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22/11/2017 19:29
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Autorizzazione impianto chimico

Ufficio Tecnico 1/2009 - Documento senza titolo

QUESITO


Nel Comune xxx dovrà essere realizzato un impianto chimico per la produzione di idrocarburi la cui previsione, come facilmente immaginabile, suscita allarme nella collettività.  Affinché l’amministrazione comunale possa avviare legittimamente l’iter autorizzatorio, è necessario conoscere quali normative ambientali devono rispettarsi affi nché il procedimento urbanistico ed edilizio si svolga correttamente.

RISPOSTA

Non vi è dubbio che l’enorme rilevanza di un impianto quale quello di cui al quesito posto richieda ad una amministrazione di esaminare e risolvere preliminarmente, rispetto ad ogni altra, la questione delle implicazioni ambientali connesse allo stesso impianto e che la nuova normativa del t.u. ambiente (d.lgs. 152/2006 come modifi cato dal d.lgs. 4/2008) ha ritenuto di puntualizzare compiutamente in rapporto alla procedura specifi ca per tali tipi di impianti (di cui al d.lgs. 59/2005, tuttora in vigore anche se parzialmente modifi cato dal citato d.lgs. 4/2008).  Si tratta di esaminare, cioè, se sia suffi ciente a tali fi ni ambientali ottenere la autorizzazione integrata ambientale (in appresso AIA) oppure occorrano altri provvedimenti del genere. Al riguardo occorre precisare, in via preliminare, che con l’emanazione della direttiva 96/91/Ce del 24 settembre 1996, la Comunità Europea ha inteso rafforzare la tutela dell’ambiente attraverso la previsione di un ulteriore atto autorizzatorio rispetto alle già esistenti valutazione di impatto ambientale (per brevità, VIA), nonché valutazione di incidenza (per brevità, VINCA). Poiché la dir. 96/91/ Ce non contiene una denominazione in particolare dell’atto in questione (qualifi candolo, infatti, genericamente come “autorizzazione”), lo stesso è stato allora denominato convenzionalmente Integrated Pollution Prevention and Control (IPPC), utilizzando l’espressione che, a rigore, non individua un atto autorizzatorio, bensì, al contrario, il nuovo riferimento di tutela ambientale che si è inteso perseguire attraverso l’emanazione dell’atto stesso. Tale espressione è adoperata anche dal legislatore italiano del d.lgs. 152/2006 (nella rubrica della Parte II).  Il controllo e la prevenzione dell’inquinamento vengono defi niti integrati al fi ne di garantire un adeguato coordinamento di tutte le autorità competenti coinvolte nella procedura di rilascio dell’IPPC (art. 7, direttiva citata).  Si segnala da ultimo che la direttiva 96/91/Ce è stata abrogata dall’art. 22 della direttiva 2002/01/Ce del 15 gennaio 2008 (in vigore dal 18 febbraio 2008), pertanto ogni riferimento agli articoli della dir. 96/91/Ce deve oggi intendersi effettuato alle disposizioni della nuova direttiva.  La direttiva 96/91/Ce è stata recepita in Italia dal d.lgs.  18 febbraio 2005, n. 59 il quale ricalca nella sostanza le medesime disposizioni di cui alla direttiva europea (segnatamente per quanto concerne gli obiettivi e le defi nizioni dei termini che ricorrono nel testo legislativo, nonché le attività individuate, introducendo la specifi ca defi nizione del provvedimento sopraindicata, vale a dire Autorizzazione Integrata Ambientale.
Ai fi ni del quesito in parola, corre l’obbligo di segnalare che gli artt. 5 e ss. del predetto decreto disciplinano l’iter procedurale (che potrebbe essere anche la Conferenza di Servizi) ai fi ni del rilascio dell’AIA e che autorità competenti all’emanazione del provvedimento autorizzatorio sono:
Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per gli impianti di competenza statale di cui all’allegato V (es. impianti di gassifi cazione e liquefazione di almeno 500 ton (Mg) al giorno di carbone).
Le regioni o le province autonome per le altre tipologie di impianti (anche potendo le stesse individuare altro soggetto competente in base alla loro autonomia).  Non può, però, sottacersi che, anche a seguito delle soprarichiamate modifi che introdotte al t.u. ambiente sia necessario esaminare i rapporti tra l’autorizzazione AIA di cui trattasi e gli altri provvedimenti ambientali in precedenza citati (vale a dire, VIA e VINCA). Sul piano giuridico il provvedimento in parola è nettamente distinto da quelli di VIA, VAS e VINCA, diversi essendo i campi applicativi di ciascun atto, così come regolamentati dalle rispettive normative. Ciò posto, peraltro, deve segnalarsi come l’art.  10, comma 1 del d.lgs. 152/2006 e s.m.i., con l’evidente fi nalità di semplifi cazione del procedimento amministrativo, dispone che il provvedimento di VIA si sostituisca a quello di AIA per tutti quei progetti di competenza statale che ricadano nel campo di applicazione dell’allegato V del d.lgs. 59/2005 (tra i quali, a quanto è dato evincere, sembrerebbe rientrare quello di cui al presente quesito).  In tal caso, in sede di istruttoria lo studio di impatto ambientale e gli elaborati progettuali conterranno anche quelle informazioni che, a mente dell’art. 5, d.lgs. 59/2005, sono normalmente inseriti all’interno della richiesta di rilascio AIA, mentre il provvedimento di VIA conterrà anche le indicazioni di cui agli artt. 7 e 8 del decreto AIA (ad es.  i valori di emissione fi ssati per ciascuna sostanza inquinante).  In ogni caso si rileva la persistente differente natura dei due provvedimenti, poiché, infatti, se l’AIA incide sugli aspetti gestionali di un impianto, la VIA, al contrario, interviene sotto il profi lo squisitamente localizzativo e strutturale (in questi termini, si veda in giurisprudenza, T.A.R.  Emilia Romagna, sez. I, 26 novembre 2007, n. 3365, ma anche, per certi versi, T.A.R. Puglia, Lecce, 21 febbraio 2008, n. 557).
Nei termini suindicati si possono delineare le procedure ambientali delle quali l’amministrazione dovrà tenere conto prima di affrontare le specifi che problematiche urbanistiche di pertinenza (che, per le opere statali, si risolvono in un atto dell’amministrazione comunale – cioè consiglio comunale – di valenza, però, solo consultiva).

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