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21/11/2017 01:56
Home Articoli SENTENZE “È risarcibile - anche in via equitativa - l'ingiusta lesione di interessi inerenti alla persona, con riferimento ai diritti inviolabili, di cui all'art. 2 cost.

“È risarcibile - anche in via equitativa - l'ingiusta lesione di interessi inerenti alla persona, con riferimento ai diritti inviolabili, di cui all'art. 2 cost.

in materia di danno esistenziale, che non puo’ essere revocabile in dubbio l’influenza negativa che il provvedimento impugnato abbia avuto sul piano dell’immagine imprenditoriale del ricorrente

Ed “È risarcibile - anche in via equitativa - l'ingiusta lesione di interessi inerenti alla persona, con riferimento ai diritti inviolabili, di cui all'art. 2 cost..

In particolare, deve ritenersi che l'imprenditore, privato della propria attività a seguito di un provvedimento illegittimo, non può non essere ritenuto leso sul piano dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, con particolare riguardo agli artt. 4, 36 e 41 cost.; tale danno, di tipo esistenziale, si identifica con una compromissione dell'autostima, del benessere e della sfera relazionale del danneggiato, in termini suscettibili di apprezzamento presuntivo e di liquidazione in via equitativa; in assenza di qualsiasi principio di prova, invece, non possono ravvisarsi i presupposti del danno biologico in senso stretto (ovvero del danno all'integrità fisica e psichica riconducibile all'art. 32 cost.).”

Ne consegue che il danno non patrimoniale deve essere limitato alla sola lesione dell’immagine imprenditoriale dello stesso per il quale, in difetto di indicazioni puntuali al riguardo, si ritiene adeguata, in via equitativa, la complessiva somma di euro 30.000,00, considerato l’intervallo temporale estremamente breve nel quale il provvedimento ha in concreto espletato i suoi effetti.

Per quanto attiene, poi, alla perdita di chance, relativamente ai contratti che lo stesso avrebbe potuto stipulare ed impediti dal provvedimento interdittivo di cui trattasi, non è stato fornito alcun principio di prova al riguardo.

La difesa del ricorrente ha, già con il ricorso introduttivo, dedotto la sussistenza di un danno economico, sotto il profilo del danno emergente e del lucro cessante, nonché di un danno non economico, in termini di danno esistenziale, con particolare riguardo al danno all’immagine imprenditoriale dello stesso ed infine di un danno morale in senso stretto.
Con la memoria di cui da ultimo, poi, è stata ulteriormente argomentata la relativa richiesta, con specificazione puntuale delle voci di danno richieste, la cui esistenza ed il cui ammontare sarebbero asseritamente comprovate dalla documentazione allegata in atti con l’ultimo deposito del 4.5.2010.
In particolare, quanto al danno non patrimoniale, la difesa del ricorrente si è incentrata sull’immagine imprenditoriale dello stesso nonché sul suo onore e decoro e sulla sua reputazione personale, diritti inviolabili della persona che troverebbero la propria matrice costituzionale negli artt. 2 e 3 della Costituzione, e sul conseguente perturbamento psicologico per le ripercussioni negative sul proprio stile di vita, tra le quali, in particolare, l’abbandono della carica di consigliere del C.d.A. della cooperativa ALFA nonché il trasferimento del proprio domicilio e della propria residenza nel comune di Giulianova ( in provincia di Teramo) dal comune di Gioia Tauro.
I detti danni ammonterebbero, secondo una stima prudenziale a non meno di euro 250.000,00 complessivi.
Quanto ai danni patrimoniali, la difesa ha posto in rilievo il calo reddituale del volume di affari del ricorrente verificatosi negli ultimi tre anni nonché la sua capacità imprenditoriale al momento dell’adozione del provvedimento impugnato.
I detti danni ammonterebbero, secondo una stima prudenziale a non meno di euro 350.000,00 complessivi.
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo?

Giova premettere, in linea generale, quanto alla prova, che in materia di risarcimento del danno, vertendosi in tema di diritti soggettivi, trova piena applicazione il principio dell'onere della prova, e non invece l'onere del principio di prova che, almeno tendenzialmente, si applica in materia di interessi legittimi.
Il giudice può intervenire in via suppletiva, con la liquidazione equitativa del danno, solo quando non possa essere fornita la prova precisa del quantum del danno, ma resta fermo che l'an del danno va provato dall'interessato.
Né si può invocare la consulenza tecnica di ufficio, perché questa non è un mezzo di prova, ma strumento di valutazione delle prove già fornite dalle parti.
Pertanto il giudice non può disporre una c.t.u., pena la violazione del principio della parità delle parti, per accertare l'an del danno dedotto dal ricorrente.
Quanto alla prima voce di danno richiesta, ossia il danno esistenziale, si evidenzia che, secondo i principi comunemente noti in tema di danno risarcibile, alla diminuzione patrimoniale può aggiungersi, ove ne sussistano i presupposti, il pregiudizio subito dall'individuo, in termini di danno morale, biologico o esistenziale.
Ed “ È risarcibile - anche in via equitativa - l'ingiusta lesione di interessi inerenti alla persona, con riferimento ai diritti inviolabili, di cui all'art. 2 cost.. In particolare, deve ritenersi che l'imprenditore, privato della propria attività a seguito di un provvedimento illegittimo, non può non essere ritenuto leso sul piano dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, con particolare riguardo agli artt. 4, 36 e 41 cost.; tale danno, di tipo esistenziale, si identifica con una compromissione dell'autostima, del benessere e della sfera relazionale del danneggiato, in termini suscettibili di apprezzamento presuntivo e di liquidazione in via equitativa; in assenza di qualsiasi principio di prova, invece, non possono ravvisarsi i presupposti del danno biologico in senso stretto (ovvero del danno all'integrità fisica e psichica riconducibile all'art. 32 cost.).” ( Consiglio di Stato, sez. VI, 08 settembre 2009, n. 5266).
Tale danno esistenziale, alla luce dell'attuale orientamento della Corte di Cassazione (S.U. 11 novembre 2008, n. 26972) non si configura come categoria autonoma di danno ma può rientrante, sussistendone i presupposti, nel più ampio genus del danno non patrimoniale ai fini della sua risarcibilità.
In ogni ALFA, ai fini del riconoscimento del diritto al risarcimento di tale danno è necessario l'accertamento di tutti i presupposti della responsabilità, alla stregua di una specifica allegazione sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio subito (Consiglio di Stato, sez. VI, 16 marzo 2005, n. 1906).
Al riguardo, di recente, “ il Consiglio di Stato, sez. VI , 6 maggio 2008, n. 2015, ha confermato che "... il danno esistenziale - da intendere come pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) nel fare reddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno - va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento (Cass. Civ. sez. lav. n. 6572/2006; n. 2621/2008; n. 2729/2008)".
In tale senso poi si sono espresse di recente le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (11 novembre 2008, n. 26972) le quali, quanto alla prova del danno, pur ammettendo che la stessa possa esser fornita anche per presunzioni semplici, hanno sottolineato l'onere del danneggiato di specificare gli elementi di fatto dai quali assumere l'esistenza e l'entità del danno.
Nel ALFA di specie il ricorrente, conseguentemente all’adozione dell’illegittimo provvedimento di cui trattasi, non è stato privato della propria attività imprenditoriale bensì gli è stata esclusivamente tolta la possibilità di beneficiare delle erogazioni pubbliche nonché di stipulare contratti con la pubblica amministrazione.
Egli ha comunque potuto continuare a svolgere la medesima attività professionale anche nel proseguo di tempo successivo; e la dedotta scelta di dimettersi da consigliere del C.d.A. della cooperativa ALFA e di spostare la residenza propria e del proprio nucleo familiare dall’originario comune ad un diverso comune situato in altra regione è stata dallo stesso adottata in piena libertà.
Tuttavia si ritiene, proprio alla luce di quanto in precedenza esposto relativamente ai principi di cui da ultimo in materia di danno esistenziale, che non possa essere revocabile in dubbio l’influenza negativa che il provvedimento impugnato, atteso il suo specifico contenuto, abbia avuto sul piano dell’immagine imprenditoriale del ricorrente.
Per quanto attiene, invece, alle scelte fondamentali di vita, come dedotte in memoria e concernenti lo spostamento della residenza del proprio nucleo familiare, non è stato possibile rinvenire in atti elementi che consentano di ritenere fondata la dedotta circostanza.
Ed infatti il ricorrente ha richiamato specificatamente e testualmente, al riguardo, alla pag. 10 della memoria del 14.5.2010, i documenti di cui all’elenco del 4.5.2010 indicati con le lett. da j) ad n) che tuttavia consistono nei certificati camerali delle società delle quali lo stesso ricorrente è amministratore che hanno la propria sede legale del Comune di Giulianova.
Nulla altro risulta in atti ai fini di comprovare che si sia effettivamente realizzato il detto fondamentale mutamento nello stile di vita del ricorrente e della propria famiglia.
Ne consegue che il danno non patrimoniale deve essere limitato alla sola lesione dell’immagine imprenditoriale dello stesso per il quale, in difetto di indicazioni puntuali al riguardo, si ritiene adeguata, in via equitativa, la complessiva somma di euro 30.000,00, considerato l’intervallo temporale estremamente breve nel quale il provvedimento ha in concreto espletato i suoi effetti.
Per quanto attiene, poi, al danno patrimoniale, sempre premesso quanto sopra, il ricorrente ritiene che lo stesso sia quantificabile alla stregua del calo reddituale del volume degli affari verificatosi nel triennio successivo all’adozione del provvedimento impugnato e del giro dei pagamenti comunitari AGEA di cui lo stesso ha fruito nelle ultime 4 annualità.
Al riguardo si ritiene che l’unico effetto diretto e conseguente del provvedimento interdittivo impugnato sia stato quello della sospensione della erogazione dei contributi comunitari e regionali cui, nello specifico, anche il ricorrente fa riferimento puntuale in memoria con l’indicazione dei relativi importi; tuttavia, il provvedimento interdittivo ha cessato di produrre effetti al più in data 7.8.2008, a nemmeno tre mesi di distanza dalla sua adozione e notificazione alla parte interessata.
Non si ritiene che, pertanto, in difetto di specifica prova al riguardo, si siano verificati danni quantificabili come direttamente ed immediatamente conseguenti alla detta interdizione.
Manca, infatti, la benché minima indicazione relativa alle conseguenze sul piano economico direttamente imputabili al detto ritardato pagamento ( quali ad es. la revoca di un mutuo per il mancato versamento della rata od ancora la risoluzione di un contratto per mancato pagamento nei termini del corrispettivo).
Per quanto attiene, poi, alla perdita di chance, relativamente ai contratti che lo stesso avrebbe potuto stipulare ed impediti dal provvedimento interdittivo di cui trattasi, non è stato fornito alcun principio di prova al riguardo.

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 31996 del 30 agosto 2010 pronunciata dal Tar Lazio, Roma
Allegati:
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