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21/11/2017 03:41
Home Articoli SENTENZE l'illegittimità del provvedimento impugnato è condizione necessariaer accordare il risarcimento del danno

l'illegittimità del provvedimento impugnato è condizione necessariaer accordare il risarcimento del danno

l'illegittimità del provvedimento impugnato è, comunque, secondo condivisa giurisprudenza, condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per accordare il risarcimento del danno, sicché l'infondatezza della domanda di annullamento comporta inevitabilmente il rigetto di quella risarcitoria

la motivazione del provvedimento amministrativo è finalizzata a consentire al cittadino la ricostruzione dell'iter logico e giuridico mediante il quale l'Amministrazione si è determinata ad adottare un dato provvedimento, controllando, quindi, il corretto esercizio del potere ad esso conferito dalla legge e facendo valere, eventualmente nelle opportune sedi, le proprie ragioni;

pertanto, la garanzia di adeguata tutela delle ragioni del privato non viene meno per il fatto che nel provvedimento amministrativo finale non risultino chiaramente e compiutamente rese comprensibili le ragioni sottese alla scelta fatta dalla Pubblica amministrazione, allorché le stesse possano essere agevolmente colte dalla lettura degli atti afferenti alle varie fasi in cui si articola il procedimento. Ciò in omaggio ad una visione non meramente formale dell'obbligo di motivazione, ma coerente con i principi di trasparenza e di lealtà desumibili dall'art. 97 della Costituzione.

Pertanto, se la decisione amministrativa risulti motivata, nel senso giuridico e nella decisione tecnica, dalla contestuale lettura non del solo provvedimento, ma degli atti del procedimento comunque noti o conoscibili dal privato, le doglianze sul difetto di motivazione dell'atto conclusivo non possono essere accolte (Consiglio Stato, sez. IV, 06 luglio 2010, n. 4331).

Nel caso che occupa l’esame congiunto della motivazione del provvedimento di esclusione della appellante e dell’istruttoria al riguardo precedentemente svolta dalla Commissione di gara consentono ampiamente la ricostruzione dell’iter logico giuridico seguito da essa Commissione per addivenire alla adozione del provvedimento stesso, sicché la censura in esame deve essere disattesa.
Ha inoltre dedotto parte appellante la illegittimità derivata, nell’assunto che la illegittimità della esclusione della appellante si riverberebbe in via automatica, con effetto caducante, sui successivi atti del procedimento, in particolare sul provvedimento di aggiudicazione.
a osservato in proposito da parte della Sezione che la censura non è suscettibile di positiva valutazione, perché, accertata la legittimità del provvedimento di esclusione della KGN s.r.l., non può sussistere alcuna illegittimità derivata sui successivi atti del procedimento di aggiudicazione della gara de qua.

Parte appellante ha formulato anche richiesta di risarcimento del danno dovuto per l’illegittima esclusione, pari al mancato utile di impresa (quantificabile nella misura del 5 % dei quattro quinti del prezzo posto a base di gara depurato del ribasso offerto) ed al danno curriculare (nella misura compresa tra l’1,00 % ed il 3,00 % dei quattro quinti del prezzo posto a base di gara depurato del ribasso offerto).
La Sezione al riguardo deve osservare che alla infondatezza dei motivi di appello e alla impossibilità di accoglimento del ricorso di primo grado consegue la inaccoglibilità della domanda di risarcimento danni, non essendo stato dimostrato il nesso di causalità tra i danni lamentati dal ricorrente e l'attività illegittima della P.A., considerato che l'illegittimità del provvedimento impugnato è, comunque, secondo condivisa giurisprudenza, condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per accordare il risarcimento del danno, sicché l'infondatezza della domanda di annullamento comporta inevitabilmente il rigetto di quella risarcitoria (Consiglio Stato, sez. VI, 30 settembre 2008, n. 4702).
In applicazione del principio della pregiudiziale amministrativa è infatti ammissibile, ma infondata nel merito, la domanda di risarcimento danni che non sia stata preceduta dall'annullamento dell'atto asseritamente illegittimo, che tale danno avrebbe provocato, atteso che la sua mancata impugnazione gli consente di operare in modo precettivo dettando la regola del caso concreto, autorizzando la produzione dei relativi effetti ed imponendone l'osservanza ai consociati ed impedisce così che il danno possa essere considerato ingiusto o illecita la condotta tenuta dall'Amministrazione in esecuzione dell'atto inoppugnato (Consiglio Stato, sez. IV, 31 marzo 2009, n. 1917).

A cura di Sonia Lazzini
Riportiamo qui di seguito la decisione numero 7525 del 15 ottobre 2010 pronunciata dal Consiglio di Stato

Allegati:
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