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18/11/2017 02:05
Home Articoli SICUREZZA Sicurezza e appalti dopo la L.123/2007. Ma è davvero tutto chiaro?

Sicurezza e appalti dopo la L.123/2007. Ma è davvero tutto chiaro?

I. SICUREZZA E APPALTI. LA L.123/2007, LE CIRCOLARI INTERPRETATIVE, LA BOZZA DEL DECRETO LEGISLATIVO. LO STATO DELL’ARTE.
Pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n.185 del 10 agosto 2007, la L. n. 123 del 3 agosto 2007 reca “Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto della riforma della normativa in materia”.

I gravi fatti di cronaca degli ultimi tempi, afferenti le sempre più numerose morti sui luoghi di lavoro, hanno contribuito ad una rinnovata sensibilità del Legislatore che è dunque intervenuto sul tema specifico della normativa sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro
L’approvata L. n. 123/2007 consta di 12 articoli; l’articolo 1 reca la delega al Governo ad adottare, entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro; gli articoli dal 2 al 12, diversamente, contengono misure di diretta applicazione (in vigore dal 25 agosto 2007), alcune delle quali inerenti il comparto degli appalti.
Tra gli indirizzi contenuti nell’art.1 L. n.123/2007, cui il Governo dovrebbe attenersi ai fini della emanazione dei decreti legislativi, il co.2, lett.s), prevede espressamente una revisione della normativa in materia di appalti, attraverso la previsione di misure volte a:
1. migliorare l’efficacia della responsabilità solidale tra appaltante ed appaltatore ed il coordinamento degli interventi di prevenzione dei rischi, con particolare riferimento ai subappalti, attraverso meccanismi che consentano di valutare l’idoneità tecnico-professionale delle imprese pubbliche e private, considerando il rispetto della normativa in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavori elemento vincolante per la partecipazione alle gare di appalto e per i subappalti;
2. garantire che il criterio di aggiudicazione al massimo ribasso negli appalti pubblici non determini la diminuzione del livello di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori;
3. modificare la disciplina del D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici relativo a lavori, servizi e forniture) prevedendo che i costi della sicurezza debbano essere specificatamente indicati nei bandi di gara e risultare congrui rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi e delle forniture oggetto di appalto.
Tra le misure immediatamente operative, si evidenziano, invece, tra quelle afferenti la materia appalti:
• L’art.3, che prevede, tra gli altri, la modifica dell’art.7 del D.Lgs. n.626/1994,
• L’art.8, che provvede a novellare l’art.86 del D.Lgs. n.163/2006 .
Saranno proprio queste due importanti modifiche l’oggetto della nostra trattazione; ovvero,l’introduzione del DUVRI – documento unico di valutazione dei rischi, di cui al novellato art.7 D.Lgs. n.626/1994, e i costi relativi alla sicurezza, in particolare negli appalti di servizi e forniture, come introdotti dalle modifiche di cui all’art.86 D.Lgs. n.163/2006. La L. n.123/2007, è, infatti, intervenuta sul tema degli appalti pubblici attraverso delle importanti modifiche, con ciò creando agli operatori problemi inerenti particolarmente il comparto dei servizi e delle forniture, non esistendo per questi settori una fonte normativa di riferimento come per i lavori, e dunque nessun riferimento che possa specificare come procedere a redigere il DUVRI e come valutare i costi della sicurezza.
Un breve cenno merita l’art.1, come sopra richiamato, per chiarire che il proposito “di migliorare l’efficacia della responsabilità solidale tra appaltante ed appaltatore” sembra volto ad operare una revisione in materia di appalti , con riferimento particolare agli ultimi interventi legislativi (si veda decreto Bersani, Legge finanziaria 2007) volti a garantire regolarità delle condizioni di lavoro e degli obblighi retributivi e contributivi negli appalti e subappalti; tale riforma sembra orientata a modificare gli effetti del regime solidaristico tra committente e subappaltatore come introdotto dalla Finanziaria 2007. In merito, poi, all’ulteriore previsione relativa agli appalti pubblici dell’obbligo di specificare nei bandi di gara i costi relativi alla sicurezza e di garantirne la congruità rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, servizi e forniture, tale criterio va letto congiuntamente all’art.8 della medesima legge 123/2007 – di contenuto analogo ma di portata immediatamente precettiva, con il quale si è proceduto alla modifica dell’art.86, co.3-bis del D.Lgs. n.163/2006
Detto ciò, l’entrata in vigore della L.123/2007 è stata accompagnata, fin da subito, da alcune circolari esplicative, la prima delle quali, la circolare prot. 0010797 del 22 agosto 2007 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, è intervenuta per fornire importanti chiarimenti sul provvedimento (che in questo sede non sarà oggetto di trattazione) di sospensione dell’attività imprenditoriale ex art.5 L. n.123/2007.
Una seconda circolare del 14 novembre 2007 n.24, sempre del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale, è intervenuta successivamente a chiarimento di alcuni aspetti controversi della precedente circolare, ed altresì per fornire precisazioni sulle norme di diretta attuazione della L. n.123/2007, in particolare attinenti i costi della sicurezza ed il documento unico di valutazione dei rischi da interferenza (di cui si dirà appresso).
Le modalità poco chiare di applicazione di alcune delle misure previste nella L.123/2007, hanno determinato, poi,interventi di carattere interpretativo (naturalmente non ufficiale) anche da parte delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, di unioni varie, al fine di poter essere di ausilio agli operatori del settore sulle modalità da adottare nella novellata materia, e ciò nelle more della pubblicazione del decreto legislativo in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavori ai sensi della L.123/2007.
Su quest’ultimo punto, continua il lavoro dei Ministeri del Lavoro e della Salute per definire il Testo Unico previsto dalla legge delega n. 123/2007, la cui bozza risulta essere ferma al Titolo I (ossia la parte generale), attualmente al vaglio delle parti sociali e Regioni. Si tratta naturalmente di un documento di lavoro,già visionabile, ma tuttora in corso di revisione soprattutto alla luce delle osservazioni che si immagina saranno prodotte. Per le ulteriori parti, di dettaglio e tecniche, sono al lavoro gli altri gruppi appositamente costituiti.

II. IL DOCUMENTO UNICO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI DA INTERFERENZA
Una delle principali novità in tema di appalti apportate dalla L.123/2007, attiene la modifica dell’art.7, D.Lgs. 626/1994, e l’introdotta previsione dell’obbligo di redigere il DUVRI – documento unico di valutazione dei rischi da interferenza.
Recita l’art.3, L. n.123/2007:
“1. Al decreto legislativo 19 settembre 1994, n.626, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) il co.3 dell’art.7 è sostituito dal seguente: “3. il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze. Tale documento è allegato al contratto d’appalto o d’opera. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi”;
b) all’art.7, dopo il comma 3-bis è aggiunto il seguente: “3-ter. Ferme restando le disposizioni in materia di salute e sicurezza del lavoro previste dalla disciplina vigente degli appalti pubblici, nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto, di cui agli articoli 1559, 1655 e 1656 del codice civile, devono essere specificatamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro A tali dati possono accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori di cui all’art.18 e le organizzazioni sindacali dei lavoratori.
….(omissis)…”.
Rilevanti appaiono le problematiche di carattere tecnico, conseguenti a questa nuova previsione normativa, volta a definire una metodologia per la valutazione dei rischi interferenti e per l’individuazione delle misure tese alla eliminazione di queste stesse interferenze.
La L.123/2007, con l’art.3, co.1, che qui si commenta, interviene sul D. Lgs.n. 626/94 ed in particolare sull’art.7, modificando il co.3 ed inserendo il co.3-ter.
Il punto a), co.1, dell’art.3 L.123/2007, va a novellare il co.3 dell’art.7, D.Lgs. n.626/94, già modificato dall’art.1, co.910, Legge Finanziaria 2007.
Fino ad ora era previsto che il datore di lavoro committente promuovesse “la cooperazione nell’attuazione delle misure di sicurezza dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto, e il coordinamento dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare i rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva”.
Tale disposizione viene ora integrata esplicitando le modalità per l’adempimento di tale obbligo, stabilendo che lo stesso datore di lavoro committente, proprio per eliminare queste possibili “interferenze”, debba elaborare un documento di valutazione dei rischi con il quale vengono indicate le misure adottate in proposito. Viene cioè introdotto un ulteriore adempimento formale inteso a dare veste documentale all’obbligo di promozione della cooperazione e del coordinamento (già previsto a carico del committente ex art.7, commi 2 e 3 D.Lgs. n.626/94 ).
Le attività in appalto già ante L.123/2007 imponevano al committente particolari doveri il cui spirito, anche se con qualche diversità nel dettato normativo, era lo stesso della legge 123. In merito ai rischi da interferenza, il committente, doveva e deve:
• Informare – sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui si opera e sulle misure di prevenzione adottate;
• Cooperare – ossia “operare insieme”, “contribuire a conseguire un fine”: cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto;
• Coordinare – ossia “organizzare insieme con un fine preordinato”: coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori.
La vera novità della l. n.123/2007 non è rappresentata, dunque, dall’obbligo di coordinamento e di cooperazione tra i datori di lavoro interessati all’opera, quanto invece dall’aver definito uno strumento per individuare, in modo preventivo e formale, misure di cooperazione e coordinamento. Il novellato art.7, d.Lgs.n. 626/94, prevede l’obbligo per il datore di lavoro committente (l’unico che può organizzare e promuovere le misure di controllo dei rischi interferenti), nell’ambito dell’affidamento di lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, di redigere un documento (che va sicuramente ad integrare il documento di valutazione dei rischi ex art. 4, co.2, D.Lgs. n.626/94), il quale dopo aver indicato i rischi interferenti tra le lavorazioni svolte da tutte le imprese presenti contemporaneamente sul cantiere durante l’esecuzione dei lavori appaltati, dichiari le misure da adottarsi per eliminare tali rischi. La L. n.123/2007 impone, dunque, in più rispetto all’obbligo di cooperazione e coordinamento, la redazione di questo documento.
La L.123/2007 specifica quanto già indicato all’art.7 del D.Lgs.n.626/1994 (al datore di lavoro si attribuivano compiti di coordinamento e di cooperazione) ed estende alcuni principi in tema di salute e sicurezza sui cantieri temporanei e mobili ex D.Lgs. n.494/1996 e DPR n.222/2003, al contratto d’opera e d’appalto.
Appare un evidente parallelismo tra il documento di valutazione dei rischi ex art.7 D.Lgs. n.626/94 , ed il piano di sicurezza e coordinamento ex D.Lgs. n.494/96. La distinzione tra le due normative attiene al campo di applicazione, poiché entrambe sono tese a gestire situazioni in cui più datori di lavoro concorrono a realizzare un’opera, attraverso un contratto d’appalto. Il nuovo documento di valutazione è strettamente connesso al PSC circa i principi ispiratori e le finalità da raggiungere.
E’ da ritenere che la prescritta indicazione nel DUVRI di misure adottate per “eliminare le interferenze” debba leggersi alla luce del principio generale di cui all’art.3 del D.Lgs.626/94 (Misure generali di tutela), in base al quale i rischi da interferenza, al pari di ogni altro rischio lavorativo,non possono che essere oggetto di “eliminazione in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico e, ove ciò non è possibile”, di “riduzione al minimo”.
Inoltre, il concetto di documento “unico” sembrerebbe voler tendere ad evitare che imprese operanti nello stesso luogo possano adottare misure non coerenti tra loro ai fini della eliminazione o della riduzione al minimo dei rischi da interferenza, e dunque evitare che i DVR dell’appaltatore e dell’appaltante individuino rischi diversi nella stessa ipotesi ed individuino soluzioni e procedure operative conflittuali.
La norma indica che il DUVRI è obbligatoriamente allegato al contratto d’appalto o d’opera. Ciò dovrebbe significare che un contratto d’appalto o d’opera privo di tale allegato è un contratto contra legem, sanzionabile per violazione del combinato disposto degli artt. 7, co.3 e 89, co.2 del D. Lgs. N.626/94 . Si ritiene che tale obbligo valga per tutti i contratti di appalto o d’opera stipulati dopo l’entrata in vigore della L.n.123/2007 e non anche per quelli stipulati prima. Peraltro il DUVRI relativo agli appalti successivi al 25 agosto 2007 non può non tener conto di eventuali interferenze con i rischi riferibili agli appalti già in esecuzione alla stessa data.
Si rammenta che il contratto d’appalto è definito dall’art.1655 c.c., mentre quello d’opera dall’art.2222 c.c. A titolo esemplificativo si possono ricondurre nel contratto d’appalto: i servizi mensa, i servizi di pulizia, di lavanderia…; nel contratto d’opera invece sono riconducibili gli interventi di riparazione artigianali su chiamata (es. elettricista, idraulico, falegname, imbianchino..).
Il DUVRI, poi, riguarda unicamente i rischi da interferenza tra le attività ed eventualmente i lavoratori del committente e chi presta l’attività come impresa o come singolo lavoratore autonomo, ma non si estende ai rischi specifici propri delle attività conferite esternamente, così come prevede espressamente l’ultimo comma della lett. a) dell’art.3, L. n. 123/2007. Resta, dunque, immutato l’obbligo per ciascuna impresa di valutare i rischi specifici inerenti la propria attività e di elaborare il proprio documento di valutazione dei rischi (DVR) e di provvedere ad attuare le misure di sicurezza per eliminare o ridurre al minimo tali rischi.
Attese le numerose incertezze determinate dalla emanazione della l. n.123/2007, la circolare n.24/2007 del Ministero del Lavoro è intervenuta per chiarire alcune delle modifiche al D.Lgs. n.626/1994 in tema di appalti, apparse di difficile lettura.
La circolare precisa che il novellato co.3 dell’art.7 D.Lgs.626/94 introduce a carico del datore di lavoro committente l’obbligo di elaborare un documento unico di valutazione relativo ai rischi scaturenti dalla “interferenza” delle lavorazioni, sancendo inoltre preventivamente una cooperazione e coordinamento tra datore di lavoro committente e appaltatore. Il documento, ribadisce la circolare, riguarda unicamente i rischi da interferenza, mentre per tutti gli altri rischi non riferibili alle interferenze resta l’obbligo per le imprese di redigere il proprio documento di valutazione dei rischi (DVR) e di provvedere all’attuazione delle misure necessarie per eliminare o ridurre al minimo i rischi specifici propri dell’attività svolta.
Tale documento rappresenta in sintesi la capacità del datore di lavoro di controllare i processi lavorativi che le imprese in appalto/subappalto realizzeranno all’interno del proprio sito produttivo, soprattutto quando questi generino delle sovrapposizioni rischiose tra le stesse.
L’obbligo di pianificazione di sicurezza va inteso per tutti gli appalti “interni” nei confronti di imprese o lavoratori autonomi (che svolgono ad es. attività di manutenzione,pulizia, etc.) , ma anche per tutti gli appalti “extraziendali” che risultano necessari tuttavia al fine della realizzazione del ciclo produttivo dell’opera o del servizio e non siano semplicemente preparatori o complementari della attività produttiva in senso stretto (cioè il datore di lavoro committente deve promuovere la cooperazione e il coordinamento tra i datori di lavoro delle imprese operanti in appalto presso la sua azienda o nel suo ciclo produttivo).
Sono invece da escludere le attività che pur rientrando nel ciclo produttivo aziendale, si svolgono in locali sottratti alla giuridica disponibilità del committente e quindi alla possibilità per lo stesso di svolgere nel medesimo ambiente gli adempimenti stabiliti per legge.
Altro importante chiarimento attiene la dinamicità del documento unico di valutazione dei rischi. Chiarisce la circolare che trattasi di documento “dinamico” e non statico, con ciò comportando che la valutazione effettuata prima dell’inizio dei lavori deve essere adeguata in caso di subappalti o forniture e pose in opera intervenuti successivamente oppure per intervenute modifiche di carattere tecnico, logistico o organizzativo ricadenti sulle modalità di realizzazione dell’opera o del servizio che dovessero verificarsi in corso d’opera. Dunque, la pianificazione di sicurezza effettuata prima dell’inizio dei lavori, deve essere aggiornata ogni qualvolta le modifiche avvenute in corso d’opera, e dunque successive alla redazione del progetto, portino alla necessità di rivalutare le possibili sovrapposizioni e interferenze delle imprese e delle lavorazioni. Praticamente, non basterà più redigere tale documento ad inizio lavori ma questo dovrà essere modificato tutte le volte che verranno apportate modifiche teoriche, organizzative o logistiche.
Configurandosi come strumento dinamico, il DUVRI, a seguito della stipula del contratto e dell’inizio dei lavori, deve essere implementato e adattato ad eventuali mutamenti dei rischi da interferenze determinatisi da variazioni intervenute in qualsiasi momento.
Sicuramente l’introduzione del concetto “dinamico” da parte della circolare 24/2007, porta a delle complicazioni: con la L.123/2007, che di fatto ha portato ad una modifica del D.Lgs. 626/94, si era specificato il concetto di cooperazione e coordinamento tra i diversi datori di lavoro coinvolti in un appalto (committente e appaltatore), e cioè l’obbligo per il committente di redigere un documento unico relativo ai rischi che possono scaturire da tutti i tipi di lavorazione. Ora invece, parlando di documento dinamico, viene introdotto l’obbligo di modifica ad ogni cambiamento tecnico, logistico o organizzativo che abbia una certa incidenza sul lavoro (es. se per lo scarico di materiali era stato previsto l’utilizzo del carrello meccanico e successivamente viene utilizzato un camion con la gru, se si vuole procedere alla movimentazione del carico dovrà essere modificato il documento di valutazione dei rischi).
Orbene,sulla base del quadro fin qui tracciato si potrebbe affermare che: Il DUVRI debba essere concordato con le imprese appaltatrici e/o con i singoli lavoratori autonomi; l’analisi delle interferenze debba precedere la stipula del contratto; l’elaborazione e l’allegazione del DUVRI debba precedere l’inizio dei lavori.
L’eliminazione o la riduzione dei rischi da interferenza sembra presupporre, intanto, una analisi dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, rischi da interferenza (e non rischi specifici), attività questa che il datore di lavoro committente potrà eseguire promuovendo una cooperazione per acquisire ogni utile informazione sulle attività e i rischi connessi con le attività degli appaltatori. Tale attività dovrebbe avvenire coerentemente con le misure generali, ex art.3 del D.Lgs. n.626/1994, di protezione della salute e sicurezza dei lavoratori. Al fine di poter individuare al meglio le possibile interferenze, fondamentale è la programmazione dei lavori, affinchè possano essere chiare tutte le attività da svolgersi, la durata delle varie fasi ed eventuali sovrapposizioni. L’evidenziazione di eventuali sovrapposizioni spaziali e temporali delle attività consentirebbe infatti di organizzare le attività anche al fine di eliminare tali sovrapposizioni ove possibili e dunque ridurre i rischi da interferenze. Infine operando una similitudine con l’art.7 DPR 222/03, possono individuarsi le specifiche “azioni e presidi di sicurezza” per eliminare i rischi da interferenza e successivamente quantificarli, così come avviene con il co.3, art.7 D.Lgs. n.494/96, ossia congrua e analitica.
La lett.b) dell’art.3 L.123/2007 introduce ex novo il co.3-ter all’art.7 del D.Lgs. n.626/2007, prevedendo che, ferme le disposizioni in tema di salute e sicurezza sul lavoro previste dalla disciplina degli appalti pubblici, in tutti i contratti di somministrazione, di appalto e subappalto, di cui agli artt. 1559, 1655 e 1656 del c.c., devono essere specificatamente indicati i costi relativi alla sicurezza sul lavoro.
Tuttavia per quel che qui interessa, si sottolinea che “le disposizioni in tema di salute e sicurezza sul lavoro previste dalla disciplina degli appalti pubblici” sono in realtà quelle previste dall’art.8 della stessa L.123/2007, che modifica l’art.86 del codice dei contratti pubblici.

III. COSTI DELLA SICUREZZA
L’art.8, L. n.123/2007 , interviene sulla congruità dei costi del lavoro e della sicurezza negli appalti pubblici, modificando l’art.86, co.3-bis del D.Lgs.163/2006 (aggiunto dal co.909, art.1, L. n.296/2006 - finanziaria 2007), ed introducendo il successivo co.3-ter.
“All’art.86 del codice dei contratti pubblici relativo a lavori, servizi e forniture, di cui al D.Lgs. n.163/2006 e successive modificazioni, il cui comma 3-bis è sostituito dai seguenti:
“3-bis. Nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell’anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture , gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificatamente indicato e risultare congruo rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture. …
3-ter. Il costo relativo alla sicurezza non può comunque essere soggetto a ribasso d’asta.”.
Giova premettere che la previsione del nuovo co.3-ter era già contenuta nel D.Lgs. n.163/2006 all’art.131, co.3, tuttavia riferita ai soli lavori nei cantieri temporanei e mobili. Invece, il novellato co.3-bis, riprende la previsione contenuta nell’unico articolo della L.327/2000 – abrogata dall’art.256 del D.Lgs. n.163/2006 -, riferita esclusivamente agli appalti di servizi e forniture, stante l’esistenza di una specifica disciplina in merito alla sicurezza nei cantieri temporanei e mobili e ai costi di questa sicurezza (disciplinata da: L. n.109/1994, D.Lgs. n.163/2006, D.Lgs. n.494/1996 e DPR n.222/2003)
La novella all’art.86 pone sicuramente non pochi interrogativi.
Tale disposizione comporta una profonda ed importante innovazione nei comparti dei servizi e delle forniture, prevedendo, così come già era per i lavori, la indicazione nei bandi di gara del costo relativo alla sicurezza e stabilendo, successivamente, nel nuovo co.3-ter, l’impossibilità che questo importo possa essere oggetto di ribasso d’asta.
La disciplina introdotta dal co.3-ter parrebbe prima facie di facile applicazione, tuttavia il co.4 del successivo art.87 D.Lgs. n.163/2006 prevede che “4. Non sono ammesse giustificazioni in relazione agli oneri di sicurezza in conformità all’art.131, nonché al piano di sicurezza e coordinamento di cui all’art.12, decreto legislativo 494/96 e alla relativa stima dei costi conforme all’art.7, DPR 222/2003” e poi aggiunge “nella valutazione dell’anomalia la stazione appaltante tiene conto dei costi relativi alla sicurezza che devono essere specificatamente indicati nell’offerta e risultare congrui rispetto all’entità e alle caratteristiche dei servizi e delle forniture”.
Dunque, il problema è: Il costo della sicurezza è non oggetto di offerta in sede di gara, come sembra derivare dal comma 3-ter, che esclude il ribasso, oppure è oggetto di offerta poiché lo stesso deve essere indicato in sede di offerta, compreso nella valutazione dell’anomalia e risultare congruo?
La norma è chiara nell’indicare che i costi della sicurezza vanno specificati, tuttavia è molto generica per quanto riguarda le modalità di individuazione dei costi e del loro computo ed appare dunque bisognevole di un regolamento che fornisca le necessarie precisazioni sull’argomento,così come avvenuto con il DPR n. 222/2003 per il D.Lgs. n. 494/1996.
Come già ricordato precedentemente la l. n.123/2007 fa riferimento ai costi della sicurezza sia al punto s) dell’art.1, e cioè tra i principi che il Legislatore ha indicato al Governo per la redazione del Testo Unico ed anche all’art.8, norma di operatività immediata, che comporta la modifica dell’art.86 del D.Lgs. n.163/2006.
Con l’entrata in vigore della L.123/2007 si ripropone anche per i comparti di servizi e forniture la diatriba già sorta per i costi della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili.
Ci si chiede se i costi della sicurezza da non assoggettare a ribasso, di cui al novellato art.86, siano solo quelli necessari ad eliminare o ridurre i rischi da interferenza o siano tutti i costi attinenti le misure di sicurezza e dunque anche quelli riguardanti i rischi specifici della propria attività.
Si auspica che l’emanando Testo Unico sulla sicurezza possa fornire chiarimenti utili sulle disposizioni di leggi in merito ai costi della sicurezza.
Tuttavia, alcune considerazioni possono essere fatte sulla base del tenore letterale della norma, e dell’interpretazione di tale norma in combinato con le altre disposizioni e le altre leggi già vigenti in tema di sicurezza.
Una prima ipotesi potrebbe essere quella di estendere per analogia la disciplina prevista dall’art.7 DPR n.222/2003. Utilizzando tale interpretazione sarebbero da escludere, e quindi da non considerare, i costi specifici propri dell’impresa appaltatrice. Sarebbero da considerarsi unicamente le spese per apprestamenti, per misure di cooperazione e coordinamento preventive e protettive; dunque unicamente i costi da interferenza, che sono la conseguenza del DUVRI, i costi per le misure di cooperazione e coordinamento, i costi che in quel contesto sono aggiuntivi rispetto ad una lavorazione normale.
Una seconda ipotesi è quella di considerare i costi totali a carico dell’appaltatore al fine di garantire la sicurezza nello svolgimento dell’appalto; tuttavia tale lettura appare fin da subito non giusta stante l’obbligatorietà per l’appaltatore di sostenere già in via generale costi per la sicurezza dovuti alla sua organizzazione e che dunque nulla hanno a che vedere con i costi legati unicamente all’attività che l’impresa va a svolgere all’interno dell’azienda, ciclo produttivo, unità produttiva.
Ad avviso dell’autore “il costo relativo alla sicurezza” dovrebbe individuarsi in quei costi riferiti proprio a quel lavoro, servizio o fornitura e non anche alla genericità dei costi necessari all’appaltatore che egli dovrà comunque sostenere per il solo fatto di essere impresa assoggettata a determinate norme sulla sicurezza del lavoro.
Una diversa lettura, porterebbe a considerare “costi per la sicurezza”, i costi di alcune forniture come ad esempio le calzature che incidono di fatto su tutto l’operare dell’azienda; diversamente, si ritiene siano da considerare “costi per la sicurezza” ad es. la predisposizione di apprestamenti specifici per quel lavoro, o la fornitura di specifici strumenti o abbigliamento o protezioni per proteggersi contro particolari situazioni presenti solo nell’azienda/ciclo produttivo/unità produttiva ove si interviene.
In chiusura si espone un problematica che potrebbe porsi, e conseguentemente essere fonte di contenzioso: è l’ipotesi in cui l’appaltante, atteso il disposto del novellato art.86 D.Lgs. n.163/2006, valutasse non congruo l’importo, in particolare in materia di spese della sicurezza, indicato dall’appaltatore. L’art.8 della L. n.123/2007, che modifica il succitato art.86, dispone che il partecipante alla gara deve indicare il costo, specifico e congruo, rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi e delle forniture, della spesa della sicurezza. All’appaltante spetta la verifica di ciò, e questi potrebbe anche non ritenere congruo l’importo indicato. Teoricamente, nell’ipotesi in cui non dovesse ritenere congrua la somma, l’appaltante potrebbe respingere un’offerta vincente per il sol motivo di non ritenere congruo l’importo, ma nella realtà la valutazione di congruità è giudizio soggettivo. Tale considerazione sulla norma fa ritenere che questa sarà portatrice di contenzioso.

di Giuseppe Larosa e Daniela Primiani
Consulenti U.N.I.T.E.L. (Unione Nazionale Italiana Tecnici Enti Locali)

 

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