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18/11/2017 02:03
Home Articoli ENERGIA L`efficienza energetica degli edifici: il ruolo delle pubbliche amministrazioni (Prima parte)

L`efficienza energetica degli edifici: il ruolo delle pubbliche amministrazioni (Prima parte)

N. Lupica Spagnolo, S. Lupica Spagnolo (Ufficio Tecnico n. 1/2011)

Documento senza titolo

La Comunità europea ha emanato diverse direttive in materia di efficienza energetica, tema molto sentito a livello internazionale: l’ultima della serie è la recente 2010/31/CE, il cui recepimento comporterà modifiche all’attuale quadro legislativo nazionale. Gli obiettivi sono ambiziosi e le pubbliche amministrazioni sono chiamate a svolgere un ruolo chiave nel perseguirli

Negli ultimi anni il tema dell’efficienza energetica degli edifici ha assunto sempre maggior rilievo, tanto da indurre numerosi sforzi normativi sia a livello comunitario che nazionale e locale. Il comparto edilizio è stato oggetto di diverse misure volte alla riduzione delle emissioni di inquinanti e tutti gli attori della filiera delle costruzioni hanno direttamente o indirettamente visto le conseguenze dei cambiamenti introdotti.

La strategia perseguita si basa sulla riduzione dei consumi energetici attraverso l’aumento dell’isolamento termico degli involucri, l’utilizzo di sempre più efficienti sistemi impiantistici per la produzione di energia termica ed elettrica e la promozione di fonti energetiche rinnovabili. Al fine di raggiungere tali obiettivi, le pubblicheaAmministrazioni hanno un ruolo chiave e sono chiamate ad agire efficacemente su cinque diversi fronti:
- il miglioramento dell’efficienza energetica;
- l’attività di accertamento ed ispezione;
- la certificazione degli edifici esistenti;
- la promozione dell’uso di fonti energetiche rinnovabili;
- l’adeguamento dei propri regolamenti e strumenti urbanistici.

Molte realtà comunali, provinciali e regionali in tutta Italia stanno dimostrando un grosso impegno con iniziative di vario genere: contributi per chi installa pannelli solari, scomputi di superfici e volumi o sconti sugli oneri di urbanizzazione in caso di interventi con alti livelli di efficienza energetica, adozione di regolamenti sull’edilizia sostenibile (spesso con requisiti più severi di quelli nazionali), organizzazione di convegni e seminari per sensibilizzare professionisti, imprese e cittadini sulla qualità energetica e sull’uso responsabile delle risorse energetiche.

Il complesso panorama normativo, per essere efficace, richiede che le p.a. si muovano su tutti e cinque i fronti, imponendo degli obblighi che, se velocemente rispettati, risulterebbero ancora più efficaci delle numerose iniziative (spesso costose ed estemporanee) ad oggi intraprese. 
Vediamo dunque nel dettaglio tali funzioni, alla luce dei principali passaggi normativi che le affidano al settore pubblico.

Il miglioramento dell’efficienza energetica
Secondo la direttiva 2002/91/CE, per migliorare il rendimento energetico degli edifici si devono adottare misure che tengano conto delle condizioni climatiche e locali, nonché dell’ambiente termico interno e dell’efficacia sotto il profilo dei costi, senza contravvenire ad altre prescrizioni essenziali sull’edilizia quali l’accessibilità, la prudenza e l’uso cui è destinato l’edificio.

Per calcolare il rendimento energetico degli edifici è opportuno utilizzare una metodologia che può essere differenziata a livello regionale, sempre per tener conto delle specificità del contesto; in tutti i casi, però, bisogna considerare l’intero sistema edificioimpianto e quindi coibentazione, impianto di riscaldamento, impianto di condizionamento, produzione di acqua calda sanitaria, ventilazione e l’illuminazione, incentivando l’impiego di fonti di energia rinnovabili.

Leggendo la 2002/91/CE appare evidente che alle pubbliche amministrazioni è richiesto di perseguire l’efficienza energetica non solo per il risparmio energetico, ma soprattutto per sensibilizzare la cittadinanza sulla necessità di un uso razionale delle risorse energetiche. 
Il recepimento di tale direttiva nella normativa italiana avviene con il d.lgs. 192/2005, successivamente integrato e modificato dal d.lgs. 311/2006, nel quale l’obbligo del miglioramento dell’efficienza energetica è previsto in tutti i casi di progettazione e realizzazione di edifici di nuova costruzione e di impianti in essi installati, nei casi di installazione di nuovi impianti in edifici esistenti e, in maniera graduale, in tutti i casi di ristrutturazione di edifici e di impianti esistenti. Tale obbligo è esteso agli edifici di proprietà pubblica o ad uso pubblico.

La successiva direttiva 2006/32/CE, nella quale la Comunità Europea si pone l’obiettivo di conseguire un risparmio energetico a livello comunitario pari al 9% entro il 2016, rimarca nuovamente che il settore pubblico debba:
- svolgere un ruolo esemplare in tale contesto, comunicando efficientemente ai cittadini e/o alle imprese le azioni intraprese;
- prendere una o più misure di miglioramento dell’efficienza energetica privilegiando quelle efficaci sotto il profilo costi-benefici, che generano quindi il maggior risparmio energetico nel minor lasso di tempo.

L’Italia recepisce questa direttiva con il d.lgs. 115/2008, riconfermando la responsabilità amministrativa, gestionale ed esecutiva dei comuni nel migliorare l’efficienza energetica nel settore pubblico, nonché nel monitorare e nel comunicare ai cittadini le azioni svolte dalla stessa pubblica amministrazione in campo energetico; ciò anche mediante la trasmissione all’ENEA (agenzia nazionale per l’efficienza energetica) di una scheda informativa degli interventi e delle azioni di promozione dell’efficienza energetica intraprese.

In particolare, al capo IV del decreto si prevede che per l’edilizia pubblica i comuni abbiano l’obbligo di:
- ricorrere agli strumenti finanziari per il risparmio energetico per la realizzazione degli interventi di riqualificazione che prevedono una riduzione dei consumi di energia misurabile e predeterminata;
- effettuare le diagnosi energetiche degli edifici pubblici o ad uso pubblico, in caso di ristrutturazione degli impianti termici, compresa la sostituzione dei generatori di calore, o di ristrutturazioni edilizie che riguardano almeno il 15% della superficie esterna dell’involucro edilizio che racchiude il volume lordo riscaldato;
- provvedere alla certificazione energetica degli edifici pubblici o ad uso pubblico, nel caso in cui la metratura utile totale sia superiore a 1.000 mq, anche se non soggetti ad alcuni tipo di intervento;
- provvedere alla certificazione energetica degli edifici pubblici o ad uso pubblico nel caso di nuova costruzione o di ristrutturazione degli stessi;
- acquisire apparecchi, impianti, autoveicoli ed attrezzature (ad es. impianti semaforici, illuminazione pubblica, illuminazione di interni, apparecchi per ufficio, caldaie e apparecchi di condizionamento dell’aria, autoveicoli di proprietà) con ridotto consumo energetico;
- applicare il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa nelle procedure di gara (per appalti pubblici non riconducibili ai settori speciali) che hanno per oggetto l’affidamento della gestione dei servizi energetici unitamente alla diagnosi, anche in assenza del progetto preliminare a cura dell’amministrazione.

Il d.P.R. 59/2009, provvedimento attuativo del d.lgs.  192/2005, conferma i criteri generali ed i requisiti di prestazione energetica presenti nell’allegato C del d.lgs.  192/2005, ma impone ulteriori restrizioni in tutti i casi di nuova costruzione o ristrutturazione di edifici pubblici o ad uso pubblico, prevedendo di:
- ridurre del 10% i valori limite di cui all’allegato C del d.lgs. 192/2005 relativamente al fabbisogno di energia primaria, alla trasmittanza termica delle strutture verticali ed orizzontali opache ed alla trasmittanza termica delle chiusure trasparenti;
- verificare che il rendimento globale medio stagionale sia inferiore al valore limite ŋg=(75+4Log10Pn)%;
- dotare gli edifici di impianti centralizzati per la climatizzazione invernale ed estiva.

La recente direttiva 2010/31/UE “Sulla prestazione energetica dell’edilizia”, entrata in vigore l’8 luglio 2010 e che di fatto sostituisce la direttiva 2002/91/CE, pone l’obiettivo di ridurre del 20% il consumo energetico comunitario nel settore edilizio entro il 2020 e, a tal fine, obbliga gli Stati membri a:
- predisporre, entro il 2012, le norme di applicazione alla direttiva;
- definire, entro il 30 giugno 2011, i meccanismi e gli strumenti di finanziamento per incentivare l’utilizzo di sistemi ad energia quasi zero;
- adottare le misure necessarie per garantire che entro il 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano dotati di sistemi ad energia quasi zero mediante anche l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

Il rispetto degli standard di efficienza energetica deve applicarsi sia sugli edifici di nuova realizzazione, che su quelli esistenti da ristrutturare.
A dare l’esempio, anche in questo caso, dovranno essere gli edifici pubblici di nuova costruzione che entro il 2018 dovranno già possedere elevatissimi standard energetici.

Con la legge 296/2006 (legge finanziaria 2007) lo Stato ha dato un forte contributo incentivando gli interventi di riqualificazione energetica mediante agevolazioni che consistono in una detrazione dall’imposta lorda, sia ai fini IRPEF che IRES, in misura pari al 55% delle spese sostenute.

Oggi gli incentivi si estendono persino sull’acquisto di immobili di nuova costruzione adibiti a prima abitazione che ricadono in classe energetica A e B, grazie al d.l. 40/2010 che prevede un contributo di € 116,00 a metro quadrato (con un massimo di 7 mila euro) per la classe A, nonché un contributo di € 83,00 al metro quadro (con un massimo di 5 mila euro) per la classe B.



 

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