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23/11/2017 02:32
Home Articoli L'ESPERTO RISPONDE Abusività a distanza di 40 anni - Quesito

Abusività a distanza di 40 anni - Quesito

In merito al quesito in oggetto si ringrazia anzitutto per la pregevole e celere risposta fornita da codesto Spett.le servizio di consulenza.
In secondo luogo, con riferimento ai contenuti riportati nella Vs. risposta  pubblicata (vedi in: "Annullamento di ufficio permesso di costruire - Quesito" - trasmesso il 17.01.2012), si precisa quanto segue.
Condividendo ampiamente le premesse e soprattutto il principio di ammissibilità della c.d. "sanatoria giurisprudenziale", per vero non condiviso da tutti i TAR, secondo cui può essere rilasciata la concessione in sanatoria per quelle opere che seppure realizzate senza concessione o in difformità dalla concessione stessa, siano conformi alla normativa urbanistica vigente al momento in cui l’autorità comunale provvede sulla domanda in sanatoria (cfr. sentenza 7 maggio 2009, n. 2835 il Consiglio di Stato).

In effetti, osserva il Consiglio di Stato, “imporre per un unico intervento costruttivo, comunque attualmente , una duplice attività edilizia, demolitoria e poi identicamente riedificatoria, lede parte sostanziale dello stesso interesse pubblico tutelato, poiché per un solo intervento, che sarebbe comunque legittimamente realizzabile, si dovrebbe avere un doppio carico di iniziative industriali-edilizie, con la conseguenza contrastante con il principio di proporzionalità, di un significativo aumento dell’impatto territoriale ed ambientale”.
Il quesito inizialmente posto, proprio in considerazione della criticità della questione, ovvero che il fabbricato di che trattasi risulta "non conforme" allo strumento urbanistico oggi vigente (forse implicito ma non esplicitamente chiarito nel quesito da parte dello scrivente Ufficio), chiedeva infatti - considerato il lungo lasso di tempo intercorso dal momento del completamento delle opere (1964), la condizione oramai consolidata del corpo di fabbrica, nonché alla inconsapevolezza e buona fede dell’attuale proprietà - se vi fosse la possibilità di non ritenere la difformità riscontrata ad oggi un vero e proprio "illecito edilizio" e se:
A) il “certificato di abitabilità”, rilasciato in data 31.12.1964, e la successiva prova dell’avvenuto accatastamento, i quali attestavano l'effettiva consistenza del fabbricato oggi rilevata - seppure difforme rispetto al progetto assentito, possano comunque essere elementi idonei a legittimare la condizione urbanistico-edilizia del fabbricato finale (già al 1964), pur in assenza di “varianti” depositate dal progettista rispetto al progetto iniziale (del 1961);
B) possa essere condivisibile la valutazione secondo cui la contestazione di un illecito urbanistico a distanza di molti anni debba essere sorretta da una adeguata motivazione, in quanto potrebbero essersi consolidate posizioni private di notevole rilevanza, anche incolpevoli;
C) le eventuali forme di regolarizzazione amministrativa della condizione di fatto, atteso che il fabbricato (già completato nel 1964) risulta "non conforme" allo strumento urbanistico oggi vigente e pertanto non vi è la possibilità di procedere con la procedura della c.d. "sanatoria giurisprudenziale".
Ringraziando ancora anticipatamente per la cortese attenzione e collaborazione, in attesa di riscontro, si coglie l’occasione per porgere distinti saluti.

 

RISPOSTA:

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