UNITEL

Dimensione Testo
  • Aumenta
  • Dimensione originale
  • Diminuisci
    
23/11/2017 15:55
Home Articoli dismissioni con modifica delle destinazioni d’uso

dismissioni con modifica delle destinazioni d’uso

Le dismissioni con modifica delle destinazioni d’uso previste dal piano delle alienazioni degli immobili comunali - art 58 del dl 112/2008 - con le modifiche introdotte dal D. L. 201/2011 diventano efficaci e possono produrre paradossali classificazioni urbanistiche in caso di intempestive valutazioni delle Regioni. Ecco perché

Con il varo del Decreto Legge 201/2011 “disposizioni urgenti per la crescita, l’equità ed il consolidamento dei conti pubblici” entrato in vigore il 6 dicembre 2011, è stato introdotto una norma che permette agli Enti Pubblici di disporre la destinazione d’uso urbanistica degli immobili previsti in dismissione che, nel contempo, vengono automaticamente classificati come patrimonio disponibile.
In realtà il D.L. ha reintrodotto una norma che, in forma diversa, era stata dichiarata costituzionalmente illegittima nel 2009,  e ora – in versione modificata – viene riproposta eliminando le questioni che ne avevano prodotto l’incostituzionalità.
In sintesi la norma prevede che gli Organi di Governo Locale – in fase di approvazione del “Piano delle Alienazioni” da allegare al bilancio preventivo degli Enti – dispongano la destinazione d’uso urbanistica degli immobili previsti in dismissione che, nel contempo, vengono automaticamente classificati come patrimonio disponibile.
Facile immaginare che i bandi d’asta di collocazione degli immobili, emanati dagli Enti Locali a seguito dell’applicazione di tale norma, riguarderanno esclusivamente edifici o terreni edificabili con la destinazione d’uso più ambita dal mercato immobiliare, anche se in origine tali beni avessero avuto vocazione specificatamente istituzionale o agricola.
Ma vediamo nel dettaglio l’evoluzione di tale questione e la sua applicazione pratica.
Il D.L. 112/2008 all’articolo 58 prevedeva che il “Piano di Alienazione” degli immobili di proprietà degli Enti locali, disponesse espressamente la destinazione urbanistica degli stessi. Tale destinazione urbanistica - unilateralmente decisa – costituiva variante allo strumento urbanistico generale, e non necessitava di verifiche in merito alla conformità con gli strumenti urbanistici di livello superiore, siano essi Provinciali o Regionali.
La motivazione di tale arbitrarietà era costituita dal fatto per cui le varianti assunte in tal senso, avevano ad oggetto “singoli immobili” e non una pianificazione di carattere generale.
La norma venne immediatamente impugnata dalla Regione Piemonte che rilevava lesione degli articoli 117 e 118 della Costituzione (potestà legislativa concorrente), e la Corte Costituzionale - con sentenza nr. 340/2009 – accolse il ricorso dichiarando incostituzionale il comma secondo dell’articolo 58, nelle disposizioni che escludono la conformità con gli strumenti urbanistici di livello superiore, restituendo pertanto la potestà di controllo in materia urbanistica in capo alle Regioni.
Ma attualmente il cosiddetto Decreto “Salva Italia” (D.L. 201/2011) ha sostituito – con la modifica di cui all’articolo 27, comma 7 – i commi 1 e 2 dell’articolo 58 del D.L. 112/2008, che di seguito si riporta:

Legge 22 dicembre 2011, n. 214
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201: Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici

omissis:
7. Il commi 1 e 2 dell’articolo 58 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono così sostituiti:
«1. Per procedere al riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di Regioni, Province, Comuni e altri Enti locali, nonché di società o Enti a totale partecipazione dei predetti enti, ciascuno di essi, con delibera dell’organo di Governo individua, redigendo apposito elenco, sulla base e nei limiti della documentazione esistente presso i propri archivi e uffici, i singoli beni immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione. Viene così redatto il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari allegato al bilancio di previsione nel quale, previa intesa, sono inseriti immobili di proprietà dello Stato individuati dal Ministero dell’economia e delle finanze-Agenzia del demanio tra quelli che insistono nel relativo territorio.
2. L’inserimento degli immobili nel piano ne determina la conseguente classificazione come patrimonio disponibile, fatto salvo il rispetto delle tutele di natura storico-artistica, archeologica, architettonica e paesaggistico-ambientale. Il piano è trasmesso agli Enti competenti, i quali si esprimono entro trenta giorni, decorsi i quali, in caso di mancata espressione da parte dei medesimi Enti, la predetta classificazione è resa definitiva. La deliberazione del consiglio comunale di approvazione, ovvero di ratifica dell’atto di deliberazione se trattasi di società o Ente a totale partecipazione pubblica, del piano delle alienazioni e valorizzazioni determina le destinazioni d’uso urbanistiche degli immobili. Le Regioni, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, disciplinano l’eventuale equivalenza della deliberazione del consiglio comunale di approvazione quale variante allo strumento urbanistico generale, ai sensi dell’articolo 25 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, anche disciplinando le procedure semplificate per la relativa approvazione. Le Regioni, nell’ambito della predetta normativa approvano procedure di copianificazione per l’eventuale verifica di conformità agli strumenti di pianificazione sovraordinata, al fine di concludere il procedimento entro il termine perentorio di 90 giorni dalla deliberazione comunale. Trascorsi i predetti 60 giorni, si applica il comma 2 dell’articolo 25 della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Le varianti urbanistiche di cui al presente comma, qualora rientrino nelle previsioni di cui al paragrafo 3 dell’articolo 3 della direttiva 2001/42/CE e del comma 4 dell’articolo 7 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i. non sono soggette a valutazione ambientale strategica.».”


La versione, ora modificata ed adeguata ai rilievi effettuati dalla Corte Costituzionale, in sintesi prevede:

  • gli Organi di Governo degli Enti Locali stabiliscono la destinazione urbanistica dei beni inseriti nel “Piano delle Alienazioni” che, contestualmente, vengono classificati come beni appartenenti al patrimonio disponibile;
  • le Regioni, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della norma, possono disciplinare l’equivalenza della approvazione della classificazione urbanistica quale variante allo Strumento Urbanistico Generale, stabilendo anche le modalità di verifica di conformità delle classificazioni rispetto agli Strumenti Urbanistici di livello superiore, il tutto secondo i principi dettati dall’articolo 25 della Legge 47/1985.

Ma allora, in assenza di intervento Regionale, visto che le stesse non hanno interesse a legiferare ( anche su sollecitazione che ricevono dalla base e dai politici locali ) per porre “limiti e vincoli ”ad una procedura così appetibile per gli Organi di Governo Locale,  praticamente cosa succede?
La risposta la indica lo stesso comma 2 dell’articolo 58, specificando che – trascorsi 60 giorni dall’entrata in vigore della norma (dopo il 6 febbraio 2012) – in assenza di disciplina regionale si applica l’articolo 25, comma 2, della Legge 47/1985.
Tale norma, che riguarda in genere la semplificazione delle procedure, al secondo comma indica che le semplificazioni devono garantire ampia pubblicità e partecipazione da parte dei soggetti pubblici e privati, e stabilire un termine – non superiore a 120 giorni – entro il quale la Regione deve comunicare le proprie determinazioni, trascorso il quale il provvedimento si intende approvato.
Quindi, ritengo che in Campania – in assenza di disciplina regionale – la classificazione urbanistica degli immobili in dismissione, se variata rispetto a quanto previsto dallo Strumento Urbanistico Generale, debba seguire questo iter ( rispettando i tempi e i modi previsti nel regolamento di attuazione per il governo del territorio n. 5 del 04/08/2011, attualmente vigente):

  1. adozione del “Piano delle Alienazioni” con contestuale variazione urbanistica;
  2. pubblicità dell’adozione con periodo per deposito osservazioni;
  3. trasmissione alla Provincia per le proprie determinazioni;
  4. approvazione del “Piano delle Alienazioni” con contestuale variazione urbanistica;
  5. Pubblicità dell’avvenuta approvazione.

Presumo che dovremo assistere, in concomitanza dell’approvazione dei bilanci, ad un fiorire di “valorizzazioni” urbanistiche di beni comunali, valorizzazioni che avranno scarse o nulle attinenze a principi urbanistici e di sviluppo sociale, ma solamente ed esclusivamente forti connessioni ad esigenze economico-finanziarie e di bilancio.

Si pensi ad esempio:

un Ente Locale possiede nel proprio patrimonio immobiliare, un edificio ( ex scuola – ex palestra- ex deposito) o uno spazio pubblico  quasi completamente abbandonato.  In tali condizioni l’immobile possiede un valore economico minimo, strettamente correlato ad un eventuale uso pubblico e, conseguentemente, una scarsa appetibilità commerciale.  Se l’Ente decide di inserirlo nel Piano delle Alienazioni e – contestualmente – variarne la destinazione urbanistica in area per edificazione residenziale, commerciale, l’immobile – immediatamente – aumenta considerevolmente il suo valore.  E’ vero che la Regione ( o la Provincia secondo le attuali competenze in materia nella Regione  Campania) per tale variazione di destinazione deve comunicare le proprie determinazioni, trascorso il quale il provvedimento si intende approvato ma, considerato il limitato lasso di tempo concesso dalla norma (120 giorni), associato ai riconosciuti dilatati tempi in cui la Regione ( o la Provincia secondo le attuali competenze in materia) esercita il proprio esercizio urbanistico, è probabile che esista una considerevole probabilità che la nuova classificazione urbanistica diventi efficace per il trascorso dei tempi, con immensa gioia per il bilancio comunale e, purtroppo, altrettanta tristezza per la disciplina urbanistica e per l’uso del territorio.
Per ora, quello che conta è consentire agli Enti locali di incassare nell’immediato più o meno cospicue somme a tutto vantaggio di chi ha arrecato offesa al territorio e all’ambiente in senso ampio (il quale ambiente è l’unico, per adesso, a rimetterci). Non si può più pensare alle trasformazioni urbanistiche solo in termini economici con variazioni urbanistiche ad hoc ed aumento degli indici di edificabilità: questo sistema distorto della trasformazione, che purtroppo ha caratterizzato anni e anni di cattiva urbanistica italiana, ci ha lasciato in eredità paesi e città invivibili e tristi, con servizi alquanto carenti e diminuzione progressiva della qualità ambientale e di vivibilità.

Ing. Franco Giuseppe Nappi
Responsabile del 4° Servizio
del Comune di Comiziano (NA)

 

Partners

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

In questo sito web utilizziamo cookie e tecnologie simili per migliorare i nostri servizi. Informazioni

Dichiaro di accettare i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information