UNITEL

Dimensione Testo
  • Aumenta
  • Dimensione originale
  • Diminuisci
    
25/11/2017 01:02
Home Articoli Manovra economica di Ferragosto

Manovra economica di Ferragosto

(legge 14 settembre 2011, n. 148, di conversione, con modificazioni, del DL 13 agosto 2011, n. 138)

(commento a cura del geom. Antonio Gnecchi)

La legge recante “ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, contiene particolari disposizioni in materia fiscale per il settore edile.
Tra le principale novità segnalo l’ambito dell’aliquota ordinaria IVA al 21%, l’anticipo al 2012 della probabile riduzione delle agevolazioni fiscali vigenti e la facoltà, per comuni e regioni, sempre dal 2012, di modificare le rispettive addizionali IRPEF.
AUMENTO DELL’ALIQUOTA ORDINARIA IVA AL 21%.
Viene, di fatto, modificato l’articolo 16 del dPR 633/72, che disciplina il tributo, stabilendo l’aliquota ordinaria dell’IVA, che dal 20% passa al 21%.
L’aumento incide anche  sul settore delle costruzioni, per quanto riguarda l’acquisto delle materie prime e dei semilavorati, l’acquisto di immobili strumentali e delle abitazioni “di lusso”.
Non sono state toccate, invece, le attuali aliquote ridotte del 4% (prevista, tra l’altro, per la cessione delle abitazioni cd “prima casa”) e del 10% (stabilita, ad es., per la prestazione di servizi, effettuate mediante appalto, per il recupero edilizio di fabbricati).
La nuova aliquota deve essere applicata per le operazioni effettuate dal 17 settembre 2011, data di entrata in vigore della legge 148/2011.
Per individuare le operazioni eseguite a partire da tale data occorre far riferimento ai criteri generali ai fini IVA stabiliti dall’articolo 6, dPR 633/72, ossia al momento:
della consegna o spedizione, per la cessione di beni mobili
della stipula dell’atto di trasferimento della proprietà, per la cessione di immobili,
del pagamento del corrispettivo, per le prestazioni di servizi
dell’emissione di fatture, se precedente ai tre suddetti presupposti.
Per il settore delle costruzioni, ciò si traduce nell’applicazione della nuova aliquota IVA ordinaria al 21% con riferimento:
ai rogiti stipulati o se precedenti, alle fatture ammesse a decorrere dal 17 settembre, per le cessioni di immobili,
al pagamento del corrispettivo, o, se precedenti, alle fatture emesse a decorrere dal 17 settembre, per le prestazioni di servizi (es. : appalto, subappalto e locazione degli immobili)
alla consegna o spedizione del bene o se precedenti, alle fatture emesse a decorrere dal 17 settembre, per i contratti di fornitura e posa in opera di beni, per i quali non siano applicabili le aliquote IVA ridotte (es.: materie prime e semilavorate), tenuto conto che la posa in opera non ha un’autonoma rilevanza nell’applicazione.
Per lo Stato e per gli enti territoriali (province, comuni, etc.) il tributo diviene esigibile all’atto del pagamento del corrispettivo (cd. “Iva ad esigibilità differita”). In particolare viene previsto che la maggiorazione dell’aliquota non operi, qualora, al 16 settembre 2011, sia stata già emessa e registrata fattura, ma non sia ancora stato pagato il corrispettivo.
L’Agenzia delle Entrate, con comunicato del 16 settembre 2011, ha fornito le prime istruzioni operative in ordine all’applicazione pratica della nuova aliquota IVA al 21%, affermando che, nella fase di prima applicazione, qualora ragioni tecniche impediscano un rapido aggiornamento di software di fatturazione, gli operatori potranno regolarizzare le fatture eventualmente emesse in modo non corretto effettuando la variazione in aumento ai sensi dell’articolo 26, comma 1, del dPR 633/72.
La regolarizzazione non comporterà alcuna sanzione se la maggior somma collegata all’aumento dell’aliquota verrà comunque versata nella liquidazione periodica in cui l’Iva è esigibile.
RIDUZIONE DELLE AGEVOLAZIONI FISCALI VIGENTI.
Il DL 138/2011 interviene anche sulle disposizioni introdotte con la legge 111/2011 (cd: Manovra correttiva 2011), in materia di riduzione delle agevolazioni fiscali attualmente vigenti.
La legge 148/2011 anticipa di un anno la riduzione generalizzata di tutti i regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, in misura pari al :
5% per il 2012 (anziché per il 2013)
20% a decorrere dal 2012 (anziché dal 2014).


In alternativa, anche solo parziale, alla suddetta riduzione, la medesima disposizione del DL 138/2011 stabilisce che possa essere disposta, mediante DPCM (su proposta dei due ministeri competenti), la rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, ivi compresa l’accisa. Allo stesso modo, anticipando di un anno il termine contenuto nella “Manovra correttiva 2011”, il DL 138/2011 prevede che i citati tagli ai benefici fiscali non diventino efficaci se, entro il 30 settembre 2012, vengano adottati provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale.
A proposito della revisione del sistema fiscale, evidenzio come il Governo ha ritenuto che l’aumento dell’IVA al 21% concorra in misura rilevante (ma non credo proprio) al raggiungimento dei citati obiettivi di finanza pubblica, atteso che, a seguito dell’introduzione della misura, lo stesso Governo ha stimato un considerevole gettito per l’Erario.
DETRAZIONE DEL 36%.
In materia di detrazione IRPEF del 36% per le ristrutturazioni edilizie delle abitazioni (legge 449/1997 e smi) la nuova legge introduce una novità nell’ipotesi di vendita di un’abitazione su cui siano stati eseguiti gli interventi di recupero edilizio.
In particolare, si prevede la facoltà per il venditore di scegliere tra:
continuare ad utilizzare in prima persona la detrazione
trasferirla all’acquirente
Tale facoltà viene prevista per le vendite effettuate a decorrere dal 17 settembre 2011, data di entrata in vigore della legge 148/2011.
Pertanto, la disposizione previgente, che stabiliva obbligatoriamente il trasferimento dell’agevolazione all’acquirente, si è resa applicabile per le cessioni di abitazioni effettuate fino al 16 settembre 2011.
In merito alle corrette modalità operative della scelta, da parte del venditore, se trasferire, o meno, l’agevolazione all’acquirente, si attendono i necessari chiarimenti ministeriali.
Nelle more degli stessi, si ritiene opportuno che in sede di rogito, venga espressamente esercitata l’opzione, esplicitando la volontà di mantenere il beneficio in capo al venditore, ovvero, quella di trasferirla all’acquirente.
Infine ricordo che la detrazione IRPEF del 36% è applicabile per le spese di recupero edilizio del patrimonio edilizio esistente, sostenuto fino al 31 dicembre 2012 (articolo2, commi 10 -11, legge 191/09 – Fin. 2010).
A proposito della detrazione del 36% e del 55% - lavori di ampliamento in base al “Piano Casa”, ma applicabile anche ad ipotesi ordinarie di interventi di demolizione e ricostruzione di fabbricati con ampliamento di volumetria, è necessario segnalare una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 4 gennaio 2011.
Nell’ipotesi di demolizione e ricostruzione di un edificio con ampliamento di volumetria, secondo le disposizioni previste dalla normativa regionale, in attuazione del cd. “Piano Casa”, è esclusa l’applicabilità delle detrazioni del 36% e del 55%, riconosciuta, rispettivamente, per gli interventi di recupero edilizio delle abitazioni e di riqualificazione energetica degli edifici esistenti.
Diversamente, ove l’intervento di ampliamento eseguito, in base al “Piano Casa”, nell’ambito di una ristrutturazione che non comporti la demolizione dell’edificio originario, le citate agevolazioni spettano unicamente per le spese riferibili ai lavori sulla porzione preesistente del fabbricato.
L’Agenzia delle Entrate ricorda che, sotto il profilo urbanistico, un intervento è riconducibile tra quelli di “ristrutturazione edilizia” nell’ipotesi in cui i lavori comprendono la demolizione e ricostruzione dell’edificio originario, senza aumento di volumetria e sagoma.
Diversamente, ove i lavori di ricostruzione producano un ampliamento della volumetria o della sagoma (conseguentemente), si configura, nel suo complesso, una “nuova costruzione” (articolo 3, comma 1, lettera e), dPR 380/01).
Ciò premesso, l’Agenzia delle Entrate, richiamando alcune pronunce precedenti (CM 57/E/98 e 34/E/01), conferma che, anche con riferimento ad interventi edilizi eseguiti nell’ambito del Piano Casa ed agevolabili con le detrazioni del 36%, ovvero del 55%:
nell’ipotesi di ristrutturazioni con demolizione e ricostruzione, le citate agevolazioni competono “solo in caso di fedele ricostruzione, nel rispetto di volumetria e sagoma dell’edificio preesistente”,
diversamente, in caso di demolizione e ricostruzione con ampliamento, le detrazioni non spettano, “in quanto l’intervento si considera, nel suo complesso, una nuova costruzione”,
al contrario, ove la ristrutturazione avvenga senza demolizione dell’edificio esistente e con ampliamento dello stesso, le detrazioni del 36% e del 55% competono “solo per le spese riferibili alla parte esistente in quanto l’ampliamento configura, comunque, una nuova costruzione”.
A proposito  dell’agevolazione della detrazione del 55%, l’Agenzia delle Entrate ricorda che, con la CM 39/E/2010:
restano comunque esclusi gli interventi di riqualificazione energetica globale (articolo 1, co.344, legge 296/06) in quanto, per questi, l’agevolazione è subordinata al rispetto di determinati valori limite di fabbisogno di energia primaria annuo (allegato A al DM 11 marzo 2008), da calcolarsi con riferimento all’intero edificio, comprensivo, quindi, anche della porzione ottenuta con l’ampliamento;
di contro, possono ritenersi agevolati gli altri interventi energetici (articolo 1, commi 345-347, legge 296/06), per i quali la detrazione è subordinata alle caratteristiche tecniche dei singoli elementi costruttivi o dei singoli impianti, fermo restando  che, qualora, con tali interventi, siano realizzati impianti a servizio dell’intero edificio (ivi compresa anche la parte ampliata), occorre individuare le spese mediante un criterio di ripartizione proporzionale, basato sulle quote millesimali (CM 21/E/2010).
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI STRUMENTI DI PAGAMENTO.
Ai fini del contrasto al terrorismo ed al riciclaggio, l’articolo 2, co. 3, del DL 98/2011 riduce ulteriormente da 5.000 a 2.500 euro la soglia massima per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore, previste dall’articolo 49, D. Lgs. 231/2007.
Di conseguenza, a seguito di quest’ultima modifica, per i pagamenti di importi superiori a 2.500 euro devono essere utilizzati mezzi “tracciabili” (assegni, moneta elettronica, bonifici, etc.).
In tale ambito, nella fase di conversione in legge del DL 138, è stata prevista, altresì, la non applicabilità delle sanzioni amministrative per le violazioni commesse nel periodo dal 13 agosto 2011 al 31 agosto 2011. Le sanzioni amministrative sono, pertanto, applicabili a decorrere dal 1 settembre 2011.
ATTIVITA’ D’ACCERTAMENTO DEI COMUNI.
L’articolo 1, comma 12-bis del decreto prevede, per il triennio ’12-’14, l’attribuzione ai comuni del 100% degli incassi derivanti dall’attività d’accertamento (precedentemente attribuiti loro in misura del 50% dal D. Lgs. 23/2001).
Solo poche righe sulla addizionale comunale IRPEF.
L’articolo 1, co. 11, del DL 138/2011 reintroduce, a partire dal 2012, la facoltà dei comuni di istituire, ovvero di aumentare, l’addizionale IRPEF (disciplinata dal D. Lgs. 360/2008).
In sostanza, tale disposizione elimina la sospensione dei poteri dei comuni in materia di addizionale IRPEF e, contestualmente, viene abrogato l’articolo 5 del D. Lgs. 23/2001, relativo all’attuazione del federalismo fiscale municipale, che consentiva di stabilire, ovvero di aumentare la citata addizionale unicamente per i comuni che non l’avessero già istituita, ovvero che l’avessero istituita in misura non superiore allo 0,4%.
Pertanto la norma della legge 148/2011 non solo consente a tutti i comuni, senza eccezioni, di poter aumentare l’addizionale IRPEF (fino al 50%), ma elimina anche i limiti quantitativi alla maggiorazione stabiliti dal D. Lgs. sul Federalismo fiscale municipale.
In ogni caso, vengono fatte salve le eventuali deliberazioni già adottate dai comuni in osservanza del citato articolo 5 del D. Lgs. 23/2001.
Inoltre, a decorrere dal 2012, i comuni possono stabilire aliquote differenziate solo in relazione agli scaglioni di redditi corrispondenti a quelli stabiliti dalla legge statale.

Brescia, li 17 novembre 2011.

 

 

Partners

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

Banner

In questo sito web utilizziamo cookie e tecnologie simili per migliorare i nostri servizi. Informazioni

Dichiaro di accettare i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information