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18/11/2017 20:23
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l’unico limite posto dal legislatore delegato alla p.a. appaltante consiste nel divieto di eccedere l’oggetto dell’appalto laddove...

Quindi, l’unico limite posto dal legislatore delegato alla p.a. appaltante consiste nel divieto di eccedere l’oggetto dell’appalto laddove la lex specialis richiede ai concorrenti la dimostrazione di determinate capacità tecniche.

A tal punto deve ritenersi legittimo l’operato della stazione appaltante che ha richiesto tra i requisiti di ammissione alla gara la dimostrazione da parte di ciascun concorrente del pregresso espletamento di tutte quante le attività specificamente contemplate nell’oggetto dell’appalto, modulando pur in maniera differenziata i parametri di attribuzione dei punteggi in capo ai concorrenti ammessi.

sarebbe stato del tutto irragionevole e in contrasto con la lex di gara non richiedere ai concorrenti, ai fini dell’ammissione alla gara, di attestare l’esperienza maturata, così come negli altri servizi, anche nella difesa antiparassitaria del verde pubblico.

Il Comune di Giovinazzo, con bando pubblicato il 24 gennaio 2006, indiceva una gara per pubblico incanto per l’affidamento del servizio di disinfestazione disinfezione scuole, derattizzazione, difesa antiparassitaria del verde pubblico nel territorio comunale.
Quale criterio di aggiudicazione era previsto quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi dell’art. 23, lett. b) del d. lgv. n. 163 del 2006 (punto 3 del bando).
In relazione ai requisiti per la partecipazione alla gara, il bando, al punto 4, richiedeva l’iscrizione alla camera di commercio per la stessa categoria inerente l’appalto e quale requisito di capacità tecnica, l’aver svolto, con regolarità ed efficienza, per almeno due anni consecutivi nel quadriennio precedente la data di pubblicazione del bando, il servizio oggetto dell’appalto in almeno due comuni.
Ai fini dell’ammissione alla gara, il bando stabiliva che il concorrente doveva presentare i certificati di almeno due comuni che attestassero che l’impresa aveva svolto, con regolarità ed efficienza, per almeno due anni consecutivi nel quadriennio precedente la data di pubblicazione del bando, tutti i servizi oggetto dell’appalto, cioè la disinfestazione, disinfezione, derattizzazione e difesa antiparassitaria del verde pubblico.
Alla gara partecipava tra le altre, la ditta ricorrente Ricorrente. del dott. Pierfrancesco Pannarelli (d’ora innanzi Ricorrente), la cui offerta non veniva ammessa in ragione della mancata allegazione alla documentazione delle certificazioni attestanti lo svolgimento da parte di essa ditta della “difesa antiparassitaria del verde pubblico”.
La commissione di gara, infatti, dopo l’esame delle certificazioni allegate dalla Ricorrente alla domanda di partecipazione, rilevava che la suddetta ditta, “pur avendo certificato il possesso dei requisiti di capacità giuridica e di capacità economica e finanziaria..” era carente dei necessari requisiti di capacità tecnica specificamente richiesti, ai fini dell’ammissione alla gara, dal punto 4.3 del bando di gara.
La Ricorrente impugnava il provvedimento di esclusione dalla gara, quello di aggiudicazione definitiva ed il contratto, con ricorso affidato ai seguenti motivi:
violazione, erronea interpretazione e falsa applicazione delle disposizioni di cui all’art. 1 della l. 25 gennaio 1994, n. 82; violazione e falsa applicazione delle disposizioni di cui all’art. 1 del decreto del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato n. 274 del 7 luglio 1997; violazione delle disposizioni di cui agli artt. 12, 13, 14 e 16 del d. lgv. n. 157 del 1995; violazione dei principi di proporzionalità, adeguatezza in materia di clausole e disposizioni del bando di gara; eccesso di potere per contraddittorietà intrinseca tra disposizioni del bando di gara; errore sul presupposto di fatto e diritto; illogicità manifesta.
Sosteneva, in breve, che il trattamento antiparassitario del verde pubblico rientra nei servizi di disinfestazione sicché non andava provato il possesso di esperienza in questo specifico servizio ma nel servizio di disinfestazione e che comunque essa aveva svolto il servizio di trattamento antiparassitario del verde pubblico nel Comune di Sammichele nel quadriennio 2002 – 2005, come attestato dalla certificazione rilasciata dalla SIECO (Sistemi Integrati Per Ecologia) di Triggiano.
Si costituiva in giudizio il Comune di Giovinazzo per resistere al gravame.
Con ordinanza n. 291 del 15 aprile 2010, questa sezione respingeva l’istanza cautelare.
Le parti depositavano memorie difensive e, alla pubblica udienza del 12 maggio 2010, il ricorso veniva assegnato in decisione.
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo?

Il ricorso è infondato e va respinto.
Il gravame proposto dalla ditta ricorrente è incentrato sull’illegittimità dell’interpretazione data dalla commissione di gara alla prescrizione del bando nella parte in cui richiede quale requisito di ammissione alla gara, l’allegazione dei certificati rilasciati da almeno due comuni attestanti lo svolgimento da parte delle ditte partecipanti di tutti i servizi oggetto dell’appalto e sull’illegittimità della stessa prescrizione del bando.
Essa sostiene, in particolare, che la “difesa antiparassitaria del verde pubblico” non avrebbe dovuto essere considerata attività autonoma e distinta rispetto alla “disinfestazione”, sicché sarebbe illegittima l’esclusione comminata a suo danno per carenza della certificazione relativa allo specifico servizio di “difesa antiparassitaria del verde pubblico”.
Inoltre, a detta della ricorrente, la pretesa autonomia del servizio di difesa antiparassitaria del verde pubblico sarebbe, peraltro, smentita dalle norme della lex di gara concernenti l’attribuzione del punteggio.
Queste norme consentirebbero, infatti, di assegnare un massimo di 60 punti ai concorrenti, a fronte dell’esperienza maturata e delle loro referenze specifiche in relazione solo ed esclusivamente agli espletati servizi di “disinfezione” e “deblattizzazione”, senza tenere in alcuna considerazione l’esperienza maturata nell’attività della “difesa antiparassitaria del verde pubblico”, la cui certificazione sarebbe illogicamente prevista quale requisito di ammissione alla gara.
Ne conseguirebbe, a detta della ricorrente, che la richiesta di certificazione sull’esperienza maturata nel settore della difesa antiparassitaria del verde pubblico, costituirebbe non un elemento di verifica della capacità tecnica dei partecipanti, bensì una clausola finalizzata “a precostituire elementi di oggettiva restrizione della concorrenza, attraverso l’introduzione di elementi formali ad excludendum”.
La prospettazione ricorrente è priva di pregio.
E’ sufficiente osservare che l’art. 1 del bando prevede che oggetto del contratto che il Comune stipulerà con l’aggiudicataria della gara è l’espletamento di un servizio composito, comprensivo della “disinfestazione, disinfezione, derattizzazione, difesa antiparassitaria del verde pubblico”.
In senso sostanzialmente conforme dispone l’art. 1 del capitolato speciale.
Ne consegue che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ditta ricorrente, sarebbe stato del tutto irragionevole e in contrasto con la lex di gara non richiedere ai concorrenti, ai fini dell’ammissione alla gara, di attestare l’esperienza maturata, così come negli altri servizi, anche nella difesa antiparassitaria del verde pubblico.
In particolare, con riferimento a quest’ultima attività, il capitolato non si limita ad indicarla tra le attività oggetto di gara ma precisa anche il relativo programma che la concorrente si impegna a fornire, precisando all’uopo che “Tale programma deve prevedere la lotta a tutti i tipi di parassiti delle piante (pulci, zecche, afidi, processionaria ecc..”, così distinto: n. 2 trattamenti da eseguirsi il 1° nel mese di marzo, il 2° nel mese di maggio”.
Inoltre anche per questa attività, l’art. 3 del Capitolato specifica l’elenco dei principi attivi per ciascun trattamento previsto così come richiesti e prevede che l’impresa concorrente è tenuta a presentare le “schede tecniche ed etichette dei prodotti commerciali contenti i principi attivi indicati nell’art. 3 del Capitolato Speciale di Appalto, nonché i decreti con gli estremi di registrazione presso il Ministero della Sanità di ogni prodotto”.
La difesa antiparassitaria del verde pubblico ha, dunque, una propria autonomia nell’ambito dei servizi richiesti da affidare all’aggiudicataria, con conseguente necessità della dimostrazione dell’esperienza maturata nel suddetto settore a mezzo della produzione della certificazione di cui è risultata carente la ricorrente.
Sostiene, ancora la ditta ricorrente, che la previsione dei requisiti di ammissione alla gara, per come formulata, con la richiesta di esperienza anche nella difesa antiparassitaria del verde pubblico, priva di logica giustificazione, finirebbe con il costituire una restrizione delle regole concorrenziali.
Invero, la richiesta della certificazione dell’avvenuto espletamento in determinate circostanze di luogo e di tempo, delle attività rientranti nel servizio oggetto dell’appalto contenuta nella lex specialis è espressione del potere dell’amministrazione di apprestare attraverso la dettagliata individuazione di specifici requisiti di ammissione e di partecipazione – gli strumenti e le misure più adeguati, opportuni, congrui ed efficaci ai fini del corretto ed effettivo perseguimento dell’interesse pubblico concreto ed è conforme alla previsione dell’art. 14 del d. lgv. n. 157 del 1995.
Risulta infondata, in conseguenza, anche la dedotta violazione del d. lgv. n. 157 del 1995.
Invero, l’art. 14 del citato decreto legislativo prevede per l’appunto che “la dimostrazione delle capacità tecniche dei concorrenti…può essere fornita mediante a) l’elenco dei principali servizi prestati negli ultimi tre anni con l’indicazione degli importi, delle date e dei destinatari, pubblici o privati, dei servizi stessi; se trattasi di servizi prestati a favore di amministrazioni o enti pubblici, esse sono provate da certificati rilasciati e vistati dalle amministrazioni o dagli enti medesimi…”.
Quanto alle informazioni relative sia alla capacità economico – finanziaria sia a quella tecnica dei concorrenti che la stazione appaltante può richiedere, la citata norma precisa che “non possono eccedere l’oggetto dell’appalto; l’amministrazione deve, comunque, tener conto dei legittimi interessi del concorrente relativi alla protezione dei segreti tecnici e commerciali” (comma 3).
Quindi, l’unico limite posto dal legislatore delegato alla p.a. appaltante consiste nel divieto di eccedere l’oggetto dell’appalto laddove la lex specialis richiede ai concorrenti la dimostrazione di determinate capacità tecniche.
A tal punto deve ritenersi legittimo l’operato della stazione appaltante che ha richiesto tra i requisiti di ammissione alla gara la dimostrazione da parte di ciascun concorrente del pregresso espletamento di tutte quante le attività specificamente contemplate nell’oggetto dell’appalto, modulando pur in maniera differenziata i parametri di attribuzione dei punteggi in capo ai concorrenti ammessi.

A cura di Sonia LAzzini
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 3429 dell’ 1  settembre 2010 pronunciata dal Tar Puglia, Bari

Allegati:
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