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23/11/2017 15:42
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Appalto già eseguito, impossibile dichiarare l’inefficacia del contratto: risarcimento per

Appalto già eseguito, impossibile dichiarare l’inefficacia del contratto: risarcimento per equivalente riconosciuto al 5% dell’importo a base di gara depurato del ribasso d’asta proposto

Le spese sostenute per la partecipazione alla gara non spettano, in quanto sarebbero rimaste comunque ad esclusivo carico del ricorrente anche in caso di aggiudicazione

Per quanto attiene alle conseguenze dell’accoglimento del ricorso, osserva il Collegio che la presente fattispecie ha ad oggetto una gara di appalto svoltasi prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 53/2010 (di recepimento della c.d. direttiva ricorsi) e del Codice del processo amministrativo, ciò peraltro non impedisce al Collegio (attesa la natura self-executing della direttiva ricorsi in tema di inefficacia del contratto) di valutare gli effetti della pronuncia di annullamento sul contratto.

Non ricorre nel caso di specie una delle ipotesi di violazione grave della legge sostanziale o processuale comportanti l’automatica caducazione del contratto.

Ritiene pertanto il Collegio, che il contratto non debba essere dichiarato inefficace, nonostante il ricorrente avrebbe avuto diritto all’aggiudicazione ed al subentro, atteso che i lavori sono stati integralmente eseguiti e quindi non sussiste più materialmente l’oggetto dell’appalto.

D’altra parte, la circostanza che il ricorrente sarebbe stato aggiudicatario, laddove la stazione appaltante avesse fatto buon uso dei principi dell’azione amministrativa in tema di sorteggio, conduce a ritenere meritevole di accoglimento la domanda di risarcimento del danno nei limiti del lucro cessante che, per giurisprudenza ormai costante, va di regola quantificato nella misura del 10% (dieci per cento) dell’importo a base di gara depurato del ribasso d’asta proposto e che, nel caso di specie, va quantificato nella minor misura del 5% (cinque per cento) tenuto conto che il ricorrente non ha dimostrato di non aver potuto altrimenti utilizzare maestranze e mezzi, tenuti a disposizione in vista dell’aggiudicazione.

Le spese sostenute per la partecipazione alla gara non spettano, in quanto sarebbero rimaste comunque ad esclusivo carico del ricorrente anche in caso di aggiudicazione.
Quanto alle ulteriori voci di danno richieste secondo la perizia versata in atti (danno diretto ed indiretto per mancato incremento del fatturato e danno diretto per mancato salario), osserva il Collegio che si tratta di danni del tutto sprovvisti di prova e quindi non risarcibili.

3. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.
4. Osserva peraltro il Collegio che risulta dai verbali di gara che tutte le imprese ammesse alla gara, hanno presentato identico ribasso (pari a 7,3152%), di talché appare possibile ravvisare elementi riconducibili alla fattispecie di cui all’art. 353 c.p. (turbata libertà degli incanti, derivante dall’avere i concorrenti concordato fra di loro l’importo delle rispettive offerte) essendo del tutto improbabile che l’evento indicato sia imputabile al caso (v. in tal senso anche Cons. Giustizia Amministrativa Regione Siciliana, ordinanza 25/2/2008, n. 154).
Ravvisa pertanto il Collegio la necessità che, ai sensi dell’art. 361 c.p., copia della presente sentenza e dei verbali di gara siano trasmessi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, nonché alla Procura Regionale presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, per le determinazioni di competenza di tali Uffici.
Ravvisa infine il Collegio altresì la necessità che medesimo adempimento sia disposto nei confronti dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato affinché verifichi l’esistenza di eventuali accordi distorsivi della concorrenza.

A cura di Sonia Lazzini
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 14143 del 26 novembre 2010 pronunciata dal Tar Sicilia, Palermo

Allegati:
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