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23/11/2017 13:52
Home Articoli RIFIUTI Gestione rifiuti solidi urbani - Non determinano illeggittimità

Gestione rifiuti solidi urbani - Non determinano illeggittimità

Consiglio di Stato sez.V 30/9/2010 n. 7225

Maggioli Editore

SERVIZIO DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI – INDIVIDUAZIONE AREA PER SMALTIMENTO –  LEGITTIMAZIONE ED INTERESSE AD AGIRE –ASSERITA NON COMPLETEZZA DELL’ATTIVITÀ SVOLTA – OMESSA CONSIDERAZIONE DI ALTRE AREE IDONEE – NON DETERMINANO ILLEGITTIMITÀ

I comproprietari di fondi ricompresi nelle aree oggetto della deliberazione di individuazione do aree per lo smaltimento dei rifiuti, hanno un interesse immediato all’impugnazione dell’individuazione di terreni di loro proprietà all’interno di zone destinate alla realizzazione degli impianti. Pur in assenza di atti attuativi, dalla mera destinazione delle aree di loro proprietà allo smaltimento dei rifiuti deriva un pregiudizio consistente in un deprezzamento dei terreni e una maggiore difficoltà nel commercializzarli.
È ritenuto legittima l’individuazione delle aree limitatamente a quelle relative a discariche di prima categoria (smaltimento rifiuti solidi urbani), trascurando le altre tipologie di impianti, anche esse soggette a programmazione. L’esercizio di un determinato potere (nella specie, individuazione delle aree da destinare a discariche di rifiuti) non può essere reso illegittimo da una asserita non completezza dell’attività svolta, nulla impedendo al comune di procedere in tempi distinti alle altre connesse attività.
L’idoneità anche di altra area per la destinazione in esame non integra di per sé alcun vizio degli atti di individuazione della zona “C”, scelta in base alle motivate risultanze dello studio condotto in merito alla valutazione di impatto ambientale. Il fatto che fosse stata inizialmente preso in considerazione una porzione più ampia di territorio per l’area C non muta le conclusioni raggiunte circa l’idoneità del sito; i ricorrenti non hanno in alcun modo dimostrato l’inidoneità dell’area “C”, ma si sono limitati a dedurre che poteva essere scelta l’area “D”; al riguardo, si osserva che una motivata opzione tra due possibili legittime soluzioni non è in alcun modo viziata sotto il profilo della legittimità.

N. 07225/2010 REG.SEN.
N. 11229/1998 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)
ha pronunciato la presente

DECISIONE

Sul ricorso numero di registro generale 11229 del 1998, proposto da:
Sgarbossa Albino, Sgarbossa Giovanni, Barin Maria Assunta, rappresentati e difesi dagli avv. Gherardo Bergonzini, Giuseppe Campagnano, Antonio Zanuzzi, con domicilio eletto presso Antonio Zanuzzi in Roma, via della Giuliana 32;
contro
Comune di Trivignano Udinese;
per la riforma
della sentenza del T.A.R. FRIULI-VENEZIA-GIULIA - TRIESTE n. 00816/1998, resa tra le parti, concernente INDIVIDUAZIONE AREE PER SMALTIMENTO RIFIUTI SOLIDI URBANI.

Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 8 giugno 2010 il Cons. Roberto Chieppa e udito per le parti l’avvocato Zanuzzi;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. Sgarbossa Albino, Sgarbossa Giovanni, Barin Maria Assunta impugnavano davanti al Tar del Friuli Venezia Giulia la deliberazione del consiglio comunale di Trivignano Udinese di individuazione delle aree per lo smaltimento dei rifiuti urbani ed assimilabili, facendo valere il proprio interesse quali comproprietari di fondi destinati a coltivazione intensiva e ricompresi nell’area contrassegnata come “C” nel piano di smaltimento dei rifiuti.
Con sentenza n. 816/98 il Tar dichiarava il ricorso inammissibile per difetto di interesse attuale, in quanto l’atto di carattere generale non pregiudicherebbe la continuità dell’attività dell’impresa agricola dei ricorrenti, in assenza di prescrizioni esecutive e di atti di attuazione.
Sgarbossa Albino, Sgarbossa Giovanni, Barin Maria Assunta hanno proposto ricorso in appello avverso tale sentenza per i motivi che saranno di seguito esaminati.
Il comune di Trivignano Udinese, regolarmente intimato, non si è costituito in giudizio.
All’odierna udienza la causa è stata trattenuta in decisione.
2. L’oggetto del giudizio è costituito dalla impugnazione degli atti di individuazione da parte del comune di Trivignano di alcune aree destinate alla realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti.
Con il primo motivo gli appellanti contestano la declaratoria del Tar di inammissibilità del ricorso per difetto di interesse.
Il motivo è fondato.
I ricorrenti, quali comproprietari di fondi ricompresi nelle aree oggetto della deliberazione, hanno un interesse immediato all’impugnazione dell’individuazione di terreni di loro proprietà all’interno di zone destinate alla realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti.
Pur in assenza di atti attuativi, dalla mera destinazione delle aree di loro proprietà allo smaltimento dei rifiuti deriva un pregiudizio consistente in un deprezzamento dei terreni e una maggiore difficoltà nel commercializzarli.
Il giudice di primo grado ha errato a dare esclusivo rilievo, ai fini della verifica dell’attualità dell’interesse al ricorso, al proseguimento dell’attività agricola svolta dai ricorrenti, senza considerare l’incidenza della destinazione sul valore dei terreni.
3. Accertata l’ammissibilità del ricorso di primo grado, si deve procedere all’esame dei motivi riproposti con l’atto di appello.
Con una prima censura viene dedotto che il Comune avrebbe illegittimamente limitato l’individuazione delle aree a quelle relative a discariche di prima categoria (smaltimento rifiuti solidi urbani), trascurando le altre tipologie di impianti, anche esse soggette a programmazione.
Il motivo è privo di fondamento.
L’esercizio di un determinato potere (nella specie, individuazione delle aree da destinare a discariche di rifiuti) non può essere reso illegittimo da una asserita non completezza dell’attività svolta, nulla impedendo al comune di procedere in tempi distinti alle altre connesse attività.
Del resto, la mancata contestuale individuazione delle altre aree in alcun modo può aver determinato una lesione delle posizione giuridiche dei ricorrenti, i cui terreni sono stati inclusi nell’area “C”, non potendo tale destinazione essere influenzata dalla attività relativa ad altre tipologie di impianti.
4. La successiva censura, inerente l’indice di saturazione di cui all’art. 13 delle norme tecniche PPSR, è inammissibile per genericità, non avendo i ricorrenti fornito alcuna precisazione e alcun supporto ad una presunta non idoneità dell’area individuata.
5. Con ulteriore motivo gli appellanti sostengono che l’individuazione dell’area in questione sarebbe avvenuta in contrasto con le risultanze istruttorie e senza adeguata motivazione circa la omessa considerazione di altra zona (“D”), in precedenza valutata positivamente.
Anche tale motivo è infondato.
L’idoneità anche di altra area per la destinazione in esame non integra di per sé alcun vizio degli atti di individuazione della zona “C”, scelta in base alle motivate risultanze dello studio della Land Sistemi, che ha redatto la valutazione di impatto ambientale.
Il fatto che fosse stata inizialmente presao in considerazione una porzione più ampia di territorio per l’area C non muta le conclusioni raggiunte circa l’idoneità del sito; i ricorrenti non hanno in alcun modo dimostrato l’inidoneità dell’area “C”, ma si sono limitati a dedurre che poteva essere scelta l’area “D”; al riguardo, si osserva che una motivata opzione tra due possibili legittime soluzioni non è in alcun modo viziata sotto il profilo della legittimità.
Né il vizio può derivare da un mero errore materiale nella descrizione dell’area contenuto nella relazione di variante allegata al provvedimento impugnato.
In definitiva, l’individuazione dell’area “C”, in cui ricadono alcuni terreni di proprietà dei ricorrenti, come destinata alla realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti, è avvenuta in coerenza con le risultanze istruttorie e in assenza di vizi di legittimità.
6. In conclusione, accolto il primo motivo di appello ed esaminato nel merito il ricorso di primo grado, quest’ultimo deve essere respinto.
Nulla deve essere disposto per le spese in assenza di costituzione della parte intimata.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, accoglie il primo motivo del ricorso in appello indicato in epigrafe, dichiarando ammissibile il ricorso di primo grado, respinge gli altri motivi di appello e, per l`effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso proposto in primo grado.
Nulla per le spese..
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall`autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 giugno 2010 con l`intervento dei Signori:
Stefano Baccarini, Presidente
Cesare Lamberti, Consigliere
Marco Lipari, Consigliere
Aniello Cerreto, Consigliere
Roberto Chieppa, Consigliere, Estensore

 

 

 

L`ESTENSORE

 

IL PRESIDENTE

 

 

 

Il Segretario

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 30/09/2010
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
Il Dirigente della Sezione



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