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21/11/2017 01:57
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Alcune eccezioni alla regola della distanza minima di 10 metri di cui all`art. 9 del d.m. 1444/1968

Alcune eccezioni alla regola della distanza minima di 10 metri di cui all`art. 9 del d.m. 1444/1968

A. Mafrica, M. Petrulli (Approfondimento 8/6/2011)

Documento senza titolo

L’art. 9 (1) del d.m. n. 1444/1968 prevede i limiti di distanza tra i fabbricati per le diverse zone territoriali.
Trattasi di disposizione normativa che deve essere rispettata in tutti i casi, in quanto volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, essendo tale interesse non nella disponibilità dei privati e delle amministrazioni locali (2); in pratica, le distanze tra costruzioni sono predeterminate con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell`applicazione della relativa disciplina (3).

In realtà, la norma prevede un’eccezione: infatti sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche.

L’eccezione è fondata sul presupposto che la realizzazione ex novo e così pure la sistemazione integrale di un insieme di edifici consentano di adottare soluzioni progettuali e accorgimenti tecnici in grado di evitare problemi igienico-sanitari anche con una distanza inferiore a 10 metri. Di conseguenza la deroga è logicamente riferibile soltanto all’ambito territoriale ricompreso nei suddetti piani e considerato nella progettazione unitaria (4).

Accanto a tale ipotesi eccezionale espressamente prevista dal Legislatore del 1968, però, la giurisprudenza ha individuato delle ipotesi ulteriori in cui si è affermata la derogabilità di tali distanze. Secondo la recente sent. n. 730 del 17 maggio 2011 del T.A.R. Lombardia, sez. II Brescia, “in concreto il vincolo della distanza minima deve però essere applicato secondo il canone di proporzionalità, ossia nei limiti necessari a prevenire il degrado igienico-sanitario dei luoghi. Si può infatti ritenere che anche all’esterno dei piani attuativi la deroga alla distanza minima dalle pareti finestrate risulti in concreto ammissibile quando non vi siano pericoli di peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie nelle abitazioni servite dalle finestre. Questa situazione può verificarsi in fattispecie particolari, ad esempio quando non vi sia esatta contrapposizione tra il nuovo muro e la parete finestrata preesistente oppure quando attorno a quest’ultima rimanga comunque spazio sufficiente per conservare inalterate l’aerazione e l’illuminazione”.

Trattasi di un orientamento presente anche in altre pronunce del giudici bresciani:
- nella sent. n. 3240 del 27 agosto 2010, sez. I, è stato affermato che “si può sostenere che la deroga alla distanza minima dalle pareti finestrate diventa ammissibile quando non vi siano in concreto pericoli di peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie all’interno delle abitazioni servite dalle finestre. Questa situazione può verificarsi in fattispecie particolari, ad esempio quando il muro da sopraelevare non si trovi esattamente in corrispondenza della parete finestrata”;
- nella sent. n. 788 del 3 luglio 2008, sez. I, in relazione ad un piano di recupero che prevedeva la realizzazione di un sopralzo dell’edificio da ristrutturare in parziale corrispondenza di una parete finestrata posta a una distanza inferiore a 10 metri, è stato precisato che la deroga “potrebbe essere ammissibile solo in circostanze particolari, quando l’allineamento corrisponda a un interesse pubblico autonomo e attinente all`assetto urbanistico complessivo di una zona urbanistica”.

Si tratta di un tentativo di attenuare la rigidità della norma di cui all’art. 9: sarà interessante verificare se tale orientamento verrà ripreso in futuro anche da altri tribunali amministrativi.
Infine, un’ulteriore eccezione si è avuta con il Decreto Legislativo 29 marzo 2010 n. 56 (recante "Modifiche ed integrazioni al decreto 30.05.2008, n. 115, recante attuazione della direttiva 2006/32/CE, concernente l`efficienza degli usi finali dell`energia e i servizi energetici e recante abrogazioni della direttiva 93/76/CEE."), il cui art. 11 (5) prevede incentivi "urbanistici" per gli edifici (di nuova costruzione o esistenti) più efficienti dal punto di vista energetico.

Per gli edifici di nuova costruzione, in particolare, il comma 1 del suddetto articolo prevede che non siano considerati nei computi per la determinazioni dei volumi, delle superfici e nei rapporti di copertura:
- gli spessori delle murature esterne, delle tamponature o dei muri portanti superiori ai 30 centimetri (per la sola parte eccedente, fino ad un massimo di 25 centimetri);
- il maggiore spessore dei solai e tutti i maggiori volumi e superfici necessari all`esclusivo miglioramento dei livelli di isolamento termico o di inerzia termica degli edifici (fino ad un massimo di 15 cm. per i solai intermedi).

Sempre nel rispetto di tali limiti è permesso derogare a quanto previsto dalle normative nazionali, regionali o dai regolamenti edilizi comunali, in merito alle distanze minime tra edifici, alle distanze minime di protezione del nastro stradale, alle altezze massime degli edifici.

Per gli edifici esistenti, sui quali si intende realizzare interventi di riqualificazione energetica che comportano maggiori spessori delle murature esterne e degli elementi di copertura, il comma 2 del medesimo art. 11prevede la deroga alle normative nazionali e locali in materia di distanze minime tra edifici e dalle strade:

  • nella misura massima di 20 centimetri per il maggiore spessore delle pareti verticali esterne e delle altezze massime degli edifici;
  • nella misura massima di 25 centimetri per il maggior spessore degli elementi di copertura.

Tale deroga può essere esercitata nella misura massima da entrambi gli edifici confinanti.

In base alle modifiche apportare dal Decreto Legislativo n. 56/2010, in entrambi i precedenti casi e sempre nel rispetto dei limiti predetti, è ora possibile perciò derogare anche alle distanze minime dai confini della proprietà. È stata quindi ampliata la casistica originariamente prevista dal Decreto Legislativo n. 115/2008 (6), che prevedeva la possibilità di non considerare gli spessori aggiuntivi di elementi verticali, solai e coperture, derogando ad altezze massime e distanze minime tra edifici.

Note
(1) Art. 9 - Limiti di distanza tra i fabbricati
Le distanze minime tra fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee sono stabilite come segue:
1) Zone A): per le operazioni di risanamento conservativo e per le eventuali ristrutturazioni, le distanze tra gli edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti, computati senza tener conto di costruzioni aggiuntive di epoca recente e prive di valore storico, artistico o ambientale.
2) Nuovi edifici ricadenti in altre zone: è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di m 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti.
3) Zone C): è altresì prescritta, tra pareti finestrate di edifici antistanti, la distanza minima pari all`altezza del fabbricato più alto; la norma si applica anche quando una sola parete sia finestrata, qualora gli edifici si fronteggino per uno sviluppo superiore a ml 12.
Le distanze minime tra fabbricati - tra i quali siano interposte strade destinate al traffico dei veicoli (con esclusione della viabilità a fondo cieco al servizio di singoli edifici o di insediamenti) - debbono corrispondere alla larghezza della sede stradale maggiorata di:
- ml. 5,00 per lato, per strade di larghezza inferiore a ml. 7.
- ml. 7,50 per lato, per strade di larghezza compresa tra ml. 7 e ml. 15;
- ml. 10,000 per lato, per strade di larghezza superiore a ml. 15.
Qualora le distanze tra fabbricati, come sopra computate, risultino inferiori all`altezza del fabbricato più alto, le distanze stesse sono maggiorate fino a raggiungere la misura corrispondente all`altezza stessa. Sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nei precedenti commi, nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche.
(2) Cfr., ad esempio, TAR Lombardia, sez. I Brescia, sent. n. 3240 del 27 agosto 2010, secondo cui “La giurisprudenza ha chiarito che questa norma per la sua genesi (è stata adottata ex art. 41-quinquies comma 8 della legge 17 agosto 1942 n. 1150, come introdotto dall’art. 17 della 6 agosto 1967 n. 765) e per la sua funzione igienico-sanitaria (evitare intercapedini malsane) costituisce un principio inderogabile della materia. In particolare si tratta di una norma che prevale sia sulla potestà legislativa regionale, in quanto integra la disciplina privatistica delle distanze (v. C.Cost. 16 giugno 2005 n. 232), sia sulla potestà regolamentare e pianificatoria dei comuni, in quanto deriva da una fonte normativa statale sovraordinata (v. Cass. civ. Sez. II 31 ottobre 2006 n. 23495), sia infine sull’autonomia negoziale dei privati, in quanto tutela interessi pubblici che per la loro natura igienico-sanitaria non sono nella disponibilità delle parti (v. CS Sez. IV 12 giugno 2007 n. 3094)”.
(3) Consiglio di Stato, sez. IV, sent. n. 6909 del 5 dicembre 2005 e sent. n. 7731 del 2 novembre 2010; TAR Veneto, sez. II, sent. n. 185 del 1 febbraio 2011; TAR Lombardia, sez. II Brescia, sent. n. 730 del 17 maggio 2011.
(4) TAR Lombardia, sez. II Brescia, sent. n. 730 del 17 maggio 2011.
(5) Art. 11 - Semplificazione e razionalizzazione delle procedure amministrative e Regolamentari
1. Nel caso di edifici di nuova costruzione, lo spessore delle murature esterne, delle tamponature o dei muri portanti, superiori ai 30 centimetri, il maggior spessore dei solai e tutti i maggiori volumi e superfici necessari ad ottenere una riduzione minima del 10 per cento dell`indice di prestazione energetica previsto dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni, certificata con le modalità di cui al medesimo decreto legislativo, non sono considerati nei computi per la determinazioni dei volumi, delle superfici e nei rapporti di copertura, con riferimento alla
sola parte eccedente i 30 centimetri e fino ad un massimo di ulteriori 25 centimetri per gli elementi verticali e di copertura e di 15 centimetri per quelli orizzontali intermedi. Nel rispetto dei predetti limiti è permesso derogare, nell`ambito delle pertinenti procedure di rilascio dei titoli abitativi di cui al titolo II del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, a quanto previsto dalle normative nazionali, regionali o dai regolamenti edilizi comunali, in merito alle distanze minime tra edifici, alle distanze minime di protezione del nastro stradale, nonché alle altezze massime degli edifici.
2. Nel caso di interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti che comportino maggiori spessori delle murature esterne e degli elementi di copertura necessari ad ottenere una riduzione minima del 10 per cento dei limiti di trasmittanza previsti dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni, certificata con le modalità di cui al medesimo decreto legislativo, è permesso derogare, nell`ambito delle pertinenti procedure di rilascio dei titoli abitativi di cui al titolo II del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, a quanto previsto dalle normative nazionali, regionali o dai regolamenti edilizi comunali, in merito alle distanze minime tra edifici e alle distanze minime di protezione del nastro stradale, nella misura massima di 20 centimetri per il maggiore spessore delle pareti verticali esterne, nonché alle altezze massime degli edifici, nella misura massima di 25 centimetri, per il maggior spessore degli elementi di copertura. La deroga può essere esercitata nella misura massima da entrambi gli edifici confinanti.
(6) Attuazione della Direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici  e abrogazione della direttiva 93/76/CEE.



 

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