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21/11/2017 03:44
Home Articoli LAVORI PUBBLICI Lavori pubblici: occupazione del suolo

Lavori pubblici: occupazione del suolo

Ufficio Tecnico 7-8/2009 - Documento senza titolo

QUESITO

Premesso: che l’art. 21 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada) stabilisce che senza preventiva autorizzazione o concessione della competente autorità di cui all’articolo 26 è vietato eseguire opere o depositi e aprire cantieri stradali, anche temporanei, sulle strade e loro pertinenze, nonché sulle relative fasce di rispetto e sulle aree di visibilità; che l’art. 27 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 185 stabilisce:
“1. Le domande dirette a conseguire le concessioni e le autorizzazioni di cui al presente titolo, se interessano strade o autostrade statali, sono presentate al competente ufficio dell’Anas e, in caso di strade in concessione, all’ente concessionario che prevede a trasmetterle con il proprio parere al competente ufficio dell’Anas, ove le convenzioni di concessione non consentono al concessionario di adottare il relativo provvedimento.
2. Le domande rivolte a conseguire i provvedimenti di cui al comma 1 interessanti strade non statali sono presentate all’ente proprietario della strada”.
Ciò premesso si espone quanto segue:
Questo comune per la esecuzione di lavori di manutenzione delle proprie strade, quando deve ricorrere a ditte esterne, provvede ad emettere atti di affidamento lavori alle ditte interessate seguendo la normativa del codice dei contratti pubblici (d.lgs. 163/2006) e del locale regolamento dei lavori in economia che in alcuni casi, per lavorazioni di piccoli importo (fi no a 5.000 euro), non prevede particolari procedure autorizzative.
Negli ultimi tempi, la locale polizia municipale mi sta contestando il fatto che le ditte che lavorano su strade, anche se autorizzate ai sensi codice dei contratti pubblici (d.lgs. 163/2006) e del locale regolamento dei lavori in economia che per lavorazioni di piccoli importi non prevede particolari procedure autorizzative, devono comunque essere munite anche di autorizzazione ai sensi del codice della strada.
Il sottoscritto non si trova d’accordo con l’orientamento adottato dalla polizia municipale per i seguenti motivi:
A) Da una attenta lettura del codice della strada (artt. 26 e 27) si evince che l’autorizzazione deve essere richiesta da quei soggetti che intendono eseguire lavori su strade e che non sono enti proprietari delle strade medesime, (concetto condivisibile in quanto l’ente proprietario deve essere sempre a conoscenza di ciò che avviene sulla propria strada) ma quando il comune affida i lavori ad una ditta ai sensi del codice dei contratti o del regolamento lavori in economia, a parere del sottoscritto, non deve aggiungere altre autorizzazioni, in quanto è lo stesso comune che esegue i lavori sulle proprie strade, come quando esegue i lavori quotidiani di manutenzione con il proprio personale.
B) Il codice dei contratti pubblici ed il regolamento dei lavori in economia ha semplificato le procedure, specialmente per l’affidamento di piccoli lavori, che sono numerosi ed a volte imprevedibili ed urgenti interventi, che come nel caso di questo comune devono continuamente essere affidati a ditte esterne.
Dovere emettere ulteriori atti autorizzativi per eseguire lavori sulle proprie strade, a parere del sottoscritto, non ha alcun senso, tenuto conto anche che la tendenza è quella della semplificazione burocratica.
Il sottoscritto, alla luce di quanto esposto, pone il seguente quesito:
Il comune, che ai sensi del d.lgs. 163/2006 o del locale regolamento lavori in economia, affida a ditte esterne i lavori che interessano le strade comunale, deve anche rilasciare l’autorizzazione ai senso del codice della strada?”.

RISPOSTA

Al fine di dare risposta al quesito sopra riportato appare necessario fare riferimento al rapporto che lega l’ente che affida un appalto pubblico al soggetto privato che viene individuato quale appaltatore e che si occuperà di eseguire l’intervento affidato. A tal riguardo, può essere utile fare riferimento ad alcune sentenze emesse dalla Corte di Cassazione in materia di esenzione dell’appaltatore privato che esegue un’opera pubblica dall’imposizione della Tosap (Tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubblici). Infatti, come affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 7197 del 2000, occorre evidenziare che nell’ipotesi di opera pubblica appaltata dallo Stato – la cui esecuzione comporti l’occupazione, anche di demanio comunale o provinciale – l’occupazione medesima deve considerarsi sempre “effettuata dallo Stato”.
Infatti è chiaro che l’esecuzione dell’opera - quale adempimento dell’obbligo contrattuale – è compiuta dall’appaltatore “per conto dello Stato”, essendo l’appaltatore il mezzo esecutivo che lo Stato, ovvero altro ente pubblico o territoriale, utilizza per svolgere lavori necessari al soddisfacimento dell’interesse pubblico. A dimostrazione di ciò alcuni evidenziano come l’ente committente, mediante l’attuazione della c.d. “consegna dei lavori” all’appaltatore, effettivamente, non faccia altro che dare inizio all’occcupazione delle aree per il conseguente avvio delle attività esecutive, dimostrando di essere esso stesso il “titolare” di tali attività.
In tal senso, appare evidente che se un comune affida ad una ditta privata l’esecuzione di lavori sulle proprie strade, al fine di garantirne la funzionalità e la sicurezza, si può sostenere che la ditta privata operi quale manus del comune stesso che la utilizza per eseguire lavori di propria competenza.
Sotto tale profilo, l’autorizzazione che gli articoli 26 e 27 del codice della strada prevedono debba essere richiesta all’ente proprietario della strada da chi deve eseguire opere o depositi e aprire cantieri stradali, anche temporanei, sulle strade e loro pertinenze, non può che essere superflua quando lo stesso ente che dovrebbe concederla è quello che ha affidato i lavori per i quali l’apertura del cantiere è necessaria.
Il fondamento che rende applicabile l’esenzione in questione deve essere rinvenuto nella circostanza che l’attività per la quale viene occupato il sedime stradale, realizzata in esecuzione dell’obbligo contrattuale, è svolta dall’appaltatore per conto del comune al quale deve farsi, quindi, risalire la titolarità dell’occupazione e dell’attività esecutiva.  Tale posizione viene ancor più in evidenza quando si pensa che l’autorizzazione di cui ai sopra riportati articoli del codice stradale stabilisce anche la somma dovuta per l’occupazione, tenendo conto, tra gli altri elementi, del “vantaggio che l’utente ne ricava”, cosa che appare assolutamente non confacente all’ipotesi di occupazione della sede stradale da parte di un’impresa volta all’esecuzione di lavori affidati dallo stesso ente proprietario della strada.  Ciò posto, vale tuttavia evidenziare che la formalità della richiesta di autorizzazione anche nei casi descritti, pur non obbligatoria, potrebbe essere opportuna – ed è stata a volte adottata a scopi cautelativi sia pure in comuni molto grandi – ma solo al fine di consentire all’uffi cio preposto alla concessione delle autorizzazioni di verificare che nello stesso momento non vi sia una sovrapposizione, nella stessa strada o area urbana, di lavori pubblici e privati tale da recare eccessivo ostacolo alla pubblica fruibilità delle strade.

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