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24/11/2017 12:24
Home Articoli ENERGIA Linee-guida per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili: una inderogabile necessita` (note a margine di Corte Cost. 6 novembre 2009 n. 282) (Seconda parte)

Linee-guida per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili: una inderogabile necessita` (note a margine di Corte Cost. 6 novembre 2009 n. 282) (Seconda parte)

G. De Stefano (Approfondimento 11/1/2010) Documento senza titolo

Leggi la prima parte

La Corte osserva come l’art. 12, comma 4, del citato D.Lgs. n. 387/2003, fissando in centottanta giorni il termine per la conclusione del procedimento autorizzatorio della installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, non consente deroghe di matrice alcuna, costituendo un principio fondamentale vincolante anche per il legislatore regionale.
Dalle parole dei giudici costituzionali – i quali, sul punto, richiamano la precedente pronuncia n. 364 del 2006 della Corte medesima –nonché dal contesto normativo in cui il citato comma 4 si inserisce, deve conseguentemente inferirsi il termine di centottanta giorni costituisce un termine necessariamente è perentorio (potendosi, la perentorietà di un termine, non solo desumere da una espressa disposizione di legge, ricavare implicitamente dal contesto nel quale il termine medesimo è inserito, dalla ratio legis, dallo scopo che tramite il termine si persegue e dalla funzione cui lo stesso adempie, nonché dalle specifiche esigenze di rilievo pubblico che lo svolgimento di un determinato adempimento entro un prefissato arco temporale è inteso a soddisfare: sul punto si veda, fra le altre, Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 26.10.2006 n. 6412 (1)).

Incidere, in qualsiasi modo o maniera, su tale termine - come, secondo la Corte Costituzionale, ha fatto la Regione Molise con le disposizioni censurate – significa violare il disposto dell`articolo 117, comma 3, della Costituzione, in quanto in contrasto con il principio fondamentale di cui all`articolo 12, comma 4, del richiamato D.Lgs. n. 387/2003.
Ne consegue, secondo i giudici, che non può ritenersi consentito, alla legislazione regionale, di subordinare il rilascio di ogni autorizzazione in materia di installazione di impianti eolici e fotovoltaici alla previa adozione degli “obiettivi indicativi regionali” di cui all`articolo 10 dello stesso decreto n. 387, non essendo né, da un lato, tale subordinazione contemplata dalla normativa statale in materia di conclusione del procedimento autorizzatorio, né, dall`altro, essendo previsto un termine entro il quale l` adozione degli obiettivi debba essere contenuto.
Anche sotto questo aspetto, la Conferenza unificata fra Stato, Regioni ed Autonomie Locali potrebbe costituire l`ideale sede di concertazione per la ripartizione, fra le Regioni, degli obiettivi indicativi nazionali di consumo di elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili e per la susseguente adozione, da parte delle stesse Regioni, delle misure atte a promuovere l`aumento del consumo di elettricità da fonti rinnovabili nei rispettivi territori, aggiuntive rispetto a quelle nazionali.

Corre, infine, l’obbligo di segnalare come la pronuncia della Corte in commento rivesta notevole importanza anche là dove ribadisce un fondamentale principio che viene espresso nelle norme, ma e le cui implicazioni non sembrano del tutto chiare alle Amministrazioni interessate: non possono essere stabilite misure di compensazioni a favore delle Regioni e delle Province eventualmente delegate.

Ed infatti, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 383 del 2005, con la quale è stata dichiarata l`illegittimità costituzionale dell`articolo 1, comma 4, lettera f), della legge n. 239 del 2004 nella parte in cui escludeva che il legislatore regionale potesse prevedere misure di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale in caso di impianti alimentati da fonti rinnovabili, è stata estesa anche alle Regioni la facoltà di introdurre misure di compensazione nella disciplina delle fonti rinnovabili di energia, a condizione, però, che i beneficiari delle predette misure non fossero né le Regioni, né le Province.

Si badi, quindi, che il divieto di introdurre misure compensative non è più assoluto ma, come si evince dalla lettera della legge, è rivolto a indirizzare altrove (in primis, ai Comuni) le eventuali misure compensative e di riequilibrio territoriale e ambientale, sempreché ciò sia indotto da esigenze connesse agli indirizzi strategici nazionali che richiedano necessità di concentrare in determinati territori attività, impianti e infrastrutture ad elevato impatto territoriale.

Questa ultima precisazione, pur affidando alla discrezionalità dell’operatore la individuazione delle ragioni che consentano di comprendere cosa sia, nel concreto, una concentrazione tale da richiedere l’applicazione delle previste misure, può servire tuttavia a limitare al massimo possibili contestazioni e/o contenziosi laddove essa risponda al bilanciamento tra le esigenze, sempre più crescenti, di produzione di energia e gli interessi, singoli e diffusi, coinvolti nel processo localizzativo. Un non impossibile compromesso fra l’autorità (energetica) e le proprietà, come autorizza a dire la sentenza in esame.

Note

(1) Al riguardo, sia consentito di evidenziare che, ai sensi dell`articolo 2 della legge n. 241/1990, tutti i procedimenti amministrativi di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali (ivi inclusi quelli autorizzatori), per i quali non sia previsto un termine ad hoc, devono concludersi entro il termine perentorio di trenta giorni. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per la semplificazione normativa, sono individuati i termini, non superiori a novanta giorni, entro i quali devono concludersi i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali. Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di propria competenza. La norma, però, fa salva la possibilità che, nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilità dei tempi sotto il profilo dell’organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento, siano indispensabili termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i decreti di cui al comma 3 siano adottati su proposta anche dei Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per la semplificazione normativa e previa deliberazione del Consiglio dei ministri. I termini ivi previsti non possono comunque superare i centottanta giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti l’immigrazione.
Anche alla luce della ricostruzione normativa illustrata, pertanto, deve concludersi nel senso che il termine di centottanta giorni previsto, per il procedimento autorizzatorio degli impainti di produzione di energia da fonti rinnovabili, ai sensi del comma 4 dell`articolo 12 del D. Lgs. n. 387/2003 , sia  da considerarsi come assolutamente perentorio.

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