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18/11/2017 20:33
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Tutela dall'inquinamento elettromagnetico

Ufficio Tecnico 5/2010

QUESITO

Sono il sindaco di un piccolo comune montano. Recentemente, sulla base di una semplice DIA, un noto operatore di telefonia mobile ha installato, in pieno centro abitato, una stazione radio per la trasmissione del segnale. Posto che la popolazione del mio comune guarda con molta preoccupazione questa novità, temendo danni per la salute, vorrei sapere se è possibile che il comune imponga, attraverso uno specifico regolamento, dei limiti di distanza minima dalle abitazioni rispetto a tali impianti.

RISPOSTA

La risposta non può che essere negativa. La giurisprudenza ordinaria e costituzionale in materia, infatti, ha più volte ribadito che la tutela sanitaria della popolazione dalle emissioni elettromagnetiche esula dalle competenze dei comuni (cfr. Cons.  Stato VI, 20.12.02 n. 7274), essendo affidata dalla legge quadro (n. 36/2001) al legislatore statale, il quale ha prescelto un criterio basato esclusivamente sui limiti di immissione delle irradiazioni nei luoghi particolarmente protetti.  Eventuali divieti di localizzazionea e di installazione connessi alla mera destinazione urbanistica delle aree, sia eventuali prescrizioni di distanze minime fisse, tra impianti e abitazioni, diverse dalle distanze ordinarie previste per gli edifici (cfr. Cons. Stato VI, ord.za 15.1.02 n. 277; TAR Veneto 2^, 2.2.02 n. 347; TAR Lazio 2^ 6.10.01 n. 8170) sono stati ritenuti più volte illegittimi. Anche se, in base all’art. 8, comma 6, della legge n. 36/2001 (legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici) “i comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale
degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici” ciò non consente ai comuni di introdurre limitazioni e divieti generalizzati riferiti alle zone territoriali omogenee, né consente l’introduzione di distanze fisse, da osservare rispetto alle abitazioni e ai luoghi destinati alla permanenza prolungata delle persone o al centro cittadi no, quando tale potere sia rivolto a disciplinare la compatibilità dei detti impianti con la tutela della salute umana al fine di prevenire i rischi derivanti dall’esposizione della popolazione a campi elettromagnetici, anziché a controllare soltanto il rispetto dei limiti delle radiofrequenze fissati dalla normativa statale e a disciplinare profili tipicamente urbanistici. L’unica
possibilità che residua alla potestà del comune è quella di individuare limiti all’interno della cornice dettata dalla legge quadro sopracitata, ad esempio richiedendo che vi siano distanze minime tra gli impianti e luoghi particolarmente sensibili quali asili, scuole, centri ricreativi

 



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