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19/11/2017 22:23
Home Articoli L'ESPERTO RISPONDE Irap ...una storia infinita - Quesito

Irap ...una storia infinita - Quesito

Pensavo che la delibera delle sezioni riunite 33/2010 avesse finalmente chiarito e stabilito il principio che l'IRAP non costituisce onere riflesso da "gravare" sul dipendente e, nel caso specifico del fondo incentivante, sulla percentuale del 0,5% ed adesso del 2% ...che, la responsabile della ragioneria mi ha "spiattellato" una recentissima pronuncia della CdC per l'Emilia-Romagna n.543/2010 del 2.12.10 che ...viene da lei interpretata quale conferma del contrario ...l'IRPEF viene decurtato dalla somma del fondo direttamente.

Una lotta infinita...

Come ho visto sul ns. sito , un altro collega si è scontrato con le interpretazioni degli uffici ragioneria che ...quasi sempre di segno "contrario", cercano interpretazioni restrittive nei confronti degli uffici tecnici ...purtroppo devo dire un'amara realtà.

...ed ecco la richiesta di aiuto...

Come possiamo fare per avere una interpretazione oggettiva e chiara?

Se le sezioni riunite con la delibera 33/10 hanno definito che l'IRAP non risulta compresa tra gli oneri riflessi e che, quindi NON DEVE GRAVARE SUL DIPENDENTE (QUINDI NON ABBATTERE IL REDDITO), come è possibile poi prevedere che la stessa deve essere "recuperata" dallo stesso 2%? Le due cose confliggono in modo evidente ed imbarazzante. Infatti se su 100.000 euro di
opere accantoni 2.000 euro per il fondo e questo lo decurti dell'IRAP, risulta evidente come al dipendente NON venga dato più il 2% lordo ma una somma inferiore ...

Dovendo procedere alla definizione per il futuro dell'intero sistema, chiedo se l'interpretazione della ragioneria risulta sostenibile alla luce delle vs. conoscenze, se la quota IRAP possa eventualmente essere prevista nel Quadro Economico a carico degli oneri quale integrazione al 2% del fondo, oppure cosa si deve fare? Ricorso nei confronti di chi?

RISPOSTA

Le Sezioni Riunite della Corte dei conti, con la deliberazione nr. 33 del 2010 (ripresa dalla nr. 543 del 2010 della Emilia Romagna) sembrano aver messo, almeno temporaneamente, la parola fine alla questione sulla debenza o meno dell’IRAP sul compenso incentivante ai tecnici degli enti locali; e, inoltre, su chi dovesse ricadere detto onere.

Secondo i giudici contabili, l’IRAP ricade sul prestatore di lavoro dato che i fondi per la progettazione (e per l’avvocatura interna) costituiscono la provvista delle risorse per far fronte agli oneri di personale.

Da un punto di vista strettamente tributario, la interpretazione del giudice contabile appare aderente al dettato normativo.

Come è noto l’IRAP, istituita con il dlgs nr. 446 del 1997 (e in vigore dall’1.1.1998) è un tributo regionale, di natura reale, e indeducibile dal reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi.

La caratteristica che qui viene in rilievo è la base imponibile, data, ex art. 4, comma 2, del dlgs citato dal valore della produzione netta proporzionalmente corrispondente all'ammontare delle retribuzioni spettanti al personale a qualunque titolo utilizzato, compresi i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

In sostanza, con detta norma di carattere generale, il legislatore ha voluto assoggettare alla imposta tutta la retribuzione, a qualunque titolo percepita, dal lavoratore dipendente, che concorre la valore della produzione; e non vi è dubbio che anche il compenso ex art. 92, comma 5, del dlgs nr. 163 del 2006 rientra nel concetto di retribuzione, e come tale va tassato; si tratta, indubbiamente, di una disposizione penalizzante, stante anche la indeducibilità di detta imposta, ma, per quanto riguarda detti profili, si tratta di scelte di politica legislativa che non spetta né al dipendente, né all’interprete, contrastare.

In relazione alla disparità di trattamento tra il dipendente normodotato e il dipendente con handicap, per il quale si applica la deduzione di cui all’art. 11 del dlgs nr. 446, si tratta di situazioni differenti che devono trovare una soluzione differente. Quella della deduzione in relazione al soggetto disabile, infatti, trova la sua giustificazione nell’art. 38, comma 2, della Costituzione, secondo il quale i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria, e non vi è dubbio che la disabilità rientra in una delle ipotesi previste dal legislatore costituzionale.

Quel che appare opportuno sottolineare sono le seguenti triplici considerazioni.

Innanzitutto non appare chiara la distinzione tra obbligazione giuridica e obbligazione contabile (può concludersi nel senso che, mentre sul piano dell’obbligazione giuridica, rimane chiarito che l’Irap grava sull’amministrazione (secondo blocco delle citate disposizioni), su un piano strettamente contabile, tenuto conto delle modalità di copertura di “tutti gli oneri”, l’amministrazione non potrà che quantificare le disponibilità destinabili ad avvocati e professionisti, accantonando le risorse necessarie a fronteggiare l’onere Irap, come avviene anche per il pagamento delle altre retribuzioni del personale pubblico (primo blocco delle citate disposizioni). Pertanto, le disposizioni sulla provvista e la copertura degli oneri di personale (tra cui l’Irap) si riflette, in sostanza, sulle disponibilità dei fondi per la progettazione e per l’avvocatura interna ripartibili nei confronti dei dipendenti aventi titolo, da calcolare al netto delle risorse necessarie alla copertura dell’onere Irap gravante sull’amministrazione) posto che una obbligazione o è giuridica (e quindi coercibile) o no lo è (perché, per esempio derivante da una norma di carattere, per così dire, morale o sociale)

Inoltre la domanda posta sopra non fa che confermare una certezza; ovvero la impossibilità di definizioni univoche atteso che le interpretazioni degli organi di controllo, pur se autorevolissime, non sono destinate ad acquisite il crisma del giudicato e a fare stato tra le parti.

Con questo si vuol dire che, pur con l’ autorevolezza da cui promanano i pareri sottoposti esaminati, solo la interpretazione nomofilattica della Corte di cassazione (o il legislatore, con una interpretazione autentica) potrò mettere un punto fermo sul soggetto passivo dell’onere IRAP.

Infine, e per concludere, al fine di consentire un intervento da parte di un organo terzo ed imparziale cui devolvere la controversia, l’unica via di uscita dall’impasse sembra l’instaurarsi di un contenzioso giurisdizionale che chiarisca definitivamente la questione.

 

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