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18/11/2017 15:07
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L'Europa va avanti sui Raee, forse troppo per l'Italia

C'è confusione tra le varie proposte per la nuova direttiva sui rifiuti elettronici. Il nostro Paese chiude bene il 2010 ma si preoccupa per il futuro

I nuovi obiettivi sulla raccolta dei Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), allo studio in Europa,  potrebbero sminuire il traguardo appena raggiunto dal nostro Paese. Con una media di quattro kg per abitante, l'Italia  chiuderà bene il 2010. L'impegno, però, diventerà molto più oneroso, secondo le indicazioni arrivate finora dalla complessa revisione della direttiva 2002/96. Dovremo superare la media di undici kg per abitante nel 2016, come ha spiegato Danilo Bonato, presidente del Centro di coordinamento Raee, provando a tradurre in chilogrammi le percentuali proposte dalle istituzioni comunitarie.

La bozza del Parlamento europeo prevede che nel 2016 ogni Stato membro dovrà raccogliere l'85% dei Raee prodotti nell'ultimo biennio; la bozza del Consiglio, invece, stima che la raccolta dovrà essere pari al 65% del peso di tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato nei tre anni precedenti.

 

Un passo più lungo della gamba?
L'Italia dovrebbe così passare da circa 200mila a oltre 650mila tonnellate di Raee recuperati complessivamente nel 2016. Bonato punta l'indice sull'incongruenza di mantenere l'obiettivo dei quattro kg per abitante fino al 2012 o anche oltre, in base alle diverse bozze in esame, per poi saltare a un risultato molto più ambizioso. «È come se qualcuno affermasse di volersi laureare in fisica tra quattro anni, ma passando tutto il suo tempo al bar anziché sui libri», ha commentato il presidente del Centro di coordinamento Raee. Ci sono altri punti controversi. Innanzi tutto sul metodo migliore per calcolare le quote di raccolta. L'attuale direttiva, come ha spiegato il presidente di Andec (l'associazione che rappresenta le industrie  dell'elettronica di consumo), Maurizio Iorio, è poco funzionale perché la quantità di apparecchi venduti e, di conseguenza, la
raccolta dei Raee, varia sensibilmente negli Stati membri.

Influiscono diversi parametri: il numero d'abitanti, il reddito pro capite, l'ampiezza del mercato e così via. Difatti alcuni Stati hanno più che triplicato la media dei quattro kg già nel 2006, mentre altri rimarranno sempre sotto la soglia. L'Italia, poi, dovrà raccogliere molti più Raee se passerà la nuova direttiva; posto che siamo ancora nei meandri della burocrazia  europea, nella complessa procedura di co-decisione (tra Commissione, Parlamento e Consiglio) il cui esito è ancora incerto. Il problema, per noi, è che adottando uno dei calcoli basati sugli apparecchi venduti in un dato periodo, dovremo compiere degli sforzi ingenti per metterci in regola.

 

Le falle da sanare
Per Bonato sarà necessario coinvolgere e responsabilizzare tutti gli attori in gioco: non solo gli Stati membri, ma anche i consumatori, i produttori e i canali commerciali. Ci sono centinaia d'isole ecologiche da potenziare per accogliere i Raee, semplificando le autorizzazioni diversamente da quanto accaduto finora; il ritiro uno contro uno nei negozi va diffuso su vasta scala, altrimenti qualunque nuovo traguardo rimarrà irraggiungibile. È giusto, si chiede infine Bonato, introdurre un
obiettivo unico per tutte le categorie di Raee? Non sarebbe meglio indicare percentuali diverse, secondo i tipi d'apparecchi, da quelli più voluminosi a quelli più piccoli, e considerando il ciclo di vita medio dei vari prodotti?
Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom (consorzio che nel 2009 ha gestito il 40% della raccolta Raee in Italia),  preferisce concentrarsi sui problemi che già affliggono il nostro Paese con riferimento alla direttiva in vigore. La prima nota dolente, secondo Arienti, è il silenzio del ministero dell'Ambiente sulle questioni irrisolte (come le isole ecologiche  inadeguate), che i consorzi di raccolta hanno evidenziato più volte. Un altro punto critico è la mancanza di un decreto per verificare che i produttori finanzino correttamente le attività di recupero e smaltimento; inoltre, ci sono troppi sistemi collettivi  che gestiscono la raccolta di questi rifiuti, addirittura 15. Con tutta questa confusione, il cammino dei Raee in Europa e in  Italia sarà una corsa a ostacoli. «Dovremmo rimanere tutti in trincea e aspettare che qualcuno si svegli» è l'ironico, ma non  troppo, commento finale di Arienti sul futuro dei Raee nel nostro Paese.
(Luca Re, www.energia24club.it)

 

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