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Rifiuti - Smaltimento - Impianto di trattamento di rifiuti urbani - Gestione

Tribunale Amministrativo Regionale Puglia Lecce sez. I 16/12/2010 n. 2854

Documento senza titolo

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia
Lecce - Sezione Prima

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1419 del 2010, proposto da:

Ambiente & Sviluppo Soc. Cons. a r.l., rappresentata e difesa dagli avv.ti Oronzo Marco Calsolaro e Pier Luigi Portaluri, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Lecce, via Imbriani n. 24;

contro

Provincia di Lecce, rappresentata e difesa dall`avv. Maria Giovanna Capoccia, con domicilio eletto presso l’Ufficio legale della amministrazione provinciale in Lecce;

Regione Puglia, Comune di Cavallino, Consorzio Ato Le/1, Consorzio per la Gestione dei Rifiuti Urbani del Bacino Le/2, tutti non costituiti;

Commissario Delegato per l`Emergenza Ambientale in Puglia, rappresentato e difeso dall`Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in Lecce, via F. Rubichi n. 23;

nei confronti di
Sud Gas Srl, non costituita;

per l`accertamento
dell`illegittimità del silenzio serbato dal Presidente della Provincia di Lecce in seguito alla diffida presentata dalla ricorrente allo scopo di ottenere la determinazione della tariffa applicabile per il servizio di trattamento dei rifiuti provenienti dal bacino LE2 nei propri biotunnel; dell`illegittimità del silenzio serbato dal Presidente della Provincia di Lecce in seguito alla diffida presentata dalla ricorrente per ottenere la determinazione delle modalità di fatturazione dei corrispettivi percepiti per lo svolgimento del suddetto servizio e, segnatamente, l`indicazione del soggetto nei cui confronti tali fatture dovranno essere emesse;
nonché per la declaratoria dell`obbligo del Presidente della Provincia di Lecce di provvedere espressamente sulla predetta richiesta di determinazione delle tariffe applicabili;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Provincia di Lecce e del Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Puglia;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del 1° dicembre 2010 il dott. Massimo Santini e uditi per le parti gli Avv.ti Calsolaro, Portaluri, Capoccia e Tarentini.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Espone il ricorrente, titolare di un impianto di trattamento dei rifiuti urbani mediante biostabilizzazione e conferimento in apposita discarica, che il commissario delegato per l’emergenza ambientale, nell’ambito della situazione di emergenza verificatasi nel bacino dell’ATO Le3, disponeva tra l’altro, con ordinanza n. 64 del 28 febbraio del 2009, di conferire la frazione secca dei rifiuti (selezionata in altro impianto) presso la struttura gestita dalla stessa società ricorrente, onde procedere alla biostabilizzazione per una durata di tre giorni ed almeno 60 ore alla settimana e per un complessivo periodo di 180 giorni; i rifiuti così trattati sarebbero poi stati oggetto di successivo ed ulteriore conferimento ad altro impianto di produzione di combustibile da rifiuti (CDR).
La suddetta ordinanza non fissava tuttavia la relativa tariffa da corrispondere in favore della società ricorrente per il predetto trattamento di biostabilizzazione.
Motivo questo che induceva la ricorrente a ricorrere al TAR del Lazio il quale, con sentenza n. 12517 del 20 maggio 2010, ordinava alla struttura commissariale di definire il procedimento relativo alla fissazione della suddetta tariffa.
In seguito la Provincia di Lecce, su richiesta della stessa società ricorrente e dietro mandato della Regione Puglia, adottava ai sensi dell’art. 191 del codice dell’ambiente (concernente speciali forme di gestione dei rifiuti in deroga alla normativa vigente) l’ordinanza n. 3105 del 15 aprile 2009 con la quale, al fine di migliorare il ciclo di biostabilizzazione e dunque i relativi standards di qualità ambientale, si disponeva il trattamento di cui sopra negli altri tre giorni della settimana presso lo stesso stabilimento gestito dalla ricorrente, e sempre per un periodo complessivo pari a 180 giorni: dunque, un trattamento “ulteriore”, disposto dalla Provincia, che si affianca ad un trattamento “originario”, disposto a sua volta dal Commissario delegato (Presidente Regione Puglia).
Poiché anche in questo caso nulla si statuiva in ordine alla determinazione della tariffa, a seguito di apposita diffida a tal fine inoltrata in data 19 maggio 2009 e rimasta in ogni caso inevasa, la società proponeva ricorso davanti a questo tribunale per l’accertamento della illegittimità, per violazione dell’art. 2 della legge n. 241 del 1990, del silenzio serbato al riguardo dalla amministrazione provinciale, nonché per la declaratoria dell’obbligo di provvedere in tal senso, con estensione della pronuncia all’accertamento sulla fondatezza della pretesa vantata e specificata nella somma di euro 37,53 per tonnellata di rifiuto conferito.
Si costituivano in giudizio la Provincia di Lecce ed il Commissario delegato per chiedere il rigetto del gravame. In particolare, la Provincia di Lecce faceva presente che, all’interno di appositi tavoli tecnici, era stata comunque avviata una procedura diretta alla determinazione della suddetta tariffa e che tale operazione dipendeva dagli esiti della tariffa a sua volta determinata dal Commissario delegato in merito alle ordinanze da questo emanate (ossia per la prima parte delle operazioni di trattamento).
Alla camera di consiglio del 1° dicembre 2010 le parti rassegnavano le proprie rispettive conclusioni e la causa veniva infine trattenuta in decisione.
Tanto premesso, come affermato dalla giurisprudenza (cfr. TAR Lecce, 8 febbraio 2007, n. 371) l’esame di questo Tribunale amministrativo dovrà articolarsi in due momenti:
a) appurare se effettivamente ricorra nel caso di specie un comportamento inerte della p.a.;
b) verificare che lo stesso comportamento non sia giustificato dalla manifesta infondatezza (o assurdità, genericità, etc) dell’istanza formulata dal privato.
Quanto al profilo sub a), osserva il collegio che alla diffida in data 19 maggio 2009, con la quale la società ricorrente chiedeva la determinazione della tariffa concernente le ulteriori operazioni di trattamento ordinate dalla Provincia, quest’ultima non abbia in sostanza fornito alcuna risposta, a nulla rilevando il mero avvio di una istruttoria che si è tuttavia concretizzata in una singola riunione (20 ottobre 2010, mentre quella del successivo 10 novembre non si è più tenuta) ove l’unica posizione espressa è stata quella di ritenere di agganciare la determinazione della tariffa di cui si discute agli importi a tal fine stabiliti dalla Regione (struttura del Commissario delegato) per la prima parte delle operazioni di trattamento (quello ossia originariamente stabilito). Circostanza, questa, peraltro inidonea a giustificare il comportamento inerte dell’amministrazione provinciale, considerato che quest’ultima, potenzialmente dotata di uffici e strutture deputati allo svolgimento di competenze nel settore dei rifiuti, ben potrebbe autonomamente determinarsi in tal senso, ossia a prescindere da qualsivoglia provvedimento tariffario della Regione, e tanto sulla base degli elementi di fatto in suo possesso (o che riterrà comunque di acquisire sulla base delle operazioni svolte) ed in applicazione di criteri e parametri già fissati a questi fini dalla vigente normativa di settore.
Quanto invece al profilo sub b), la competenza della Provincia circa la determinazione dell’importo della tariffa per il trattamento (ulteriore) dei rifiuti è nel complesso ricavabile dal quadro normativo vigente in materia di rifiuti.
Ed infatti, come correttamente evidenziato dalla difesa di parte ricorrente la tariffa da praticare all’utenza, nell’ambito del ciclo di trattamento dei rifiuti, costituisce elemento determinante ai fini di una loro corretta e razionale gestione.
Essendo peraltro diretta ad assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio (cfr. art. 238 codice ambiente), la stessa tariffa consente in questo modo di operare in modo efficace ed equilibrato, garantendo dunque il raggiungimento degli obiettivi fissati dal legislatore.
Sussiste in altri termini una relazione di stretta accessorietà tra tariffa e gestione dei rifiuti (cfr. TAR Lazio, sez. I, sent. n. 12517 del 20 maggio 2010), ponendosi la prima alla stregua di naturale “completamento” del ciclo di gestione dei rifiuti (cfr. piano di gestione dei rifiuti del Commissario delegato per la Puglia di cui al decreto n. 296 del 2002, il quale contiene anche i criteri per la determinazione della suddetta tariffa).
D’altra parte, così come nel regime ordinario di cui codice dell’ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006) la determinazione della tariffa spetta (art. 238) alla stessa autorità (d’ambito) deputata alla organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti (artt. 200 e 201), lo stesso meccanismo (di unicità dell’autorità) deve essere replicato laddove si ricorra, come nella specie, a speciali forme di gestione e dunque di organizzazione dei rifiuti (art. 191 codice ambiente).
In conclusione, la Provincia di Lecce è l’ente preposto alla determinazione della tariffa relativa a tale forma di gestione dei rifiuti da conferire nell’impianto della società ricorrente.
Sotto altro profilo, va invece rigettata la richiesta di accertamento sulla fondatezza della pretesa sostanziale di parte ricorrente, diretta a fissare la tariffa di cui si discute in euro 37,53 per tonnellata di rifiuto.
Ora, in disparte ogni considerazione circa la natura vincolata o meno delle operazioni preordinate al calcolo di cui sopra (una volta ossia acquisiti tutti i necessari elementi ed applicati ad essi i relativi criteri e parametri indicati dalla normativa di settore), è tuttavia pacifico che per giungere a compiere siffatte operazioni risultano necessari complessi adempimenti istruttori (ricostruzione delle singole voci di costo, individuazione delle quantità conferite e della capacità di discarica, etc.) che soltanto l’amministrazione, almeno in questa fase, è in grado di svolgere con completezza di cognizione.
La circostanza da ultimo richiamata porta dunque ad escludere, ai sensi dell’art. 31, comma 3, del decreto legislativo n. 104 del 2010 (codice del processo amministrativo), che nel presente giudizio possa trovare luogo l’esercizio dello specifico potere giurisdizionale di accertamento espressamente invocato.
Sulla scorta di questo esposto e precisato, il presente ricorso merita dunque accoglimento, nei limiti di cui si è appena detto, conseguendone l’ordine alla Amministrazione provinciale intimata di provvedere espressamente sull’istanza della società ricorrente, in particolare mediante determinazione della tariffa per il trattamento dei rifiuti, nel termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione/notificazione della presente sentenza.
Le spese del presente giudizio vanno poste unicamente a carico dell’amministrazione provinciale soccombente e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Prima
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e nei limiti di cui in motivazione e, per l’effetto, dichiara l’obbligo della Provincia di Lecce di concludere con atto espresso, nel termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione/notifica della presente decisione, il procedimento relativo alla diffida in data 19 maggio 2009.
Condanna l’amministrazione provinciale alla rifusione delle spese di giudizio, in favore di parte ricorrente, per una somma pari ad euro 1.500 (millecinquecento), oltre IVA e CPA.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 1 dicembre 2010 con l`intervento dei magistrati:
Carlo Dibello, Presidente FF
Massimo Santini, Referendario, Estensore
Claudia Lattanzi, Referendario

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 16/12/2010



 

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