mutamento di destinazione d’uso, senza opere.

Mutamento di destinazione d’uso, senza opere.

commento del geom. Antonio Gnecchi

L’articolo 52, comma 2, della legge regionale n. 12 del 2005, regola il mutamento di destinazione d’uso, senza opere, prevedendo, dal punto di vista procedurale, il solo obbligo della preventiva comunicazione al comune ( senza limite di slp).

Il contributo di costruzione è dovuto nella misura massima corrispondente alla nuova destinazione, determinata con riferimento al momento dell’intervenuta variazione, qualora la destinazione d’uso sia stata modificata nei dieci anni successivi all’ultimazione (data di riferimento) ai sensi del successivo comma 3, stesso articolo.

Cosa diversa, ma non troppo, è il mutamento di destinazione d’uso, senza opere, ancorché sottratto a qualunque atto di assenso, che è soggetto al pagamento del contributo qualora la nuova destinazione comporti un maggior carico urbanistico. La circostanza che le modifiche di destinazione d’uso senza opere non soggette a preventivo titolo abilitativo, non comporta, di diritto, l’esenzione dagli oneri di urbanizzazione e quindi la gratuità dell’operazione. Il contributo non è geneticamente collegato al rilascio di un nuovo permesso di costruire, per cui il mutamento di destinazione d’uso, anche se non soggetto a nessun titolo abilitativo (in quanto senza opere), cui consegua un maggior carico urbanistico comporta l’onere del pagamento della differenza tra gli oneri connessi alla destinazione originaria e quelli dovuti per la nuova destinazione impressa.

Il mutamento di destinazione, se riconducibile ad una classe contributiva diversa e più onerosa della precedente, tale che, se il titolo abilitativo fosse stato richiesto fin dall’origine per la nuova destinazione, avrebbe comportato un diverso e meno favorevole contributo urbanistico, impone l’applicazione della norma di cui all’ex articolo 10, della legge n. 10/1977, ora confluito nell’articolo 19, del dPR n. 380/2001.

Una ulteriore annotazione riguarda il contributo di costruzione per cambio di destinazione d’uso di un locale.. Si tratta di partecipazione del singolo al carico del comune per i servizi derivanti dalle opere di urbanizzazione. Il contributo diviene privo di causa se la costruzione autorizzata non venga eseguita, ma se viene eseguita e utilizzata secondo la sua destinazione, l’onere contributivo non manca di causa. La partecipazione agli oneri non è legata ad un periodo minimo di utilizzazione ma è connessa col potenziale godimento, e non misurabile nel tempio, delle opere di urbanizzazione e non ne può quindi essere richiesta la restituzione ove il carico urbanistico dell’opera venga a mutare in quanto in tal caso sorge un nuovo obbligo che prescinde da quello assolto in precedenza per un’opera di diverso carico urbanistico.

In definitiva, a fronte dell’accertato mutamento di destinazione d’uso (comunicazione dell’interessato in questo caso), l’amministrazione può legittimamente calcolare di nuovo il quantum dovuto in relazione al diverso carico urbanistico derivante dall’insediamento di un’attività di tipo direzionale piuttosto che di una residenza, tenuto presente che, come già illustrato, il contributo di urbanizzazione non è genericamente collegato al rilascio di un nuovo titolo abilitativo, ma rappresenta la compartecipazione posta a carico del titolare dell’alloggio alle utilità derivanti dalla presenza delle opere di urbanizzazione.

La Giurisprudenza, sia dei TAR che del CdS, in diverse occasioni, hanno sostenuto quanto sopra affermato.

Ricordo, per tutte:

TAR Lombardia, sezione Brescia, 13 giugno 2002, n. 957

TAR Lombardia, sezione Brescia, 10 marzo 2005, n. 145

CdS , sezione V, 12 giugno 2002, n. 3268

31 gennaio 2011.

Geom. Antonio Gnecchi

 

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