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24/11/2017 19:40
Home Articoli PUBBLICO IMPIEGO Riforma pubblico impiego: varato il decreto legislativo

Riforma pubblico impiego: varato il decreto legislativo

C. Renna (La Gazzetta degli Enti Locali 22/5/2009) - Maggioli Editore

Con l’approvazione della legge n. 15 del 4 marzo 2009, avente oggetto “Delega al Governo finalizzata all`ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell`economia e del lavoro e alla Corte dei conti”, il Governo ha dato come noto avvio ad un processo di graduale riforma del pubblico impiego.
In attuazione di quanto recato con tale legge, è stato così varato dal Consiglio dei ministri, lo scorso 8 maggio, lo schema del decreto legislativo sulla riforma della Pubblica Amministrazione.
Punto centrale della proposta è la “valutazione”, intesa quale processo fondamentale per realizzare un significativo “passaggio dalla cultura dei mezzi (input) a quella dei risultati (output e outcome) al fine di produrre un tangibile miglioramento della performance delle amministrazioni pubbliche”, come si legge nella scheda di presentazione predisposta dal Governo.
Premiazione del merito, valutazione della performance, contrattazione collettiva, dirigenti, lealtà e disciplina: questi i temi principali affrontati dallo schema.
Si parla così di “nuova mentalità”, per recepire la quale è prevista la costituzione di un`apposita “Commissione per la valutazione e di Organi indipendenti di valutazione, nel quadro di un programma triennale per la trasparenza e l`integrità”.
L’obiettivo di interrompere la negativa abitudine di procedere alla distribuzione di incentivi a pioggia, di costruire percorsi di carriera fondati sul merito, di consentire ai dipendenti migliori l’accesso a percorsi di alta formazione, non costituiscono una novità ma certo necessitano di nuovo impulso onde dare concretezza a quelle che con evidenza non possono rimanere semplici dichiarazioni di principio.
Il cittadino-cliente, nelle intenzioni del legislatore, deve essere posto al centro di tutta l’attività di programmazione e conseguente gestione della pubblica amministrazione, nella massima trasparenza e con idonee forme di rendicontazione, chiare e dimostrabili.
Il dirigente, poi, deve evolvere come rappresentante del datore di lavoro pubblico, si noti bene, “identificato in modo ampio nei cittadini utenti e nei contribuenti”.
L’unica considerazione che si può legittimamente fare è se in realtà occorrano riforme o semplicemente non sia necessario dare attuazione a quanto già da tempo previsto dal sistema normativo vigente.
Valgano per tutte la lettura dell’art. 45 del d.lgs. 165/2001, per il quale:

“1. Il trattamento economico fondamentale ed accessorio è definito dai contratti collettivi.
2. Le amministrazioni pubbliche garantiscono ai propri dipendenti di cui all`articolo 2, comma 2, parità di trattamento contrattuale e comunque trattamenti non inferiori a quelli previsti dai rispettivi contratti collettivi.
3. I contratti collettivi definiscono, secondo criteri obiettivi di misurazione, trattamenti economici accessori collegati:
a) alla produttività individuale;
b) alla produttività collettiva tenendo conto dell`apporto di ciascun dipendente;
c) all`effettivo svolgimento di attività particolarmente disagiate obiettivamente ovvero pericolose o dannose per la salute. Compete ai dirigenti la valutazione dell`apporto partecipativo di ciascun dipendente, nell`àmbito di criteri obiettivi definiti dalla contrattazione collettiva.
4. I dirigenti sono responsabili dell`attribuzione dei trattamenti economici accessori”.

O ancora dell’art. 37 del C.c.n.l. 22.1.2004 per il personale non dirigente del Comparto regioni-autonomie locali, ai sensi del quale l’art. 18 del C.c.n.l. dell’1.4.1999 è sostituito dal seguente:

“1. La attribuzione dei compensi di cui all’art. 17, comma 2, lett. a) e h), è strettamente correlata ad effettivi incrementi della produttività e di miglioramento quali-quantitativo dei servizi da intendersi, per entrambi gli aspetti, come risultato aggiuntivo apprezzabile rispetto al risultato atteso dalla normale prestazione lavorativa.
2. I compensi destinati a incentivare la produttività e il miglioramento dei servizi devono essere corrisposti ai lavoratori interessati soltanto a conclusione del periodico processo di valutazione delle prestazioni e dei risultati nonché in base al livello di conseguimento degli obiettivi predefiniti nel Peg o negli analoghi strumenti di programmazione degli enti.
3. La valutazione delle prestazioni e dei risultati dei lavoratori spetta ai competenti dirigenti nel rispetto dei criteri e delle prescrizioni definiti dal sistema permanente di valutazione adottato nel rispetto del modello di relazioni sindacali previsto; il livello di conseguimento degli obiettivi è certificato dal servizio di controllo interno.
4. Non è consentita la attribuzione generalizzata dei compensi per produttività sulla base di automatismi comunque denominati”.

Norme eloquenti che non richiedono certo commenti.

Relazione illustrativa
Testo del decreto (1,7 mb)
Scheda di presentazione
Sintesi dei contenuti

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