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20/11/2017 16:25
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Impossibilità dell’inefficacia contrattuale - risarcimento del danno per equivalente

Impossibilità dell’inefficacia contrattuale, risarcimento del danno per equivalente, concorso di colpa della controinteressata ed azione di rivalsa della Stazione appaltante

non sussistono i presupposti per dichiarare l’inefficacia del contratto, tenuto conto dello stato di esecuzione dell’appalto e della concreta possibilità per la ricorrente di subentrare nel contratto (art. 123 c.p.a.); pertanto, il Ministero dei Beni Culturali deve essere condannato al risarcimento per equivalente;

sussiste il requisito della colpa di cui all’art. 2043 in quanto l’Amministrazione è tenuta a valutare con la necessaria diligenza le dichiarazioni presentate dai soggetti che partecipano a procedure di gara e a rilevare le incongruenze che risultino “ictu oculi” dai documenti depositati dai concorrenti;

inoltre può ipotizzarsi un concorso di colpa della controinteressata nella produzione del danno ingiusto, di talché spetterà all’Amministrazione valutare la possibilità di esperire nei confronti della Controinteressata Cultura s.r.l. un’eventuale azione di regresso ai sensi dell’art. 2055, secondo comma, c.c.;

infatti, l’esecuzione del contratto ha avuto inizio in data 8 giugno 2001 (come risulta dalla consegna dei lavori) e sono, quindi, decorsi più di quattro dei complessivi dodici mesi previsti;_è stato sinora realizzato un software che la ricorrente sarebbe costretta a elaborare “ex novo” in ragione della tutela dei diritti di proprietà intellettuale (tale circostanza è stata riferita dalla controinteressata e non è stata espressamente contestata dalle altre parti costituite); _la stazione appaltante ha già disposto un’erogazione del 20% ed, essendo stato presentato il primo stato di avanzamento dei lavori, è tenuta a corrispondere alla controinteressata una seconda erogazione pari al 35% dell’importo complessivo (anche tali circostanze sono stata riferite dalla controinteressata e non sono stata espressamente contestate dalle altre parti costituite);

pertanto, il Ministero dei Beni Culturali deve essere condannato al risarcimento per equivalente;
che sussiste nella specie il requisito della colpa di cui all’art. 2043 in quanto l’Amministrazione è tenuta a valutare con la necessaria diligenza le dichiarazioni presentate dai soggetti che partecipano a procedure di gara e a rilevare le incongruenze che risultino “ictu oculi” dai documenti depositati dai concorrenti;
che nella specie può ipotizzarsi un concorso di colpa della controinteressata nella produzione del danno ingiusto, di talché spetterà all’Amministrazione valutare la possibilità di esperire nei confronti della Controinteressata Cultura s.r.l. un’eventuale azione di regresso ai sensi dell’art. 2055, secondo comma, c.c.;
che il danno può essere equitativamente liquidato in € 24.225,00, cioè nel 5% dell’offerta formulata dalla ricorrente (€ 484.500,00), atteso che il significativo ribasso rispetto all’importo a base d’asta (€ 570.000,00) consente di escludere che l’esecuzione del contratto avrebbe procurato alla Ricorrente It un utile maggiore;
che le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo;

a cura di Sonia LAzzini
riportiamo qui di seguito la sentenza numero 2640 del 27 ottobre 2010 pronunciata dal Tar Calabria, Catanzaro

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