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Proprietari di immobili in zone confinanti o limitrofe... Impugnazione dei titoli edilizi

Consiglio di Stato sez.IV 13/1/2010 n. 72

Documento senza titolo

I proprietari di immobili in zone confinanti o limitrofe con quelle interessate dalla nuova costruzione sono legittimati ad impugnare i titoli edilizi che possono pregiudicare la loro posizione sia per il maggior carico urbanistico, per il mancato rispetto degli standard, sia per la incisione delle condizioni ambientali dell’area e, più in generale, per le modifiche all’assetto urbanistico ed edilizio della zona ove sono ricompresi gli immobili di cui hanno la disponibilità.
I terzi, che ritengano di essere pregiudicati dall’effettuazione di una attività edilizia assentita in modo implicito, possono agire davanti al giudice amministrativo per chiedere l’annullamento del titolo abilitativo formatosi per il decorso del termine fissato dalla legge entro cui l’amministrazione può impedire gli effetti della Dia. A sostegno della tesi della diretta impugnabilità della Dia appare decisiva la previsione espressa nella nuova formulazione dell’articolo 19, terzo comma, della legge n. 241 del 7.8.1990 del potere dell’amministrazione di annullare in via di autotutela il titolo conseguente alla Dia nonché la possibilità “dell’accertamento della inesistenza dei presupposti per la formazione del titolo “con equiparazione di questa ipotesi al permesso annullato .

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente

DECISIONE

Sul ricorso numero di registro generale 10341 del 2008, proposto da:
Barbaini Laura; Biagi Enrico, Mandelli Mariuccia, Sisto Vito, Granata Enzo Maria, Spadoni Elisabetta, Tulipano Giorgio, Corti Antonio, Bellesini Federica, Sommariva Luigi Paolo, Morandi Francesco, Conti Elena, Ghezzi Mario, Molinari Alessandra, Mugnai Annarella, Sommariva Lucia, Prato Previde Albrisi Colombani Guido Carlo; rappresentati e difesi dagli avv. ti Cesare Ribalzi ed Ettore Ribolzi, con domicilio eletto presso lo studio Grez in Roma , Lungotevere Flaminio n .46; contro Comune di Milano;, in persona del Sindaco in carica , non costituito;
Immobiliare Alfeo S . r . l, rappresentata e difesa dagli avv. ti Stefano Gattamelata, Ercole Romano, Claudio Salae Maria Sala, con domicilio eletto presso Stefano Gattamelata in Roma, via di Monte Fiore 22;
Sul ricorso numero di registro generale 534 del 2009, proposto da:
Immobiliare Alfeo S. r. l., rappresentata e difesa dagli avv. ti Stefano Gattamelata, Ercole Romano, Claudio Sala e Maria Sala, con domicilio eletto presso Stefano Gattamelata in Roma, via di Monte Fiore 22;
contro
Comune di Milano non costituito;
Barbaini Laura, Biagi Enrico, Mandelli Mariuccia (Krizia), Sisto Vito, Granata Enzo Maria, Spadoni Elisabetta, Tulipano Giorgio, Corti Antonio, Bellesini Federica, Sommariva Luigi Paolo, Morandi Francesco, Conti Elena, Ghezzi Mario, Molinari Alessandra, Mugnai Annarella, Sommariva Lucia, Prato Previde Albrisi Colombani Guido Carlo, rappresentati e difesi dagli avv. ti. Cesare Ribalzi ed Ettore Ribolzi, con domicilio eletto presso Gian Marco Grez in Roma, Lungotevere Flaminio n. 46 Roma;
per la riforma
quanto al ricorso n. 10341 del 2008:
della sentenza del Tar Lombardia - Milano , sezione seconda, n.  05294/2008, resa tra le parti e , quanto al ricorso n. 534 del 2009, della sentenza del Tar Lombardia – Milano, :sezione seconda, n.  05294/2008, resa tra le parti;
Visti i ricorsi in appello con i relativi allegati;
Visto l’appello incidentale proposto dalla Immobiliare Alfeo s . r . l .  nel giudizio contraddistinto dal n. 10341 / 2008;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 7 luglio 2009 il dott.  Goffredo Zaccardi e uditi per le parti gli avvocati Ribolzi, Gattamelata e Romano ;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

1) I fatti di causa possono essere dati per conosciuti così come riportati , in modo analitico e completo ,nella parte introduttiva dei due ricorsi principali indicati in epigrafe e con salvezza delle precisazioni svolte qui di seguito.
2)La sentenza appellata , n. 5294 / 2008 emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia , sezione seconda, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dagli attuali appellanti ( appello n. 10341 / 2008 proposto da Laura Barbini ed altri) nella parte relativa alla impugnazione della dichiarazione di inizio di attività ( in seguito DIA) presentata dalla Immobiliare Alfeo s . r l . ( in seguito Società) in data 16 ottobre 2007 per la costruzione di un edificio alberghiero in via Pellegrini n. 9 a Milano ed ha , invece, accolto il ricorso nella parte nella parte in cui era diretto contro la nota del Direttore dello sportello unico dell’ Edilizia del Comune di Milano ( n. 739682 del 19 agosto 2008) , di diniego di annullamento in autotutela degli effetti della predetta DIA in seguito all’atto di diffida e messa in mora notificato dai ricorrenti il 10 – 12 settembre 2008 .
2-1)La decisione sul primo punto si è limitata a richiamare l’indirizzo assunto dalla stessa sezione in ordine alla non immediata impugnabilità della DIA mentre , con riguardo al diniego di annullamento ne ha accertato la illegittimità posto che la DIA non era corredata dalla relazione necessaria a tenore dell’articolo 95 ,commi 1 e 2, del Regolamento edilizio comunale che prevede ,per la realizzazione di costruzioni in aree industriali dismesse , la presentazione di una specifica relazione asseverata e documentata circa il rispetto dei limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli fissati dalle norme vigenti o, in alternativa , un progetto di bonifica a tenore dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997 o di altre disposizioni.
Sul punto specifico la sentenza appellata ha osservato che la prova della mancanza di tale relazione era stata data dallo stesso Comune che in data 28 ottobre 2008 , dopo la proposizione del ricorso in primo grado da parte degli attuali appellanti nel ricorso n. 10341 / 2008 , ha chiesto alla Società una integrazione documentale in cui si rappresentava la necessità del deposito di detta relazione.  3)Ragioni logiche inducono il Collegio ad esaminare preliminarmente le eccezioni di irricevibilità ed inammissibilità del ricorso di primo grado proposto dai soggetti privati ( Laura Barbini ed altri) che si oppongono alla realizzazione della struttura ricettiva alberghiera , eccezioni presentate dalla difesa della Società sia nel suo appello principale che in sede di appello incidentale nel ricorso n. 10341 / 2008.
3-1)Dette eccezioni devono essere , ad avviso del Collegio, disattese..
Per quel che riguarda la pretesa tardività del ricorso si deve precisare che i ricorrenti in primo grado non hanno contestato la inedificabilità dell’area , censura rispetto alla quale avrebbe potuto porsi un problema di tempestività del ricorso notificato il 23 ottobre 2008 rispetto a lavori iniziati il precedente 2 luglio 2008 anche con l’esposizione del cartello di cantiere recante l’indicazione degli estremi della DIA, ma la illegittima destinazione d’uso, l’esubero della volumetria assentita, la violazione di alcune distanze dagli immobili preesistenti ,il difetto della relazione sulla contaminazione dell’area, la mancanza di un piano attuativo ed il difetto degli standards a causa della loro integrale monetizzazione.  Tutti questi profili non potevano essere accertati che in un momento avanzato della edificazione ,se non alla ultimazione dei lavori , di certo ad uno stato così avanzato dei lavori che non era stato raggiunto alla fine di ottobre del 2008 quando il ricorso è stato notificato.
Il ricorso di primo grado è , quindi, tempestivo anche con riguardo ai ricorrenti che avevano acquistato un’area di parcheggio nel garage realizzato nel sottosuolo interessato dalla edificazione di cui trattasi con una clausola contrattuale che li rendeva edotti della possibilità di sopraelevazione da parte della Società ma non delle caratteristiche , della entità e della destinazione d’uso dell’immobile da edificare.  3-2)Parimenti infondata è l’eccezione di inammissibilità del ricorso originario per difetto di interesse: è, infatti pacifico , in linea con indirizzi giurisprudenziali assolutamente consolidati, che i proprietari di immobili in zone confinanti o limitrofe con quelle interessate dalla nuova costruzione sono legittimati ad impugnare i titoli edilizi che possono pregiudicare la loro posizione sia per il maggior carico urbanistico, per il mancato rispetto degli standards, sia per la incisione delle condizioni ambientali dell’area e ,più in generale ,per le modifiche all’assetto urbanistico ed edilizio della zona ove sono ricompresi gli immobili di cui hanno la disponibilità.  4)La eccezione relativa alla non immediata impugnabilità della DIA viene a cadere in considerazione dell’accoglimento del primo motivo dell’appello n. 10341 / 2008 con cui si deduce , appunto ,l’erroneità della decisione appellata che ha ritenuto non impugnabile la DIA e che viene qui di seguito esaminato.  4-1) E’ noto che sul punto questa Sezione , dopo alcune pronunce di diverso segno , ha assunto un orientamento meditato ( con sentenza n. 5811 del 25 novembre 2008) che qui è condiviso , in ordine alla possibilità che i terzi, che ritengano di essere pregiudicati dall’effettuazione di una attività edilizia assentita in modo implicito, possono agire innanzi al Giudice amministrativo per chiedere l’annullamento del titolo abilitativo formatosi per il decorso del termine fissato dalla legge entro cui l’Amministrazione può impedire gli effetti della DIA ( nello stesso senso anche Sez. VI n. 1550 del 5 aprile 2007 e Sez. V n. 172 del 20 gennaio 2003 mentre a diverse conclusioni è giunta la stessa Sez. VI con decisione n. 717 / 2009).  Appaiono decisive nel caso qui all’esame , a sostegno della tesi della diretta impugnabilità della DIA , le considerazioni svolte nella sentenza qui richiamata che ha ,in particolare , posto in rilievo la previsione espressa nella nuova formulazione dell’articolo 19 , terzo comma ,della legge n. 241 del 7 agosto 1990 del potere dell’Amministrazione di annullare in via di autotutela il titolo conseguente alla DIA nonchè la possibilità “dell’accertamento della inesistenza dei presupposti per la formazione del titolo “ con equiparazione di questa ipotesi al permesso annullato ( articolo 38 , comma 2 bis, del DPR 6 giugno 2001 n. 380) .  Queste norme si giustificano solo con la sostanziale assimilazione del titolo conseguito in esito alla presentazione della DIA ed al decorso del termine di legge (dato all’Amministrazione per verificarne i presupposti) ad un titolo abilitativo esplicito.  4-2)Si deve , inoltre, considerare comunque che nel caso qui in esame almeno altre due ragioni sostanziali inducono a ritenere che vi sia una equiparazione piena con il permesso di costruire anche al fine della diretta impugnabilità dell’atto di assenso implicito..  In primo luogo l’articolo 41 della legge regionale n. 12 dell’undici marzo 2005 equipara in tutto il permesso di costruire alla DIA consentendo al privato di scegliere in via alternativa l’uno o l’altro strumento procedimentale.
E’ , quindi, chiaro che se non si vuole ridurre la tutela giurisdizionale del terzo, in forza di un atto di autonomia riferibile alla volontà di un altro soggetto privato , di regola portatore di interessi contrapposti con quelli del terzo , si deve garantire a quest’ultimo anche la diretta impugnabilità della DIA così come accade per il permesso di costruire.
4-3)Da altra angolazione la previsione della realizzazione di interventi edilizi nei nuclei abitati con “concessione edilizia convenzionata “ a tenore dell’articolo 17 della legge regionale n. 51 del 15 aprile 1975 ( e conseguentemente anche in base ad una DIA convenzionata per il disposto del ricordato articolo 41 della legge regionale n. 12 del 2005) in alternativa con il ricorso al piano attuativo comporta inevitabilmente che la DIA assuma in queste ipotesi anche una funzione di regolazione di aspetti urbanistici ed edilizi propri della definizione attuativa delle previsioni urbanistiche che non si concilia con atti di iniziativa privata e che non può, comunque , lasciare i terzi privi di una immediata ed adeguata tutela in sede giurisdizionale.
A ben vedere , infatti, nel caso qui in esame è evidente che la integrale monetizzazione degli standards costituisce , anche a prescindere dalla legittimità della relativa determinazione, una modifica dei parametri urbanistici previsti nell’area interessata dall’intervento edilizio , modifica che l’Amministrazione comunale ha consentito espressamente con la sottoscrizione dell’atto di convezionamento con il che è evidente che nel procedimento di perfezionamento della DIA in questione sono presenti valutazioni discrezionali costituenti esercizio di poteri amministrativi che non possono essere esclusi da un sindacato diretto da parte del giudice a tutela delle posizioni private pregiudicate .
4-4)La riprova di quanto si è sin qui osservato si ha verificando che l’indice volumetrico attribuito all’intervento non è quello assegnato nelle norme di piano del Comune di Milano al permesso di costruire bensì a quello degli interventi realizzati con strumentazione attuativa e ciò dimostra che la DIA qui in esame è del tutto peculiare e non può di certo essere assimilata ad una iniziativa meramente privata rimessa alla sola attività di vigilanza e controllo dell’Amministrazione comunale.
5)Stabilita la immediata impugnabilità della DIA oggetto del presente giudizio è ora possibile esaminare le censure di merito non esaminate dal primo giudice e riproposte in questa sede dagli appellanti nel ricorso n. 10341 / 2008.
5-1)E’ , al riguardo, pregiudiziale l’esame del primo motivo con cui la difesa degli appellanti deduce la violazione delle Norme Tecniche di Attuazione ( in seguito NTA) del Piano Regolatore Generale ( in seguito PRG) di Milano e denuncia la illegittimità della circolare n. 3 / 03 del 25 giugno 2003 adottata congiuntamente dal Direttore dell’ufficio urbanistica e dal Direttore del settore concessioni ed autorizzazioni edilizie dell’Amministrazione comunale del capoluogo lombardo.
Va subito detto che l’area interessata dall’intervento edilizio oggetto di questo giudizio è classificata nel PRG come zona B1 , a destinazione funzionale I ( industriale).
L’articolo 32 , comma 2, lettera a) delle NTA ,che disciplina la zona in questione, esclude che possano essere previsti interventi edilizi di tipo residenziale o ricettivo ed ammette , oltre le destinazioni tipiche dell’area ( industria , artigianato etc.) alcune funzioni compatibili tra le quali è ricompressa la “ residenza esclusivamente di custodia “ nel limite massimo del 30% delle superfici disponibili.  La lettera b) del ricordato articolo 32 , comma 2, inoltre , nel definire le funzioni compatibili con le zone industriali ed artigianali , richiama espressamente solo quelle contemplate dall’articolo 27, comma 1, lettera b) (con il limite del 20% delle superfici disponibili)
.
Dette funzioni sono così individuate : “ attrezzature per il commercio al dettaglio , ristoranti, bar, teatri, cinematografi, locali di divertimento , sedi di associazioni , di partiti e di attività culturali, artigianato ed industria , con esclusione delle lavorazioni nocive, inquinanti, rumorose e , comunque, ritenute incompatibili con la residenza ( con il limite del 25% della superficie disponibile.“. Sono , pertanto, esclusi gli utilizzi a fini ricettivi ed alberghieri.  La lettera a) del medesimo articolo 27 che, è utile ribadirlo , non viene richiamata dal citato articolo 32 , comma 2, lettera b), prevede gli interventi nelle zone residenziali consentendo la destinazione a residenza “ ivi comprese le attrezzature ricettive”.  Da questo quadro normativo emerge , con chiarezza a giudizio del Collegio , che nelle NTA del PRG di Milano non è prevista la realizzazione di complessi alberghieri nelle zone industriali o artigianali.
Il Comune di Milano , di fronte alla evidenza delle disposizioni qui richiamate ha ritenuto ,con la circolare a firma di due funzionari comunali impugnata in questa sede , di modificare le disposizioni delle NTA con uno strumento la cui inadeguatezza è evidente se solo si consideri che la natura e la funzione delle NTA del PRG sono normative ed impongono a tutti gli organi comunali sia burocratici che politici comportamenti conformi .  Solo una variante alle NTA avrebbe potuto conseguire l’effetto di modificare la disciplina vigente per le aree industriali ed artigianali.  5-2) Ciò posto è , tuttavia, utile precisare che anche gli argomenti addotti nella circolare in questione per offrire una lettura delle NTA qui richiamate diversa dal loro contenuto letterale non appaiono convincenti.
Ed invero : a) la diversa disciplina dettata per .le attività edilizie residenziali e per quelle ricettive con riguardo ad una diversa zona ( “ residenziale con vincolo tipologico “ disciplinata dall’articolo 28 delle NTA) non consente di ritenere tout-court che la residenza e la destinazione alberghiera siano destinazioni autonome in tutti i casi e soprattutto non abilita a ritenere come non scritte le norme degli articoli 27 e 32 che si sono qui sopra richiamate. E’ corretto , invece, ritenere che in relazione alla specificità delle diverse aree del territorio comunale la destinazione residenziale e quella ricettiva siano state assimilate o differenziate con norme specifiche tutte di pari rango e dignità; b) il richiamo all’articolo 34, comma 2, delle NTA che consente nelle zone terziario amministrative anche interventi residenziali o attrezzature ricettive conferma che l’assimilazione o la diversificazione sono state disposte a ragion veduta per ogni singola zona del territorio comunale; c) nessun pregio ha poi il riferimento alle norme che definiscono i criteri di determinazione del contributo concessorio che assegnano alle attività turistiche livelli di incidenza simili a quelli delle attività commerciali e del terziario differenziando dette attività dalla residenza è, infatti, evidente che sono diverse le esigenze cui detti criteri devono corrispondere in particolare in relazione al peso insediativo e di carico urbanistico delle varie utilizzazioni. Detti criteri non possono incidere sulla concreta ed effettiva possibilità di insediamento di edifici in una certa zona che dipende dalle caratteristiche della costruzione da realizzare oltre che dalla sua destinazione d’uso ; d) parimenti infondate sono le considerazioni dirette a ricomprendere nel terziario l’attività ricettiva alberghiera , tentativo che coglie un aspetto significativo di tale attività ed anche condivisibile in via di principio , ma che è estraneo al tema qui in discussione posto che nel caso di specie si tratta di verificare non la natura dell’attività imprenditoriale svolta nell’esercizio dell’attività alberghiera ma, più semplicemente ed in concreto , se strutture edilizie con una determinata destinazione e con un correlato peso insediativo dal punto di vista del carico urbanistico dell’area interessata siano compatibili con la destinazione industriale ed artigianale dell’area; e) nello stesso ordine di idee non ha alcun peso che le attività ricettive alberghiere abbiano , evidentemente , dal punto di vista dell’attività economica svolta , un rilievo di interesse generale , perchè la questione è anche qui diversa : se, fermo l’interesse generale alla loro realizzazione, quelle attività possono essere localizzate in una determinata zona in ragione della struttura edilizia da realizzare e della dimensione del relativo carico urbanistico.
5-3) In altri termini il Comune di Milano ha effettuato una scelta di fondo ben precisa ( in particolare con l’articolo 27 , comma 1, lettera a) ) diretta a localizzare le attività ricettive nelle zone residenziali ordinarie che sono riservate, per il 75% delle superfici disponibili, ad interventi edilizi sia residenziali che di tipo alberghiero.
.Al contempo la disciplina urbanistica comunale ha escluso l’attività ricettiva da quelle zone residenziali caratterizzate da vincoli tipologici ben precisi ( articolo 28 delle NTA) ed ha parimenti escluso la localizzazione di alberghi in zone industriali o artigianali ( articoli 27 e 32) .
Infine è stato previsto un limitato inserimento delle strutture destinate alla ricettività alberghiera nelle zone terziario amministrative ( articolo 34 ).
Questo il quadro normativo di riferimento che , certo , può essere mutato ma solo con modifiche degli strumenti normativi che lo hanno così delineato.
5-4)Alla stregua delle considerazioni che precedono il ricorso di primo grado è accolto per quanto concerne l’impugnazione della DIA e della circolare qui richiamata.
6)Appaiono al Collegio fondate anche le censure svolte nel ricorso di primo grado ,non esaminate nella decisione appellata e dirette a porre in evidenza la illegittimità delle deliberazioni della Giunta Municipale n. 1490 del 4 giugno 2002 e n. 1547 del 9 giugno 2005.  Con tali deliberazioni ,essenzialmente, il Comune di Milano ha esteso la previsione della DIA convenzionata di cui all’ articolo 17 della legge regionale n. 51 del 1975 ( come modificato con l’articolo 5 della legge regionale n. 1 del 2001) alle zone A-A/B2 ,con la prima delibera , ed a tutte le zone B ,con la seconda , precisando altresì che tale procedimento era applicabile anche per la realizzazione di costruzioni anche nelle zone soggette a tutela ambientale. Gli interventi da realizzare in dette zone, in forza dell’articolo 50 , comma 3, delle NTA sono , invece , sottoposti alla previa adozione di un piano attuativo che ha la funzione di garantire il rispetto degli elementi tipici dell’ambiente, delle tipologie di edilizia minore nonché delle dimore agricole del paesaggio lombardo , assicurare il rispetto ed il ripristino del verde e del paesaggio naturale nonché di individuare e classificare gli edifici meritevoli di particolare tutela.  Anche in questo caso la modifica delle norme di tutela di salvaguardia ambientale del PRG non poteva che avvenire con la modifica delle norme stesse ( in particolare l’articolo 50 qui richiamato).
La previsione della predisposizione di un piano attuativo per lo sfruttamento edilizio di tali aree non può essere eliminata con deliberazioni della Giunta Municipale senza il ricorso alla speciale procedura prevista dagli articoli 2, lettera i) e 3 della legge 23 giugno 1997 n. 23 che regolano espressamente,nella regione Lombardia, l’adozione di varianti “ concernenti le modificazioni della normativa dello strumento urbanistico generale, dirette a specificare la normativa stessa”.
6-1) Da ciò consegue anche la illegittimità dell’eccesso di volumetria assentito con la DIA qui in esame.
Ed invero , si è applicato nella specie l’indice di utilizzo previsto nelle zone interessate da interventi edilizi semplici perché dotate dei servizi necessari o perché fortemente urbanizzate e senza necessità di previa adozione di piano attuativo , indice di 1,20 al mq .  Senonchè se l’intervento in questione è stato autorizzato con DIA convenzionata , vale a dire con uno strumento alternativo non solo al permesso di costruire ma anche alla redazione di un piano attuativo, è evidente , per ragioni logiche prima che giuridiche, che l’indice di utilizzo edificatorio dell’area avrebbe dovuto essere quello proprio degli interventi sottoposti a previa adozione di piano attuativo , indice , come si è detto , inferiore a quello assentito nel caso di specie e pari a 0,80 mq .
7)Infine è utile ancora osservare che l’unico motivo di ricorso esaminato dal primo giudice , e ritenuto fondato con conseguente annullamento del diniego opposto dal Comune ai ricorrenti di un intervento in autotutela dell’Amministrazione comunale per rimuovere la DIA qui impugnata , è chiaramente fondato : i lavori della DIA sono iniziati il 2 luglio 2008 mentre solo il 20 ottobre 2008 il Comune ha chiesto una integrazione documentale alla Società perché esibisse , tra l’altro, la relazione di cui all’articolo 95 del Regolamento edilizio comunale concernente la regolare effettuazione della bonifica del sito con il che è , per fatti concludenti provenienti dalla stessa Amministrazione , dimostrato che il Comune di Milano riteneva non concluso il procedimento di formazione della DIA in questione presentata oltre un anno prima il 16 ottobre 2007.
Né hanno alcun valore le considerazioni difensive della Società secondo cui sarebbe possibile riaprire legittimamente il procedimento che porta ad una DIA onerosa a lavori iniziati ed in pendenza di giudizio sulla legittimità della stessa DIA.  8)Le considerazioni sin qui svolte assorbono gli altri profili di censura del ricorso di primo grado proposto dagli appellanti nell’appello n. 10341 / 2008 e costituiscono anche confutazione degli argomenti addotti dalla Società a sostegno sia dell’appello principale ( n. 534 / 2009) che dell’appello incidentale proposto dalla Società nel giudizio di cui all’appello n. 10341 / 2008.  9)Conclusivamente, previa riunione dei due appelli qui esaminati , l’appello n. 10341 / 2008 è accolto nei sensi di cui in motivazione , mentre è respinto l’appello incidentale proposto dalla Società nel medesimo giudizio; è,poi, respinto anche l’appello principale proposto dalla Società e contraddistinto dal n. 534 / 2009.  Sussistono , tuttavia, ragioni per la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale , sezione quarta, definitivamente pronunciando sui ricorsi in appello di cui in epigrafe , previa loro riunione , così statuisce: accoglie l’appello n. 10341 / 2008 e, per l’effetto , in riforma della sentenza appellata , accoglie il ricorso proposto in primo grado dagli attuali appellanti ed annulla gli atti impugnati in primo grado nei sensi di cui in motivazione ; rigetta l’appello incidentale proposto dalla Società ;
2)  rigetta l’appello n. 534 / 2009 .
Spese dei due gradi di giudizio integralmente compensate tra le parti
.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 luglio 2009 con l’intervento dei Signori:
Gaetano Trotta, Presidente
Giuseppe Romeo, Consigliere
Goffredo Zaccardi, Consigliere, Estensore
Anna Leoni, Consigliere
Bruno Mollica, Consigliere
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Il Segretario
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 13/01/2010
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
Il Dirigente della Sezione

 



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