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24/11/2017 02:59
Home Articoli AMBIENTE Edilizia e urbanistica - Nulla osta paesaggistico - Annullamento da parte della Soprintendenza - Preavviso di rigetto

Edilizia e urbanistica - Nulla osta paesaggistico - Annullamento da parte della Soprintendenza - Preavviso di rigetto

Tribunale Amministrativo Regionale Puglia Lecce sez.I 3/7/2009 n. 1766 - Documento senza titolo

L’annullamento operato da parte della soprintendenza del nulla osta paesaggistico non può essere considerato come conclusione negativa di un complesso iter-procedimentale, quanto piuttosto una fase ulteriore ovvero di secondo grado che non costituisce la reiezione di un’istanza di parte, oggetto della disciplina.

 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Prima
ha pronunciato la presente

SENTENZA

Sul ricorso numero di registro generale 370 del 2008, proposto da:
Del Giudice Gaetano, rappresentato e difeso dall`avv. Donato Antonucci, con domicilio eletto presso Gabriele Rampino in Lecce, via Trinchese,63;
contro
Comune di Fasano;
Regione Puglia - Bari;
Ministero Per i Beni e le Attività Culturali, e la Soprintendenza per i Beni Architettonici Prov. Lecce Brindisi Taranto, rappresentati e difesi dall`Avvocatura Distrettuale, domiciliata per legge in Lecce, via F.Rubichi 23;
per l`annullamento
del provvedimento del Comune di Fasano prot. n. 44773 del 27/12/2007, di “diniego al rilascio della concessione di condono edilizio per la sanatoria di ampliamento ed opere ex novo a fabbricato esistente, sito in agro di Fasano alla C.da Carbonelli in Catasto al fg. 106 p.lla 33 sub 1”;
del decreto prot. 11438 del 24/10/2007 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto con è stata annullata l`autorizzazione paesaggistica;

Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l`atto di costituzione in giudizio di Ministero Per i Beni e Le Attivita` Culturali;
Visto l`atto di costituzione in giudizio di Sopr Beni Architettonici Prov. Lecce Brindisi Taranto;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 06/05/2009 il ref. Claudia Lattanzi e uditi l’avv. Cormio, in delega dell’avv. Antonucci, per il ricorrente e l’avv. Roberti per l’Avvocatura dello Stato;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO

Il ricorrente, proprietario di un immobile sito nel Comune di Fasano, in data 31 gennaio 2004 ha presentato al Comune la dichiarazione di interesse alla sanatoria ex art. 1 L.R.. 23 dicembre 2003 n. 28.

Con successiva istanza del 26 marzo 2004 ha depositato la documentazione necessaria, tra cui le attestazioni di versamento della prima rata dell’oblazione, della maggiorazione del 10% dell’oblazione prevista dall’art. 3 L.R. 28/2003, degli oneri concessori, le dichiarazioni sostitutive del proprietario e del tecnico incaricato e l’attestazione di avvenuta dichiarazione in catasto.

Il ricorrente ha poi trasmesso al Comune le attestazioni relative alla seconda e terza rata dell’oblazione e degli oneri concessori nonché la denuncia di variazione a far data dal 2004 ai fini del pagamento ICI e TARSU e, infine, ha presentato istanza per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica ex art. 5.01 del PUUT della Regione Puglia.

Il Comune ha quindi rilasciato l’autorizzazione paesaggistica n. 79 del 16 agosto 2007, provvedendo poi a trasmetterla alla Soprintendenza e per conoscenza al ricorrente.

In data 24 ottobre 2007 la Soprintendenza, con provvedimento n. 11438, ha annullato l’autorizzazione paesaggistica; provvedimento poi notificato al Comune ricorrente, in data 27 dicembre 2007, unitamente al diniego di condono.

Entrambi i provvedimenti sono stati impugnati con il presente ricorso per i seguenti motivi: 1. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 32, commi 25, 26, 27 e 37 del D.L. 269/2003, convertito in legge dalla L. 326/2003; dell’art. 32, comma 1, L. 47/1985; dell’art. 2 L.R. 28/2003; degli artt. 1, 2, 3, 7, 10 bis, 20 e 21 nonies, L. 241/1990. Violazione degli artt. 3, 42 e 97 Cost. Eccesso di potere per errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto, disparità di trattamento; contraddittorietà con precedenti determinazioni, carenza e contraddittorietà della motivazione; manifesta ingiustizia. 2. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 32, commi 25, 26 e 27 D.L. 269/2003; degli artt. 1, 2, 3, 7, 10 bis, 20 e 21 nonies, L. 241/1990; dell’art.. 1 L.R. 8/1995; degli artt. 3, 42 e 97 Cost. Violazione dei principi in tema di riesame di autorizzazioni paesaggistiche di cui all’art. 159 d.lgs. 42/2004, alla L.R. 8/1995 ed all’art. 5.01 delle NTA del PUUT/P. Incompetenza. Eccesso di potere per errata valutazione dei presupposti di fatto e diritto, disparità di trattamento; carenza e contraddittorietà della motivazione; manifesta ingiustizia.

Nella pubblica udienza del 6 maggio 2009 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è infondato.

1. La Soprintendenza ha motivato il proprio diniego rilevando che “in base al combinato disposto dei commi 26 e 27 dell’art. 32 della L. 362/2003, sono suscettibili di sanatoria edilizia, in riferimento alle opere realizzate in zone vincolate, esclusivamente le tipologie di illecito di cui ai nr. 4-5-6- dell’allegato A alla citata legge n. 362/2003, in quanto limitata alle sole opere di restauro e risanamento conservativo o di manutenzione straordinaria su immobili già esistenti ….” e che nel caso in esame l’illecito edilizio realizzato dal ricorrente non rientra tra le ipotesi citate.

Il ricorrente ha chiesto la sanatoria di nuove costruzioni, e quindi di opere ricomprese nell’allegato A nn. 1, 2 e 3 della L. 362/2003, in zona sottoposta a vincolo e come tali insuscettibili di sanatoria, mentre la citata legge ha stabilito che sono suscettibili di sanatoria solo le opere di restauro e risanamento conservativo o di manutenzione straordinaria di immobili esistenti, e non anche, quindi, le nuove costruzioni.

Ciò posto, non può essere condivisa la tesi della difesa ricorrente, secondo la quale l’art. 32 comma 26 della L. 362/2003 consente, in aree soggette a vincolo, la sanatoria anche degli interventi riconducibili ai nn. 1, 2 e 3 dell’allegato A, qualora questi vengano ritenuti compatibili con il vincolo stesso.

Proprio la lettura della sentenza della Corte costituzionale, richiamata dalla stessa difesa della ricorrente, porta a ritenere la legittimità di questa legge e del conseguente divieto di sanatoria costruzioni nuove in aree soggette a vincolo. Infatti, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 32 comma 26 “nella parte in cui non prevede che la legge regionale possa determinare la possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità di sanatoria di tutte le tipologie di abuso edilizio di cui all’allegato 1 del d.l. n. 269 del 2003” rilevando come la legge nazionale non può comprimere l’autonomia regionale nella definizione della parte di disciplina che riguarda la c.d. sanatoria amministrativa e che quindi spetta alle singole regioni stabilire entro quali modi sia possibile effettuare la sanatoria.

Nel caso in esame, la Regione Puglia ha stabilito, con l’art. 2 della L.R. 28/2003, emanata in attuazione del D.L. 269/2003 (L. 362/2003), che “fermo restando il disposto dell’articolo 32, comma 26, del d.l. n. 269/2003, per i numeri da 1 a 3 dell’allegato 1 ……. sono suscettibili di sanatoria le tipologie di illecito di cui ai nn. 4, 5 e 6 dell’allegato 1 al d.l. 269/2003”.

Pertanto, è dalla stessa legge regionale che risulta essere esclusa la possibilità di sanatoria delle nuove costruzioni e quindi di opere ricomprese nell’allegato 1 nn. 1, 2 e 3 del D.L.. 269/2003, in zona sottoposta a vincolo.

Il provvedimento della Soprintendenza n. 11438/2007 è quindi legittimo.

2. Il ricorrente deduce poi l’illegittimità del provvedimento della Soprintendenza per violazione dell’art. 10 bis L. 241/1990.

Anche questo motivo è infondato.

Come più volte precisato da questo Tribunale, l’annullamento operato da parte della Soprintendenza del nulla osta paesaggistico non può essere considerato quale conclusione negativa di un complesso iter-procedimentale, quanto piuttosto una fase ulteriore ovvero di secondo grado che non costituisce la reiezione di un’istanza di parte, oggetto della disciplina di cui all’art. 10 bis (cfr. TAR Lecce, n. 125/2009).

3. Dalla dichiarata legittimità del provvedimento della Soprintendenza discende la legittimità anche del diniego di condono.

Deduce il ricorrente, in relazione al diniego di condono, che questo sarebbe illegittimo in quanto tardivo; il Comune si sarebbe pronunciato oltre i ventiquattro mesi previsti dall’art. 32 citato, comma 35.

In realtà, la norma richiamata dal ricorrente censura l’inerzia dell’amministrazione, mentre nel caso in esame l’amministrazione si è pronunciata nei termini avendo trasmesso gli atti alla Soprintendenza in data 16 agosto 208, e quindi prima del termine di ventiquattro mesi.

Inoltre, il comma 43 del citato art. 32, nel modificare l’art. 29 L. 47/1985, stabilisce che “ ….. il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso”, ritenendo quindi che il provvedimento di sanatoria non si può ritenere perfezionato sino a quando non si sia pronunciata l’amministrazione preposta a tutela del vincolo.

4. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia – Lecce, Prima Sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso 370/2008, lo respinge.

Condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio che liquida in € 2.500,00 oltre IVA e CAP.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 06/05/2009 con l`intervento dei Magistrati:

 

Aldo Ravalli, Presidente

Carlo Dibello, Referendario

Claudia Lattanzi, Referendario, Estensore

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