UNITEL

Dimensione Testo
  • Aumenta
  • Dimensione originale
  • Diminuisci
    
22/11/2017 21:17
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Sul diniego del certificato di agibilità per violazione della normativa edilizia e/o urbanistica

Sul diniego del certificato di agibilità per violazione della normativa edilizia e/o urbanistica

A. Mafrica, M. Petrulli (Approfondimento 14/5/2012)

Documento senza titolo

Secondo quanto previsto dall’art. 24 comma 1 del Testo Unico dell’Edilizia (1), “il certificato di agibilità attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente”. Al fine dell’ottenimento del suddetto certificato (2), il successivo art. 25 dispone che l’interessato deve presentare, fra gli altri documenti, una “dichiarazione sottoscritta dallo stesso richiedente il certificato di agibilità di conformità dell’opera rispetto al progetto approvato , nonché in ordine alla avvenuta prosciugatura dei muri e della salubrità degli ambienti”.

Dall’esame delle due norme ricordate, sembra emergere un nesso fra l’agibilità e la conformità edilizia-urbanistica dell’opera realizzata, tale per cui la mancata conformità di quanto edificato al relativo progetto (e, quindi, anche alle norme che disciplinano l’edificabilità nella zona) possa rappresentare un ostacolo al rilascio dell’abitabilità.

In giurisprudenza, su questo aspetto, si riscontrano due orientamenti:

  • in alcune occasioni, è stato affermato che “il certificato di agibilità, essendo finalizzato al controllo di tipo igienico-sanitario ed escludendo qualsiasi riferimento alla conformità dell`edificio al progetto approvato, non assume alcun rilievo sotto il profilo urbanistico-edilizio (T.A.R. Puglia Lecce, sez. III, 22 novembre 2007, n. 3968) onde la pendenza di un procedimento repressivo edilizio di per sé non costituisce idonea motivazione di diniego del certificato” (3);
  • in altri casi, statisticamente più numerosi, al contrario e secondo noi preferibilmente, è stato ritenuto corretto il diniego motivato (prevalentemente o esclusivamente) con riferimento a violazioni urbanistiche affermando, anche con il supporto normativo del citato art. 25 del Testo Unico dell’Edilizia, che “l’agibilità possa essere negata non solo in caso di mancanza di condizioni igieniche ma anche in caso di contrasto con gli strumenti urbanistici o con il titolo edilizio (DIA o permesso di costruire)” (4): infatti, dovendo la domanda di agibilità essere corredata anche da una dichiarazione del richiedente di conformità dell`opera rispetto al progetto approvato, “in caso di difformità dell’opera dal progetto edilizio, ma anche evidentemente in caso di assenza di idoneo progetto, l’agibilità dovrà essere negata” (5), essendo “assurdo che il Comune rilasci l’agibilità a fronte di un’opera magari palesemente abusiva e destinata quindi con certezza alla demolizione, apparendo tale comportamento dell`Amministrazione contraddittorio rispetto al perseguimento del pubblico interesse” (6).

Recentemente, in aderenza a tale secondo orientamento che ritiene necessario il binomio salubrità dei locali - conformità edilizio-urbanistica dell’opera, è stato anche precisato che “di per sé, la mera pendenza di un procedimento sanzionatorio non sia ostativa al rilascio dell’agibilità, a meno che, come prevede la legge, non si ravvisino differenze tra l’autorizzato (o il dichiarato) ed il realizzato” (7).

Note
(1) DPR n. 380/2001.
(2) Si tratta di un provvedimento tipico e formale, una certificazione in senso stretto, cioè “una dichiarazione di scienza riproduttiva di una certezza giuridica, ovvero, al di là del nomen iuris, di un atto di accertamento” (TAR Calabria, sez. Reggio Calabria, sent. n. 112 del 21 febbraio 2011), rilasciabile a chiunque abbia un interesse giuridicamente apprezzabile ad utilizzare l’edificio cui si riferisce (TAR Umbria, sent. n. 512 del 18 novembre 2010): al soggetto titolare del permesso di costruire o al soggetto che ha presentato la denuncia di inizio attività, o ai loro successori o aventi causa (art. 24 comma 3 del T.U. dell’Edilizia), al possessore residente dell’immobile per il quale è stato richiesto il certificato e parte di una controversia civile avente ad oggetto l’asserito inadempimento del contratto preliminare di compravendita del medesimo immobile (TAR Umbria, sent. n. 512 del 18 novembre 2010), al comproprietario detentore e al titolare della licenza ad esercitare l’attività di ristorazione nell’immobile de quo (TAR Umbria, sent. n. 594 del 9 ottobre 2008).
(3) TAR Liguria, sez. I, sent. n. 1754 del 12 dicembre 2011: nel caso specifico si era verificato un mutamento di destinazione d’uso senza opere in assenza del necessario titolo edilizio. Cfr. anche TAR Veneto, sez. II, sent. n. 1740 del 16 giugno 2008, secondo cui “il certificato di agibilità/abitabilità attiene esclusivamente a scopi igienico sanitari, presupponendo l`accertamento dell`inesistenza di cause d`insalubrità e il suo rilascio non è ricollegato, quindi, alla verifica di esatta rispondenza delle volumetrie realizzate con quelle assentite dal titolo concessorio”.
(4) TAR Lombardia, sez. II Milano, sent. n. 332 del 10 febbraio 2010; in tal senso anche:

  • TAR Lazio, sez. II bis Roma, sent. n. 4129 del 24 marzo 2005, secondo cui l`art. 25 del Testo Unico dell’Edilizia “condiziona il rilascio del certificato di abitabilità non solo all`aspetto igienico-sanitario (salubrità degli ambienti), ma anche alla conformità edilizia dell`opera realizzata rispetto al progetto approvato: e ciò per la innegabile stretta correlazione fra i due momenti valutativi (cfr.: Cons. di Stato, Sez. VI, 15.7.1993, n. 535; T.A.R. Veneto, Sez. II, 11.12.2000, n. 2612; T.A.R. Lombardia - Brescia 30.7.2002, n. 1092). […] pertanto, il certificato di agibilità deve essere rilasciato o negato per ragioni prevalentemente inerenti il profilo igienico - sanitario, tuttavia è anche previsto che l`agibilità presupponga che si tratti di locali dei quali va dichiarata la conformità rispetto al progetto approvato. È evidente che se i locali sono abusivi l`agibilità non può essere rilasciata, non avendo alcun significato dichiarare agibile un locale non conforme alla disciplina urbanistico - edilizia o del quale non è stata o è stata falsamente attestata la conformità rispetto al progetto approvato, perché il progetto non è stato approvato o l`opera è stata realizzata in difformità da esso. ( cfr. sul punto T.A.R. Veneto, sez. II, 17 novembre 1997, n. 1569)”;
  • TAR Lombardia, sez. II Milano, sent. n. 4672/09, nella quale è stato ritenuto legittimo il diniego del certificato di agibilità per mancato pagamento degli oneri concessori, affermando che “La agibilità è certamente rivolta al controllo delle condizioni di sicurezza, ma presuppone anche che il procedimento edilizio sia completo e quindi che l’obbligazione patrimoniale del pagamento degli oneri sia stata adempiuta”;
  • Consiglio di Stato, sez. V, sent. n. 6174/08, secondo cui “la licenza di abitabilità  di un edificio, pur avendo una funzione diversa da quella della concessione edilizia,  presuppone che il manufatto sia conforme alla disciplina urbanistica (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 3 febbraio 2000, n. 592). Pertanto, non può essere rilasciata l’autorizzazione sanitaria che renderebbe i locali agibili, qualora gli stessi risultino non conformi alla disciplina urbanistico-edilizia (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 5 aprile 2005, n. 1543)”.


(5) TAR Lombardia, sez. Milano, sent. n. 332 del 10 febbraio 2010.
(6) TAR Lombardia, sez. Milano, sent. n. 332 del 10 febbraio 2010.
(7) TAR Friuli Venezia Giulia, sez. I, sent. n. 146 del 30 aprile 2012.



 

Partners

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

In questo sito web utilizziamo cookie e tecnologie simili per migliorare i nostri servizi. Informazioni

Dichiaro di accettare i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information