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21/11/2017 01:57
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Ciò quindi non esclude che la domanda risarcitoria possa essere proposta con autonomo ricorso in via ordinaria.

Ciò quindi non esclude che la domanda risarcitoria possa essere proposta con autonomo ricorso in via ordinaria.

Il Collegio, mentre ricorda la consolidata giurisprudenza amministrativa che giudica inammissibile un’azione risarcitoria proposta solo in sede di ottemperanza, sia per il rispetto del principio del doppio grado sia per la necessità di una cognizione piena sull’an della pretesa risarcitoria, osserva che nel caso in esame occorre considerare che, all’epoca dell’accoglimento del ricorso avverso la revoca dell’aggiudicazione (sentenza Tar n. 15652 del 2003, che ha omesso di pronunciarsi sulla domanda risarcitoria in quanto proposta in via subordinata), la società non era al corrente che l’opera era stata già completata e quindi si riteneva soddisfatta dall’annullamento della revoca che faceva rivivere l’aggiudicazione provvisoria in suo favore.

Non avendo avuto soddisfazione, per quanto detto, nel giudizio di ottemperanza, ora con autonomo ricorso la società ha chiesto il risarcimento dei danni per equivalente e il giudice di primo grado ha accolto il ricorso dettando i criteri alla p.a. per la liquidazione delle somme a titolo risarcitorio.

L’Università, nell’appellare detta sentenza, afferma che la domanda di risarcimento era stata già proposta nell’ altro giudizio di cognizione e che su tale domanda vi era stata un’omessa pronuncia, con conseguente formazione del giudicato sul punto; di tal ché la domanda risarcitoria non poteva essere riproposta di nuovo. In altre parole, la sentenza di primo grado è contestata solo per l’asserita violazione del giudicato nonché per l’egualmente asserita violazione dell’art. 346 c.p.c., mentre nessuna censura viene mossa in ordine alle statuizioni del giudice di prime cure sulla spettanza del risarcimento e sulla quantificazione dello stesso.

La tesi dell’Università non può essere condivisa, sia perché nessun interesse aveva la società ad impugnare l’omessa pronuncia sul risarcimento una volta che aveva ottenuto l’annullamento della revoca dell’aggiudicazione in suo favore, ignorando all’epoca che i lavori fossero già ultimati, sia perché l’azione risarcitoria, che attiene ad una posizione di diritto soggettivo, può essere proposta in via autonoma nei termini di prescrizione.

Non è quindi applicabile l’art. 346 c.p.c., perché nessun giudicato si è formato per un’omessa pronuncia su un capo di domanda fondata su un diritto soggettivo e proposta soltanto in via subordinata rispetto all’auspicata pronuncia demolitoria.

D’altra parte, l’art. 2909 c.c., nello stabilire che il giudicato fa stato tra le parti, lascia impregiudicata la sopravvenienza di fatti e situazioni nuove verificatesi dopo la formazione del giudicato medesimo; nella specie il fatto nuovo è rappresentato dalla conclusione dei lavori, oggetto della gara, conclusione che è stata conosciuta soltanto dopo il passaggio in giudicato della sentenza favorevole (Tar n. 15652 del 2003) e precisamente il giorno precedente l’udienza di decisione del giudizio di ottemperanza di primo grado (15.2.2005), ritenuto inammissibile dal Tar (sentenza n. 8330 del 2005). Nessun accertamento si era avuto, al momento della pronuncia ottemperanda n. 15652 del 2003, sull’esistenza o meno di un danno, sulla relativa prova o sulle condizioni dell’azione; né tale accertamento era essenziale ai fini della soddisfazione dell’interesse azionato

E poiché, com’è noto, ai sensi dell’art. 2935 c.c. la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere e nel caso concreto tale momento (di conoscenza) coincide con il giorno precedente il giudizio di ottemperanza (15.2.2005), il nuovo giudizio risarcitorio è instaurato dinanzi al Tar nel 2008 ed è quindi tempestivo.

In conclusione l’appello va respinto, con conseguente conferma della sentenza appellata, ma la complessità della vicenda contenziosa impone la compensazione delle spese processuali.

A cura di Sonia Lazzini

Riportiamo qui di seguito la decisione numero 8008 dell’ 11 novembre 2010 pronunciata dal Consiglio di Stato

 

Allegati:
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