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21/11/2017 03:45
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Bonifiche, se il rigore normativo genera disparità di trattamento (Seconda parte)

P. Costantino (Approfondimento 13/6/2011)

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Leggi la prima parte

Ma fin dove si “spinge” questa impostazione? Fino a che punto viene coinvolto chi si trova a contatto, suo malgrado, con un’area inquinata che va prontamente difesa?

Secondo una recente giurisprudenza, il coinvolgimento di quest’ultimo soggetto è molto ampio e assai simile a quello che tocca al responsabile dell’inquinamento. Addirittura, a dispetto di alcune formule facoltative che si rinvengono nella normativa – il menzionato art. 245 dice che gli interventi in argomento “possono” essere attivati da soggetti non responsabili della contaminazione – anche costoro, se si trovano nelle condizioni per farlo, sono tenuti all’attivazione delle procedure di messa in sicurezza/bonifica/ripristino.

Secondo T.A.R. Lazio (sentenza n. 2263/11), dal combinato disposto delle principali disposizioni del TU Ambiente sulle procedure di bonifica (artt. 241, 242, 244, 245, 250 e 253) “appare evidente che, nel sistema sanzionatorio ambientale, il proprietario del sito inquinato è senza dubbio soggetto diverso dal responsabile dell’inquinamento (pur potendo, ovviamente, i due soggetti coincidere)”. Su quest’ultimo soggetto, cioè sul responsabile effettivo della situazione pericolosa, “gravano, oltre altri tipi di responsabilità da illecito, tutti gli obblighi di intervento, di bonifica e lato sensu ripristinatori”, previsti dal TU Ambiente, ed in particolare dagli artt. 242 ss.).

Tuttavia, il proprietario dell’immobile, pur incolpevole della situazione di inquinamento, “non è immune da ogni coinvolgimento nella procedura relativa ai siti contaminati e dalle conseguenze della constatata contaminazione”.

Ed infatti, in primo luogo, il proprietario è comunque tenuto ad attuare le misure di prevenzione di cui all’art. 242 (art. 245); in secondo luogo, il proprietario, ancorché non responsabile, può sempre attivare volontariamente gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale (art. 245); infine, il proprietario è il soggetto sul quale l’ordinamento, in ultima istanza, fa gravare - in mancanza di individuazione del responsabile o in caso di sua infruttuosa escussione - le conseguenze dell’inquinamento e dei successivi interventi (art. 253). In sostanza, se gli obblighi di bonifica, di messa in sicurezza, di ripristino ambientale o di quant’altro occorrente a seguito della constata contaminazione, ovvero gli obblighi di riparazione per equivalente gravano in prima battuta – com’è giusto che sia - sul responsabile dell’inquinamento, “è altrettanto vero che, in subordine, qualora il responsabile non venga individuato, ovvero risulti che non sia in grado di far fronte alle proprie obbligazioni risarcitorie, le obbligazioni risarcitorie per equivalente sono dall’ordinamento posti a carico del proprietario, ancorché «incolpevole dell’inquinamento», attesa proprio la natura di onere reale degli interventi effettuati”.

Ed in effetti, l’art. 253, t.u. ambiente, dispone che gli interventi di cui al Titolo V cit., qualora effettuati d’ufficio dall’Autorità pubblica, costituiscono onere reale sui siti contaminati; questo “peso” sull’area contaminata viene iscritto a seguito dell’approvazione del progetto di bonifica e deve essere indicato nel certificato di destinazione urbanistica. Anzi, secondo il quarto comma del citato articolo, in ogni caso, il proprietario non responsabile dell’inquinamento può essere tenuto a rimborsare, sulla base di provvedimento motivato e con l’osservanza delle disposizioni di cui alla legge 7 agosto, n. 241, le spese degli interventi adottati dall`autorità competente soltanto nei limiti del valore di mercato del sito determinato a seguito dell`esecuzione degli interventi medesimi”. Per completezza, il citato comma chiude ammettendo il proprietario non responsabile dell`inquinamento che abbia spontaneamente provveduto alla bonifica del sito inquinato, a “rivalersi nei confronti del responsabile dell`inquinamento per le spese sostenute e per l’eventuale maggior danno subito”.

A questo punto, il problema è tutto interpretativo: se il principio “chi inquina paga” può subire una deroga importante per il caso delle bonifiche, estendendo al proprietario dell’area - non colpevole dell’inquinamento, lo si ricordi – taluni oneri e obblighi che normalmente spetterebbero all’autore della contaminazione, la stessa estensione tocca anche quei soggetti, non responsabili e non proprietari dell’area, che si trovano, a vario titolo, in un qualche rapporto con l’area inquinata, perché titolari di diritti reali/personali di godimento col bene, così applicando (ancora con interpretazione estensiva) la regola dell’art. 192, TU Ambiente, che prevede la corresponsabilità, unitamente all’autore dell’illecito - in questo caso, abbandono abusivo di rifiuti - del proprietario dell’area su cui sono sversati, abusivamente, i rifiuti (e qui resta l’analogia col caso delle bonifiche) nonché dei “titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area” ?

Se la fondamentale regola del “chi inquina paga” può trovare delle eccezioni giustificate dalla preservazione e sanità del fondo oggetto di una condotta ambientalmente illecita (dovuta ad abbandono di rifiuti o situazioni di contaminazione, a questo punto poco importa), può essere il caso di capire, per gli interpreti ed operatori del settore, e delimitare, per i giudici, i termini di queste eccezioni.



 

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