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Rifiuti - Regolamento comunale e riduzione della tariffa per avvio al recupero

Tribunale Amministrativo Regionale Veneto sez.III 24/3/2010 n. 903Maggioli Editore Maggioli Editore

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza) ha pronunciato la presente

SENTENZA

Sul ricorso numero di registro generale 1143 del 2003, proposto da: Tre V Ambiente Srl, rappresentata e difesa dagli avv.ti Michele Benetazzo e Giovanni Falcomer, con domicilio eletto presso lo studio del secondo in Venezia, Dorsoduro, 3520;

contro

il Comune di Altavilla Vicentina, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall`avv. Sergio Dal Pra`, con con domicilio presso la Segreteria del T.A.R., ai sensi dell`art. 35 R.D. 26 giugno 1924, n. 1054;

per l`annullamento

- (quanto al ricorso originario) della deliberazione della Giunta comunale n. 9 del 19 febbraio 2003 del Comune di Altavilla Vicentina recante “approvazione tariffe R.S.U. anno 2003” pubblicata sull’albo pretorio il 20 febbraio 2003 ed atti connessi, con domanda di risarcimento dei danni patiti previa disapplicazione del regolamento per la gestione dei rifiuti approvato con deliberazione consiliare n. 22 del 13 marzo 2001;
- (quanto ai motivi aggiunti) della deliberazione del Consiglio comunale n. 34 del 29 settembre 2003, pubblicata all’albo pretorio il 13 ottobre 2003.

Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l`atto di costituzione in giudizio del Comune di Altavilla Vicentina;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 18 febbraio 2010 il Primo Referendario Stefano Mielli e uditi per le parti i difensori: avv. Falcomer per la parte ricorrente e avv. Scagliotti, in sostituzione dell’avv. Dal Prà, per il Comune resistente;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

La ricorrente Società Tre V Ambiente Srl opera nel settore della raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti.
Il Comune di Altavilla Vicentina con deliberazione consiliare n. 22 del 13 marzo 2001 ha approvato il regolamento per la gestione dei rifiuti comunali, il quale all’art. 8, comma 1, dispone che “il Comune organizza la gestione dei rifiuti RSU e RSA avviati al recupero e/o smaltimento in regime di privativa (…) fatti salvi contratti in essere prima della sua approvazione fino alla loro scadenza”, e all’art. 17, comma 4, dispone che “l’eventuale sottoscrizione di contratti – o il mantenimento in essere – per lo smaltimento di rifiuti rispondenti ai criteri qualitativi e quantitativi per l’assimilazione ai rifiuti urbani non comporta il beneficio della detassazione”.
Con deliberazione consiliare n. 2 del 20 febbraio 2003, è stato modificato il previgente regolamento per l’applicazione della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani prevedendosi all’art. 16 che “il produttore di rifiuti speciali (…) assimilati (…) che dimostri, mediante attestazione del soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi, di averli avviati al recupero, ha diritto ad una riduzione della tariffa, che verrà stabilità annualmente con le deliberazione di giunta comunale che determina la tariffa”.
La deliberazione della Giunta comunale n. 9 del 19 febbraio 2003, ha fissato la tariffa per l’anno 2003, ma non ha determinato il coefficiente di riduzione relativo all’anno 2003 relativo ai rifiuti da avviare a recupero.
La Società ricorrente che assume di essere lesa nella propria attività economica dalla mancata attuazione della normativa statale che incentiva, attraverso una riduzione della tariffa, le utenze non domestiche a procedere al recupero rivolgendosi a ditte, come quella della ricorrente, specializzate nel settore del recupero dei rifiuti, impugna la deliberazione della Giunta comunale, con richiesta di risarcimento dei danni previa disapplicazione del regolamento per la gestione dei rifiuti approvato con deliberazione consiliare n. 22 del 13 marzo 2001, per le seguenti censure:
I) quanto agli artt. 8 e 17 del regolamento approvato con deliberazione consiliare n. 22 del 13 marzo 2001, violazione degli artt. 21 e 49 del Dlgs. 5 febbraio 1997, n. 22, e dell’art. 7 del DPR 27 aprile 1999, n. 158;
II) quanto alla deliberazione della Giunta comunale n. 9 del 19 febbraio 2003, violazione dell’art. 49, comma 14, del Dlgs. 5 febbraio 1997, n. 22 e dell’art. 7 del DPR 27 aprile 1999, n. 158, nonché contraddittorietà.
Si è costituito in giudizio il Comune di Altavilla Vicentina chiedendo la reiezione del ricorso perché privo di fondamento.
Con ordinanza cautelare n. 293 del 12 giugno 2003, è stata accolta in parte la domanda cautelare, disponendosi la sollecita determinazione del coefficiente di riduzione per le utenze non domestiche.
Successivamente il Comune deliberazione consiliare n. 33 del 29 settembre 2003, ha modificato sia l’art. 8, comma 1 del regolamento per la gestione dei rifiuti, escludendo espressamente dalla privativa comunale l’attività di recupero, che l’art. 17, per il quale ha espressamente previsto, per le attività di recupero, il beneficio della detassazione a mezzo di un coefficiente di riduzione della parte variabile della tariffa nella quantità e nei modi stabiliti dall’apposito regolamento.
Con deliberazione n. 34 del 29 settembre 2003, ha modificato l’art. 16 del regolamento per l’applicazione della tariffa per la gestione dei rifiuti prevedendo tre coefficienti di riduzione per i rifiuti avviati a recupero a seconda della quantità recuperata.
La Società ricorrente impugna la determinazione dei coefficienti di riduzione, con domanda di risarcimento danni, per le seguenti censure:
III) incompetenza del Consiglio comunale e violazione dell’art. 42 del Dlgs. 18 agosto 2000;
IV) violazione dell’art. 49 del Dlgs. 5 febbraio 1997, n. 22, degli artt. 3 e 7 del DPR 27 aprile 1999, n. 158, irragionevolezza, arbitrarietà, illogicità e contraddittorietà.
Con ordinanza n. 72 del 15 gennaio 2004, è stata respinta la domanda cautelare.
Alla pubblica udienza del 18 febbraio 2010, in prossimità della quale le parti hanno depositato memorie a sostegno delle proprie difese, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. Le censure proposte con il ricorso originario ed i motivi aggiunti devono essere respinte.
Con il primo motivo la Società ricorrente afferma l’illegittimità degli artt. 8 e 17 del regolamento per la gestione dei rifiuti comunali approvato con deliberazione consiliare n. 22 del 13 marzo 2001, per violazione degli artt. 21 e 49 del Dlgs. 5 febbraio 1997, n. 22, e dell’art. 7 del DPR 27 aprile 1999, n. 158.
In particolare, la Società ricorrente, dopo aver premesso che la normativa legislativa invocata prevede che solo lo smaltimento dei rifiuti possa essere svolto in regime di privativa, mentre ciò non vale per il recupero dei rifiuti per il quale il produttore può avvalersi di un terzo gestore, lamenta che le norme del regolamento fanno espresso riferimento al regime di privativa anche per il recupero.
Come emerge da quanto ha controdedotto il Comune nelle proprie difese, la doglianza si risolve in realtà nell’enfatizzazione di un errore meramente materiale incorso nella stesura dell’art. 8 del regolamento, che in realtà è priva di un’autonoma lesività, perché priva di effetti pratici, e agevolmente percepibile alla luce di una lettura coordinata delle norme del medesimo regolamento.
Infatti già l’art. 17 esclude la possibilità di una detassazione solo per lo smaltimento e non menziona il recupero dei rifiuti, mentre l’art. 19 individua l’ambito territoriale di espletamento del servizio considerando solo lo smaltimento dei rifiuti e non il recupero, ed ancora, non ultima per importanza, è la circostanza che il Comune ha pubblicato all’albo pretorio e inviato a tutti i titolari di utenze non domestiche, una nota esplicativa di chiarimento (cfr. doc. 7 depositato in giudizio dal Comune) in cui ha espressamente precisato che le utenze non domestiche hanno la possibilità di attivare procedure di autosmaltimento tramite ditte terze ottenendo una riduzione della parte variabile della tariffa, e nello stesso senso ha disposto l’art. 16 del regolamento per l’applicazione della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani approvato con la deliberazione consiliare n. 19 del 13 marzo 2001, a seguito delle modifiche apportate con la deliberazione consiliare n. 2 del 20 febbraio 2003.
La censura, che nella sostanza si risolve nell’evidenziazione di un errore materiale di formulazione dell’art. 8 del regolamento che non ha prodotto effetti lesivi, deve pertanto essere respinta.
2. E’ invece divenuta improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse la censura di cui al secondo motivo di ricorso, con la quale la Società ricorrente lamenta l’omessa determinazione del coefficiente di riduzione della parte variabile della tariffa preannunciato dall’art. 16 del regolamento per l’applicazione della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani approvato con la deliberazione consiliare n. 19 del 13 marzo 2001, modificato con la deliberazione consiliare n. 2 del 20 febbraio 2003.
Infatti a seguito dell’ordinanza cautelare di tipo propulsivo, il Comune si è autonomamente rideterminato sul punto con la deliberazione consiliare n. 34 del 29 settembre 2003, con la quale ha modificato il regolamento, facendo venir meno l’interesse all’esame della doglianza.
3. Con la deliberazione consiliare n. 34 del 29 settembre 2003, il Comune ha modificato l’art. 16 del regolamento per l’applicazione della tariffa per la gestione dei rifiuti prevedendo, nelle seguenti misure, tre coefficienti di riduzione:
- recupero fino ad 1/3 del totale dei rifiuti prodotti : meno del 15% della parte variabile;
- recupero oltre 1/3 e fino a 2/3 del totale dei rifiuti prodotti: meno 30% della parte variabile;
- recupero di oltre 2/3 del totale dei rifiuti prodotti: meno 50% della parte variabile.
La società ricorrente denuncia l’incompetenza del Consiglio comunale affermando che il provvedimento, ai sensi dell’art. 42 del Dlgs. 18 agosto 2000, n. 267, rientrera nella competenza residuale della Giunta comunale.
La censura deve essere respinta.
L’art. 42 lett. f) del Dlgs. 18 agosto 2000, n. 267, prevede che sia competenza del Consiglio comunale l’istituzione e ordinamento dei tributi, e la disciplina generale delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi, e di competenza della Giunta comunale la determinazione delle relative aliquote.
Orbene, pur in mancanza di elementi che conducano a soluzioni univoche, il Collegio ritiene che la norma impugnata sia attratta nella competenza consiliare della disciplina generale delle tariffe, in quanto non si risolve in un’attività di carattere provvedimentale meramente attuativo ed esecutivo della disciplina predeterminata a livello legislativo e regolamentare, quale quella consistente nella fissazione della tariffa da individuare secondo i criteri di copertura dei costi di servizio indicati dal DPR 27 aprile 1999, n. 158, e implica l’esercizio di un potere discrezionale di carattere normativo.
La censura va pertanto disattesa.
3. Con un’ulteriore motivo la Società ricorrente lamenta la violazione dell’art. 49 del Dlgs. 5 febbraio 1997, n. 22, e degli artt. 3 e 7 del DPR 27 aprile 1999, n. 158, l’irragionevolezza, l’arbitrarietà, l’illogicità e la contraddittorietà nella scelta del Comune di non adottare coefficienti di riduzione della parte variabile della tariffa direttamente proporzionali ai quantitativi destinati al recupero, consentendo infine una riduzione massima del 50 per cento, anziché un’esenzione totale, in caso di integrale recupero.
La doglianza è infondata.
L’assunto secondo il quale la normativa vigente imporrebbe una riduzione direttamente proporzionale tra quantità avviate a recupero e riduzione della tariffa appare priva di fondamento, atteso che l’art. 7, comma 2, del DPR 27 aprile 1999, n. 158, demanda all’ente locale il compito di determinare discrezionalmente un coefficiente di riduzione, il che implica di per sé che non vi è l’inderogabile necessità di una corrispondenza automaticamente proporzionale tra quantitativi avviati al recupero e quantità della riduzione.
Peraltro, come è stato osservato in un caso analogo (cfr. Tar Puglia, Lecce, Sez. I, 25 ottobre 2004, n. 7452, punto 7 in diritto), la mancata previsione di una esenzione totale può trovare una sua giustificazione nella commisurazione della parte di tariffa variabile di una quota di costi fissi (quali ad es. i costi di raccolta e trasporto CRT di cui al punto 3 dell’allegato I del DPR 27 aprile 1999, n. 158).
Non essendo ravvisabile il dedotto contrasto con la normativa statale anche tale censura deve pertanto essere disattesa.
4. La domanda di risarcimento danni deve essere respinta perché, come sopra sottolineato, in sede applicativa, nonostante l’iniziale erronea formulazione dell’art. 8 del regolamento, il Comune non ha applicato un regime di privativa per il recupero dei rifiuti delle utenze non domestiche e, per effetto dell’accoglimento della domanda cautelare, è stata sollecitamente attivata la riduzione tariffaria alle utenze non domestiche, che costituiscono il mercato di interesse della Società ricorrente.
Per quanto riguarda eventuali danni determinatisi nelle more dell’adozione del regolamento impugnato con motivi aggiunti, deve invece rilevarsi che la Società ricorrente non ha dimostrato la sussistenza di un nesso causale tra la perdita di clientela registrata nel 2003 e la disciplina dettata dal Comune (sono allegate disdette che riguardano il diverso servizio dello smaltimento e non quello del recupero dei rifiuti, o che non precisano le ragioni della disdetta o che non precisano quale era il servizio prestato).
In definitiva pertanto il ricorso deve essere respinto.
La peculiarità della controversia giustifica peraltro l’integrale compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, terza Sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, in parte lo dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, e in parte lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.
Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 18 febbraio 2010 con l`intervento dei Magistrati:
Giuseppe Di Nunzio, Presidente
Marco Buricelli, Consigliere
Stefano Mielli, Primo Referendario, Estensore

 

 

 

L`ESTENSORE

 

IL PRESIDENTE

 

 

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 24/03/2010
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
IL SEGRETARIO



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