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24/11/2017 04:53
Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Abuso edilizio - Diniego di sanatoria - Ricorso del privato

Abuso edilizio - Diniego di sanatoria - Ricorso del privato

TAR Sicilia Palermo 21/2/2011 n. 300

Documento senza titolo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5183 del 2004, proposto da:
Lombardo Giuseppe e Lombardo Maria, rappresentati e difesi dall`avv. Marcella Lombardo, con domicilio eletto presso l’avv. Giorgio D`Agostino in Palermo, via Dante n. 332;

contro

Assessorato Regionale per i Beni Culturali Ambientali e P.I., in persona dell’Assessore pro tempore,
Sovrintendenza per i Beni Culturali Ambientali di Palermo, in persona del Soprintendente pro tempore,
rappresentati e difesi, entrambi, dall`Avvocatura Stato, domiciliata per legge in Palermo, via A. De Gasperi 81;
Comune di Termini Imerese, in persona del Sindaco pro tempore, non costituito;

per l`annullamento del

DINIEGO DI CONCESSIONE IN SANATORIA

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Assessorato Regionale per i Beni Culturali Ambientali e P.I. e della Sovrintendenza Regionale per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell`udienza pubblica del giorno 4 febbraio 2011 il Referendario dott.ssa Francesca Aprile e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Con il ricorso principale e per motivi aggiunti in epigrafe, sono impugnati i provvedimenti della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo, n° 2968 del 22 aprile 2004, e del Comune di Termini Imerese, n° 13 del 15 marzo 2007, notificato il successivo 20 marzo 2007, in base ai quali è stata denegata l’istanza di sanatoria avanzata in data 29 marzo 1986, ai sensi degli artt. 31 e 32 della legge n° 47/1985.

Per resistere al ricorso, si è costituita l’amministrazione regionale intimata, con il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, che, con memoria depositata in vista dell’udienza di discussione, ne ha domandato il rigetto, vinte le spese.

Alla pubblica udienza del 4 febbraio 2011, sentiti i difensori presenti, come da verbale, il ricorso è stato trattenuto per essere deciso.

Il ricorso è fondato nei sensi di seguito precisati.

Risulta dall’istanza di sanatoria versata agli atti del giudizio, nonché dai provvedimenti impugnati, e non è contestato, in fatto, dall’amministrazione costituita, che le opere realizzate in mancanza di titolo abilitativo consistono in una sopraelevazione del quarto piano attico dell’immobile, ultimata nel 1971, e in variazioni interne allo scantinato e piano terra, ultimate nel 1974.

La Soprintendenza ha qualificato l’atto emesso il 22 aprile 2004 alla stregua di atto repressivo dell’abuso, invocando in giudizio, per il tramite della difesa erariale, il principio di imprescrittibilità del potere sanzionatorio in materia edilizia e paesaggistica.

Rileva il Collegio che siffatto principio è effettivamente presente nel sistema giuridico urbanistico-edilizio, ma è temperato dalla considerazione dell’epoca di realizzazione dell’opera e di accertamento della violazione.

A ciò si aggiunga che, trattandosi di sopraelevazione, l’amministrazione preposta alla tutela del vincolo, proprio ai sensi del parametro normativo posto a fondamento del potere sanzionatorio esercitato, avrebbe dovuto prioritariamente accertare la possibilità della rimessione in pristino, esplicitando le ragioni del giudizio tecnico-discrezionale formulato al riguardo, ed avrebbe dovuto indicare espressamente, in uno all’ordine di ripristino, criteri e modalità diretti a ricostituire l’originario organismo edilizio.

Sotto tale profilo, sono fondate le censure sollevate per eccesso di potere e difetto di motivazione, atteso che il provvedimento del 22 aprile 2004 ha omesso ogni motivato accertamento e ponderazione riguardo alla possibilità del ripristino dello stato dei luoghi ed ogni indicazione dei criteri a norma dell’art. 9 della L. n° 47/1985, oggi art. 33 d.P.R. 6 giugno 2001 n° 380.

Tale carenza valutativa e motivazionale esplica efficacia invalidante del provvedimento emesso dall’amministrazione comunale, risolvendosi al contempo in autonoma patologia di eccesso di potere per erroneità dei presupposti, essendo stato assunto quale parere negativo ai sensi dell’art. 32 L.n° 47/1985, un atto espressamente ricondotto dall’amministrazione emanante non alla funzione consultiva ma a quella sanzionatoria.

Per le suesposte ragioni, il ricorso principale e per motivi aggiunti devono essere accolti nei sensi sopra precisati e con salvezza delle ulteriori determinazioni amministrative.

Le spese possono essere compensate tra le parti, per la natura della controversia.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 4 febbraio 2011 con l`intervento dei magistrati:

 

Nicolo` Monteleone, Presidente

Cosimo Di Paola, Consigliere

Francesca Aprile, Referendario, Estensore

L`ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 21/02/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



 

 

 



 

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