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Home Articoli EDILIZIA E URBANISTICA Edilizia e urbanistica - Scelte urbanistiche della p.a. - Legittimo affidamento del privato - Motivazione

Edilizia e urbanistica - Scelte urbanistiche della p.a. - Legittimo affidamento del privato - Motivazione

Tribunale Amministrativo Regionale Toscana sez. I 20/1/2011 n. 111

Documento senza titolo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di r

egistro generale 1472 del 2010, proposto da:
I.S.A. Incremento Sviluppo Agricolo s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., e Azienda Faunistico Venatoria "Berignone", in persona del legale rappresentante p.t., rappresentate e difese dagli avv.ti Mario Pilade Chiti e Francesco Bertini, con domicilio eletto presso il primo in Firenze, via Lorenzo il Magnifico n. 83;

contro

Comune di Casole d`Elsa, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall`avv. Riccardo Tagliaferri, con domicilio eletto presso lo stesso in Firenze, via degli Artisti n. 20;

per l`annullamento

della delibera del Consiglio Comunale di Casole d`Elsa n. 11 dell`8.02.2010, pubblicata sul BURT n. 9 del 3.3.2010, avente ad oggetto "Regolamento urbanistico - Variante di assestamento - Nuova adozione”; di ogni ulteriore atto connesso, presupposto e/o conseguente, ancorché ignoto, quale, per quanto occorrer possa: le controdeduzioni rese dal Comune di Casole d`Elsa alle osservazioni presentate dalle Società ricorrenti, per le parti che saranno oggetto del presente ricorso (ivi compresa la "proposta" di controdeduzioni); la delibera del Consiglio Comunale di Casole d`Elsa n. 61 del 22.04.2009, di prima adozione della Variante di assestamento (pubblicata sul BURT n. 21 del 27.05.2009); la delibera del Consiglio Comunale di Casole d`Elsa n. 45 del 19.03.2009 con cui è stata approvata la relazione di avvio del procedimento della variante di assestamento al RU; il verbale della Conferenza dei Servizi del 15.04.2009, prot. n. 2914; nonchè ogni altro atto propedeutico, ancorché non noto.

nonché, a seguito di motivi aggiunti, per l`annullamento, in parte qua,

della delibera del Consiglio Comunale di Casole d`Elsa n. 74 del 7.06.2010, pubblicata sul BURT n. 28 del 14.07.2010, con cui sono state esaminate le Osservazioni ed approvata definitivamente la variante di assestamento al Regolamento urbanistico, per la parte d`interesse delle ricorrenti;

altresì, delle controdeduzioni alle osservazioni allegate alla delibera n. 74 del 7.06.2010, per la parte d`interesse delle ricorrenti;

di ogni atto connesso, presupposto, conseguente e/o propedeutico, ancorché non noto.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l`atto di costituzione in giudizio di Comune di Casole d`Elsa;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell`udienza pubblica del giorno 12 gennaio 2011 il dott. Riccardo Giani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

La società ISA è proprietaria di una vasta tenuta in Comune di Casole d’Elsa, nella quale opera l’Azienda Agricola Berignone, la quale è stata da tempo oggetto della previsione di interventi di miglioramento dell’area. In particolare: a) “piano di miglioramento agricolo” presentato il 2.9.1999 ed approvato dalla Provincia di Siena (doc. 5 ricorrenti) che prevedeva interventi sul patrimonio edilizio esistente e mutamento di destinazione d’uso degli immobili con passaggio da residenze agricole a funzione residenziale/ricettiva; b) “programma integrato d’intervento” del 2002, correlato al P.S. del 2000 (doc. 7 ricorrenti); c) nel dicembre 2002 veniva quindi sottoscritto un “atto di sottomissione” nel quale la società proprietaria si impegnava alla realizzazione di opere a scomputo ed al versamento di oneri (impegni, si assume, adempiuti). Tuttavia non seguiva poi, nonostante gli interventi sollecitatori della proprietà, il rilascio dei titoli edilizi per dare concreta esecuzione agli interventi previsti. Anzi, la tenuta delle ricorrenti è stata fatta oggetto di ulteriori e diverse previsioni urbanistiche. In particolare: 1) con deliberazione consiliare n. 61 del 2009 è stata adottata una “variante di assestamento” al R.U. che nell’area d’interesse ha eliminato le previsioni relative al “programma integrato d’intervento” prevedendo la necessaria adozione di un “piano di recupero”; 2) con deliberazione n. 11 del 2010 ha nuovamente adottato la suddetta variante di assestamento a seguito dell’accoglimento di alcune osservazioni; 3) infine, con deliberazione consiliare n. 74 del 2010 si è avuta l’approvazione della variante.

Le ricorrenti hanno impugnato la seconda adozione della variante di assestamento con ricorso straordinario al Capo dello Stato. A seguito di notifica di atto di opposizione da parte del Comune di Casole d’Elsa hanno provveduto alla trasposizione in questa sede giurisdizionale di quella impugnativa nonché, unitariamente, a proporre motivi aggiunti a mezzo dei quali gravare il provvedimento di approvazione della variante medesima, medio tempore intervenuto.

Le ricorrenti articolano nei confronti dell’atto di nuova adozione della variante, nonché, con i motivi aggiunti, nei confronti della sua approvazione, le seguenti censure:

1 – “Violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 21-quinquies e 21-nonies L. 241/90, art. 16 L. 179/1992, artt. 55 ss. L.R. Toscana n. 1/2005, artt. 29 e 30 L.R. Toscana n. 5/1995. Eccesso di potere per omessa e/o carente istruttoria, disparità di trattamento, difetto dei presupposti, travisamento, illogicità”. Le ricorrenti evidenziano in particolare l’affidamento ingenerato dai pregressi atti approvati dall’Amministrazione con riguardo allo loro tenuta e il conseguente difetto di adeguata motivazione delle nuove previsioni di cui alla variante; contestano poi nel merito la scelta comunale di prevedere la necessità di un piano attuativo per la realizzazione degli interventi sul loro fondo.

2 – “Violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 21-quinquies e 21-nonies L. 241/1990, art. 16 L. 179/1992, artt. 55 ss. L.R. Toscana n. 1/2005, artt. 29 e 30 L.R. Toscana n. 5/1995. Eccesso di potere per omessa e/o carente istruttoria, disparità di trattamento, difetto dei presupposti, travisamento, illogicità”; si contesta la prevista riduzione dei posti letti da 240 a 200.

3 – “Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 3 L. 241/90, artt. 55 ss. L.R. Toscana n. 1/2005, artt. 29 e 30 L.R. Toscana n. 5/1995, L.R. Toscana n. 42/2000, DPGR 18/2001. Eccesso di potere per omessa e/o carente istruttoria, disparità di trattamento, difetto dei presupposti, travisamento, illogicità”; si contesta, in particolare, il parziale accoglimento dell’osservazione relativamente alla possibilità di un utilizzo immediato del podere Ginepraia per ristorazione connessa all’attività venatoria, accolta con riferimento alla possibilità di realizzare case per ferie ai sensi dell’art. 47 L.R. n. 42/2000.

L’Amministrazione comunale si è costituita in giudizio per resistere al ricorso.

Chiamata la causa alla pubblica udienza del giorno 12 gennaio 2011 e sentiti i difensori comparsi, la stessa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.

DIRITTO

Con il primo mezzo le ricorrenti contestano gli atti di adozione e approvazione della variante al R.U. del Comune di Casole d’Elsa laddove prevedono, in relazione alla tenuta Berignone, la predisposizione di un “piano di recupero” al fine di consentire nuova edificazione e il recupero di edifici rurali, sebbene gli stessi interventi fossero già stati fatti oggetto di precedenti previsioni urbanistiche che avevano iniziato ad avere attuazione. Viene in specie censurato il difetto di adeguata motivazione e contestato il ricorso allo strumento del piano di attuazione.

La censura è fondata nei termini di seguito precisati.

Risulta dagli atti versati in giudizio, ed è peraltro pacifico tra le parti, che le disposizioni della variante impugnata “consentono alla ricorrente i medesimi interventi edilizi precedentemente previsti” (memoria della difesa comunale depositata il 28.9.2010, pag. 3), cioè che erano già stati contemplati dal “piano di migliorante agricolo” del 1999 e dal “programma integrato d’intervento” del 2002, solo che le nuove previsioni urbanistiche pretendono adesso la previa predisposizione di un “piano di recupero”. In termini generali deve rilevarsi che, ai sensi dell’art. 65 della legge regionale Toscana n. 1 del 2005, non è escluso che anche un piano integrato d’intervento possa essere seguito da un piano attuativo, come strumento urbanistico di dettaglio, col risultato che non appare ontologicamente incompatibile la previsione di un piano di recupero con riferimento ad interventi previsti da un precedente piano integrato d’intervento. Tuttavia nella specie è accaduto che attraverso i pregressi atti di cui l’intervento di Berignone era stato fatto oggetto si era sicuramente ingenerato nei proprietari dell’area un legittimo affidamento circa la volontà dell’Amministrazione di consentire la effettiva realizzazione degli interventi stessi senza ulteriori adempimenti, con il risultato che le nuove e gravose previsioni che impongono l’ulteriore passaggio attraverso la predisposizione e l’approvazione di un piano di recupero avrebbero certamente necessitato di una adeguata motivazione, che desse conto della avvenuta ponderazione anche delle esigenze e degli affidamenti stessi, motivazione che è nella specie mancata. D’altra parte è noto che se le scelte urbanistiche, in quanto connotate da un tasso di discrezionalità significativamente elevato, non necessitano di altra motivazione oltre quella che è dato evincere dall’esame dei criteri di ordine tecnico seguiti per la redazione degli atti di pianificazione, tuttavia la giurisprudenza ha poi individuato una serie di casi specifici nei quali sussiste un obbligo di motivazione rafforzato in capo all’Amministrazione, casi tra i quali spicca proprio quello della sussistenza di un affidamento qualificato del privato, cioè la situazione nella quale la p.a. ha posto in essere una serie di atti o comportamenti dai quali “si genera l’affidamento, cioè l’aspettativa che il successivo comportamento dell’affidante sia coerente con quello che, in precedenza, ha generato l’altrui fiducia” (cfr. Cons. Stato, Adunanza Plenaria, 22 dicembre 1999, n. 24). Ed è proprio quello che è avvenuto nel caso in esame, poiché è di tutta evidenza che le ricorrenti, dopo il lungo iter sopra descritto (piano di miglioramento agricolo, programma integrato d’intervento, richiesta di rilascio dei titoli edilizi seguita da richieste istruttorie da parte del Comune), dopo aver sottoscritto un atto di sottomissione e aver provveduto alla realizzazione di opere a scomputo ecc. ben potevano dirsi titolari di affidamento circa una coerente condotta dell’Amministrazione comunale in ordine all’assentimento alla realizzazione delle opere in esame.

Le considerazioni che precedono portano all’accoglimento della prima proposta censura, sussistendo il difetto di adeguata motivazione degli atti gravati in punto di rinnovata disciplina degli interventi in località Berignone. Ciò è sufficiente a determinare l’annullamento, in parte qua, degli atti gravati, potendosi ritenere assorbite le ulteriori censure che attengono a profili puntuali delle scelte operate, anch’esse travolte dall’annullamento e anch’esse in ipotesi oggetto di un rinnovato esercizio del potere amministrativo. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima), definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in epigrafe e i connessi motivi aggiunti, e per l’effetto annulla, ai sensi e nei limiti di cui in motivazione, gli atti gravati.

Condanna il Comune di Casole d’Elsa al pagamento delle spese di giudizio a favore delle ricorrenti liquidate in € 3.000,00 (tremila/00) oltre iva e cpa.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.

Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 12 gennaio 2011 con l`intervento dei magistrati:

 

Paolo Buonvino, Presidente

Carlo Testori, Consigliere

Riccardo Giani, Primo Referendario, Estensore



L`ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 20/01/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

 



 

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