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21/11/2017 05:39
Home Convocazioni sicura anomalia dell’offerta dell’ appellante avendo essa un utile netto complessivo troppo

sicura anomalia dell’offerta dell’ appellante avendo essa un utile netto complessivo troppo

sicura anomalia dell’offerta dell’ appellante avendo essa un utile netto complessivo troppo esiguo di misura tale da non poter assicurare all’offerente, il corretto ed integrale soddisfacimento delle obbligazioni contrattuali.

Il giudice di prime cure, con statuizione che deve qui trovare piena conferma, ha escluso che vi fosse un interesse anche solo strumentale alla rinnovazione della gara sulla base della considerazione che altre imprese – oltre all’ esclusa - risultavano collocate in graduatoria dopo l’aggiudicataria.

La sentenza del Tar ha esaminato la doglianza del ricorso principale relativa alla mancata convocazione dell’offerente per una verifica in contraddittorio dell’anomalia dell’offerta, il vizio motivazionale dell’esclusione, la natura analogamente anomala dell’offerta della ditta aggiudicataria.

Ha rilevato in punto di fatto che il contraddittorio si era svolto, che l’art, 88comma 4 del d.lgs. n. 163 del 2006 ( norma che prevede la convocazione dell’offerente con un preavviso non inferiore a cinque giorni ) non fosse applicabile alla fattispecie perché riconducibile al regime di cui all’art. 121 e ss. dei contratti pubblici ossia come appalto sotto soglia ( sia pure non in settore speciale come invece sostenuto dalla resistente) che non richiede il contraddittorio anche orale.
Quanto al difetto di motivazione trattandosi di un’offerta comportante un utile di euro 65,8 il giudizio di anomalia è stato ritenuto ben motivato.
I motivi aggiunti proposti avverso l’aggiudicazione sono stati dichiarati inammissibili consolidatasi l’esclusione e dovendosi escludere la posizione differenziata del ricorrente impossibilitato a vantare anche solo un interesse strumentale atteso che vi erano in graduatoria altre imprese oltre la Rosetti.
La sentenza è stata appellata dalla Francesco Di Ricorrente Riscaldamenti s.a.s. sostenendo che i motivi aggiunti andavano esaminati autonomamente senza potere essere travolti in modo automatico da una pronuncia di inammissibilità relativa al ricorso principale e riproponendo tutte le difese di merito, già spiegate in primo grado, soprattutto insistendo, con primo motivo, nella censura per mancata esclusione della Controinteressata che avrebbe presentato un’offerta non conforme alle prescrizioni della procedura di gara e , con secondo motivo, nell’errata determinazione della soglia di anomalia .
Qual è il parere dell’adito giudice amministrativo di appello del Consiglio di Stato?

L’appello è infondato.
In primo luogo va esaminata la doglianza proposta avverso la declaratoria di inammissibilità dei motivi aggiunti.
Il ricorrente sostiene che la declaratoria sarebbe erronea in quanto i motivi aggiunti avrebbero dovuto formare oggetto di autonoma analisi, senza poter essere automaticamente travolti da una pronuncia di inammissibilità relativa al ricorso principale.
La censura non coglie nel segno.
Il giudice di prime cure non ha affatto dichiarato in modo automatico l’ inammissibilità dei motivi aggiunti sulla scorta dell’inammissibilità del ricorso principale.
Il Tribunale amministrativo regionale ha respinto nel merito il ricorso principale, che si gravava avverso l’esclusione per anomalia della propria offerta e , ciò premesso, ha ritenuto inammissibili le ulteriori doglianze proposte dalla ricorrente con i motivi aggiunti avverso la mancata esclusione della Controinteressata ( con la quale invero si pretenderebbe anche di ricalcolare la soglia di anomalia e di infirmare la valutazione di non esclusione della Di Ricorrente ).
L’impostazione della sentenza è diversa da quella presupposta dal ricorrente nel contestare la erroneità della declaratoria di inammissibilità dei motivi aggiunti.
La sentenza, in primo luogo, non ha dichiarato inammissibile il ricorso principale ma lo ha respinto nel merito perché ha analizzato il giudizio di anomalia dell’offerta formulato nei confronti della ricorrente e, ritenuta legittima l’azione amministrativa, ha ritenuto non legittimato un concorrente escluso a contestare la mancata esclusione dell’aggiudicataria, per mancanza di una posizione giuridica differenziata.
La sentenza si è fatta anche carico di precisare che non esisteva alcun interesse strumentale all’impugnativa che avrebbe giustificato l’autonoma valutazione dei motivi aggiunti, con ciò facendosi carico di esaminare la fattispecie anche alla luce dei recenti insegnamenti dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in tema di ricorso incidentale ( CdS Ad. plen. n. 11 del 2008).
Il giudice di prime cure, con statuizione che deve qui trovare piena conferma, ha escluso che vi fosse un interesse anche solo strumentale alla rinnovazione della gara sulla base della considerazione che altre imprese – oltre all’ esclusa Di Ricorrente - risultavano collocate in graduatoria dopo l’aggiudicataria Controinteressata.
Solo per completezza argomentativa giova osservare che la portata logica dei motivi aggiunti, ove interpretati come diretti a contestare la correttezza della determinazione della soglia di anomalia da parte dell’amministrazione, per effetto della mancata esclusione dell’ aggiudicataria, appaiono del tutto irrilevanti a superare il rilievo della sicura anomalia dell’offerta dell’ appellante – peraltro sottolineata dalla sentenza – avendo essa un utile netto complessivo troppo esiguo ( pari a 65,86 euro ) di misura tale da non poter assicurare all’offerente, il corretto ed integrale soddisfacimento delle obbligazioni contrattuali.
Inoltre non si è in alcun modo dimostrato – né tale dimostrazione sarebbe stata possibile - che la rideterminazione della soglia di anomalia (mediante mantenimento della percentuale di sconto della Controinteressata o persino mediante l’esclusione della stessa Rosetti preclusa invero dall’inammissibilità dei motivi aggiunti ) avrebbe escluso dalla verifica di non anomalia la ditta Di Ricorrente ( memoria di Poste Italiane per la camera di consiglio del 1 marzo 2007 pag . 5) la cui offerta, comunque era quella con il maggiore ribasso tanto da essere preliminarmente esclusa nella procedura del c.d. “taglio delle ali” come ditta che aveva proposto il maggior ribasso ( quindi sospettabile di anomalia indipendentemente dalla determinazione della c.d. soglia comunque attestata a quel punto – dopo il taglio delle ali - in un valore intermedio superato dall’offerta esclusa perché avente massimo ribasso).
Ne consegue il rigetto dell’appello, con assorbimento di ogni altro profilo ( ivi compresi quelli proposti dall’appello incidentale di Poste italiane ).

A cura di Sonia Lazzini
Riportiamo qui di seguito la decisione numero 2378 del 27 aprile 2010 pronunciata dal Consiglio di Stato

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